La fine

Salvatore Scibona

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Traduttore: B. Ambrosi
Editore: 66th and 2nd
Formato: EPUB
Testo in italiano
Cloud: Scopri di più
Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 321,21 KB
Pagine della versione a stampa: 389 p.
  • EAN: 9788896538302
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€ 9,99

Punti Premium: 10

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Gaia la libraia

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15 agosto 1953. È la festa dell'Assunta a Elephant Park e, come ogni anno, il quartiere si trasforma in un carnevale di venditori ambulanti, gente di ogni colore, infinite varietà di cibo, mirabolanti giostre per bambini. Tra la folla svettano i portatori della Vergine con le loro tonache immacolate, che contrastano con la pelle scura della statua di Maria. L'aria della sera estiva porta in sé il sentore di un presagio, e per una volta tutto sarà diverso. Una vedova abortista, un adolescente introverso, un'enigmatica sartina, un marito abbandonato, un gioielliere che colleziona lettere di confederati e Rocco, il panettiere. Individui ordinari, trascurabili perfino, ma resi indimenticabili dalla loro fede incrollabile nella ricerca del proprio compimento, nel realizzare quel determinato atto, quel particolare progetto, con l'idea che al termine del percorso sia possibile trovare la fine di tutto. Salvatore Scibona tesse una serrata trama di eventi, costellata di indizi nascosti, ambientata negli anni Cinquanta tra gli immigrati della comunità italoamericana di Cleveland, Ohio, e segnata da un crimine mai svelato che informa le vite dei protagonisti. Un'opera prima che sfiora, con garbo e capacità di introspezione, i grandi temi della vita attraverso i pensieri e le riflessioni dei suoi personaggi, facendo scivolare il lettore nel puro piacere di un'avida lettura.
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    gianni

    21/08/2019 12:53:37

    Scibona va alla ricerca della pagina perfetta, della sfumatura, in un meccanismo almeno in parte decostruttivo, con un ritmo affine a quello di DeLillo. Epifanie e rivelazioni sorgono dalle vite di marginali, abbandonati a se stessi, in una provincia americana remota, lontana dal sogno, di cui qui non giunge neppure un'eco lontana. L'America non è un altrove di felicità, è un altrove e basta: la felicità sperata dagli emigranti finisce nella routine, nel pentimento e nei rimpianti. Molto bello.

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    enrico.s

    30/09/2011 17:41:11

    Lettura entusiasmante, a tratti impegnativa (il che è un pregio). Forse qualche eccesso di lirismo e un ricorso un po' troppo spinto alla metafora possonoessre rimproverati all'autore, il quale si fa perdonare alla grande con un linguaggio esuberante e ricercato senza essere pedante. Nella migliore tradizione americana vengono rappresentati gli eterni interrogativi che assillano da sempre l'umanità sul senso della vita e su come vivere, attraverso le vicende di persone "normali" che tirano avanti le proprie esistenze in un quotidiano comune a tanti. I personaggi sono resi con vera maestria, sempre più rara nella narrativa di oggi (o almeno nei narratori, specialamente italiani, con meno di trent'anni o giù di lì). Mi sento di raccomandarlo a tutti, anche se chi non ha consuetudine con la letteratura con elle maiuscolo forse potrebbe avere qualche difficoltà di approccio, almeno all'inizio.

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    astolfo

    11/06/2011 16:35:08

    Il romanzo più "italiano" in circolazione a lungo non ha trovato un editore italiano. Il miglior debutto letterario americano del millennio, anche. Sulla traccia di John Fante più che del citatissimo Faulkner, nella scrittura e la tematica, il muro del cozzo di civiltà, malgrado l'applicazione, la costanza, la volontà, per le persistenze che non si cancellano. È il tema che fa la scrittura, minuta, limitata, benché arricchita da rarities, hapax e idioletti - "il lavoro del romanziere è al 95 per cento scegliere la parola giusta", lo scrittore flaubertianamente dichiara. Scibona racconta in modo rapsodico, cinque o sei personaggi di "nessuna storia" (vinti, esclusi, marginali, paria, i niente) stagliando icastici. Dalla fine della guerra di Corea nel 1953 a ritroso al 1915, attorno a un giorno che è la festa dell'Assunta, così familiare e remoto. Sei personaggi di solitudine estrema, nell'immenso paese "che non c'è" di cui sono orgogliosi, la storia fantasticandone e la geografia. È un romanzo delle radici. I nomi scorrono anch'essi familiari e remoti, Mimmo, Ciccio, Rocco, nel remoto Elephant Park, Cleveland, Ohio, Usa, sul lago Erie. Con la casuistica gesuita del liceo, bizzarramente essa pure familiare: Dio non può esistere e tuttavia esiste, è libero e non è libero, eccetera. Si gioca a scopa. E i negri fanno paura. Ma gli stessi italiani sono witish, mezzi bianchi. Con il mondo femminile originario e vero, non quello suppostamente succube e incapace nella vulgata meridionalistica: mogli italiane che lasciano i mariti italiani, non si occupano dei figli, e surrogano gli uomini nel lavoro, anche in remote campagne, magari con più intelligenza, ma li compatiscono, nel tran-tran degli aborti clandestini. E col rifiuto delle radici che caratterizza l'emigrante, pur legato agli usi e alla lingua originaria, e anzi al dialetto. Ma con la nota accuratezza filologica dei letterati americani italiani g

  • Salvatore Scibona Cover

    Salvatore Scibona, italoamericano, è nato in Ohio. La fine (66th and 2nd, 2011) è il suo primo romanzo. Questo romanzo è stato finalista nel 2008 del National Book Award, nel 2009 vince il Young Lions Fiction Award e il Withing Writers’ Award. Quest’anno l’autore è stato selezionato dal New Yorker tra i venti più grandi scrittori under quaranta di lingua inglese. Approfondisci
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