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John Horgan

Traduttore: T. Cannillo
Editore: Adelphi
Anno edizione: 1998
Pagine: 456 p.
  • EAN: 9788845914102

recensioni di Vinassa de Regny, E. L'Indice del 1999, n. 03

Era inevitabile che, dopo la storia, qualcuno facesse finire anche la scienza. Il compito tocca a John Horgan, che – seguendo una moda assai diffusa tra i giornalisti scientifici americani – sviluppa questa tesi attraverso una serie di interviste-ritratto di scienziati famosi e di moda, aggiungendoci però le sue convinzioni sull’argomento, peraltro esplicitamente dichiarate "polemiche e personali". Il presupposto di Horgan è che se si crede nella scienza ("la scienza nella sua dimensione più pura e nobile, l’aspirazione primordiale a comprendere l’universo e il nostro posto al suo interno") si deve accettare la possibilità che l’era delle grandi scoperte scientifiche sia finita, perché "le future ricerche potrebbero non portare più a grandi rivelazioni o rivoluzioni, ma soltanto a progressi graduali sempre più modesti". Questo presupposto rasenta l’ovvio, perché il ruolo della scienza (e degli scienziati) non è quello di cercare la Verità bensì quello di cercare di spiegare sempre meglio "come va il mondo". Ma è anche infondato perché già all’inizio di questo secolo sembrava che la scienza non avesse più niente da dire; poi vennero Planck, Einstein ecc. ecc., e tutto ricominciò da capo. Le minacce alla ricerca scientifica indubbiamente ci sono, e sono anche gravi. Ma non sono intrinseche alla ricerca stessa e vengono piuttosto da condizionamenti sociali, politici ed economici. Vengono in particolare dalla carenza di fondi pubblici e privati (oggi destinati soprattutto alla tecnoscienza), il che renderà naturalmente sempre più difficile la pratica della scienza pura. Ma anche questa non è proprio una novità. Se si tiene conto della posizione preconcetta da cui parte l’autore, il libro risulta comunque una lettura gradevole e interessante, soprattutto per i "ritratti" sempre molto interessanti degli scienziati (anche se spesso collegati tra loro in maniera un po’ troppo furba, al solo scopo di rinforzare la tesi di fondo). Le conclusioni, invece, è meglio lasciarle perdere.

Emanuele Vinassa de Regny