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    Cristiano Cant

    17/04/2018 09:50:10

    Quando una storia ti segue per strada, ti entra nelle tasche, ti penetra gli istanti e colma i tuoi pensieri fino a farti ostaggio in ogni minimo gesto, allora c'è dentro qualcosa di strano, di speciale. Non capirò mai perché una trama prende più di un'altra, in quale punto ogni riga diventa vetta, battito, brivido, in quale piega nascosta possa abitare il perché. Ma accade, di rado ma per fortuna accade. Sta di fatto che ci sono due uomini totalmente immersi in una vicenda, due uomini che la subiscono, la scrutano, la devono attraversare. E' infinitamente più forte di loro, li sovrasta e li trasporta in lontananze dove solo il caso può offrire un barlume di luce. Uno di quei due uomini è il protagonista, colui che si trova in casa questo dilemma pazzesco, questo fatale mistero al quale dare un nome è opera vana. Perché nel troppo buio di cui è infarcita la natura umana può azzardare un vero colpo di torcia solo il genio dell'arte. Una corsa al passato, un viaggio negli instabili mari dell'infanzia, fra inquietudini e spinte e gesti senza presa, alla caccia di un ignoto a cui togliere il cappuccio, perché "in qualche punto intermedio fra il frastuono e il silenzio deve essere nascosta la verità, la comprensione". Che cos'è il peccato? Quanto tarda la sua onda a depositare i suoi frutti? "Una colpa impiega anni a maturare, tra la semina e la mietitura posso trascorrere decenni. Ma per quanto si cerchi di evitare le conseguenze della colpa, la colpa deve essere scontata". Credetemi, un capolavoro, una trovata di rara grandezza, di una malata e fertile intensità narrativa che solo la gioia di un lettore altrettanto "malato" può sposare e adorare. Chiunque leggerà questo stupendo romanzo mi darà conferma di quanto avevo scritto sopra parlando di due uomini immersi nella vicenda. Non torcetevi le tempie a scoprire l'altro, perché l'altro sarà chiunque di voi si regalerà questa storia. Lo giuro e lo rigiuro, un libro che lascia tremanti e sbalorditi, vero capolavoro.

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    jane

    02/12/2016 22:46:50

    Come vedere un vecchio film in bianco e nero. Sarebbe riduttivo etichettarlo solo come "giallo" : è un romanzo scritto in modo magistrale che fa rivivere ambienti e personaggi anni '40, con atmosfere alla Faulkner.

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    Lina

    08/04/2015 20:00:10

    ottimamente scritto e assolutamente moderno, nonostante l'età.

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    by Ax

    27/08/2014 14:45:04

    Un giallo dal cuore blue(s), questo di H. Hall, intriso di malinconica e latente sofferenza in crescendo (dalle movenze Faulkneriane), resa leggera da una scrittura avvolgente e capace di svelare il meccanismo che ruota attorno a un suicidio tramite un gioco concentrico e originale. Gran bel finale.

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    Guido da Milano

    27/05/2014 19:43:14

    Un'indagine atipica di un privato cittadino, che cerca di sapere chi è il misterioso individuo che apparentemente senza alcun motivo è penetrato nel suo appartamento con una scusa per suicidarsi subito dopo. Mi permetto di riportare il commento di Ginny's reviews (centrato): «Ingegnosa trama noir, sapientemente cesellata con l'introduzione progressiva di informazioni all'apparenza insufficienti a fornire indizi per la soluzione dell'enigma e in realtà disseminate di piccoli particolari che, a posteriori, alludono coerentemente al reale svolgimento dei fatti. Durante la lettura... l'attenzione del lettore viene polarizzata su questioni particolari e personali, inerenti all'esistenza dei singoli personaggi che via via si avvicendano sulla scena dell'indagine. Indimenticabili Holtsinger "Il Più Grande Cervello del Mondo" e Jessie La Matta; e poi Helen e Peggy, tutte e due con l'animo di sgualdrine. Più che di un'indagine poliziesca vera e propria, si tratta di un viaggio nel passato, nei luoghi di origine e dell'animo di individui più o meno direttamente informati e coinvolti nella storia, ciascuno dei quali aggiunge il suo punto di vista e il suo piccolo contributo alla ricostruzione dell'accaduto». Uno dei più bei noir che ho letto negli ultimi anni, sorprendente che sia del 1949 (non a caso negli anni 50 era stato scoperto dal giovane Sciascia, che ne era rimasto entusiasta) e che contenga anche, in sottofondo, una critica sociale dura alla società americana (in tempi di guerra fredda e trionfo della destra armaiola...). Una capacità di coinvolgere il lettore in una trama avvincente paragonabile ai migliori Ed Mc Bain e James M. Cain associata ad una capacità di delineare personaggi e ambienti a livello di William Faulkner. Da non perdere.

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    Alessandra

    14/07/2013 15:01:24

    Non amo particolarmente i gialli (e perciò non do il massimo), ma questo ha qualcosa di diverso e di particolare. Una storia di frammenti che piano piano devono essere ricomposti e portano il lettore a continuare insistentemente la lettura per cercare di dipanare la matassa. Consigliatissimo.

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    lhl

    12/06/2013 09:38:36

    per conoscerlo, occorre il passaparola, ma una volta letto, non si può che essere grati al segnalatore. quindi, grazie GP! è un piccolo gioiello nel suo genere, di certo difficilmente paragonabile a quanto viene prodotto oggi, sia per stile che per coinvolgimento.

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    Simone

    22/09/2006 15:38:04

    Si tratta di un eccellente giallo, originale nella struttura, avvincente per come è scritto, ottimo nel finale, davvero geniale.<br>La nota di Leonardo Sciascia aiuta il lettore ad "inquadrare"meglio la figura di Holiday Hall: buona l'idea di includerla in questa edizione del libro.Lo consiglierei vivamente a tutti.

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    roberto cocchis

    11/04/2005 08:44:20

    Condivido il giudizio di Sciascia per il quale era probabile che dietro lo pseudonimo dell'autore si nascondesse un ottimo scrittore. Non è necessario, tuttavia, che si trattasse di uno scrittore conosciuto. Ci sono molti ottimi narratori che in realtà hanno scritto pochi libri (talvolta uno solo, come la famosa Harper Lee, la cui "stitichezza" ha fatto arrabbiare Steven King) e che, di solito, gli editori non considerano molto, a meno che queste opere isolate non siano accompagnate dalle fanfare della critica. Nei vecchi gialli Mondadori, in quelle edizioni tradotte spesso come capitava e piene di tagli spietati, si trovano spesso dei romanzi che varrebbe la pena di riproporre anche adesso.

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    Alessandro Levati

    19/06/1999 23:22:22

    Questo è un poliziesco singolare: all&#39;inizio non c&#39;è un delitto, né una vittima, né un colpevole da cercare. Ma Bayard Paulton vuole sapere chi è lo sconosciuto che si è presentato a casa sua chiedendo aiuto e subito dopo si è gettato dalla finestra. Così cerca ed interroga le persone che lo hanno conosciuto; in un&#39;atmosfera di triste, rassegnata malinconia ricostruisce la vita del morto; ma questo sembra non servire a nulla. Solo nel finale folgorante tutto è svelato. L&#39;ottima resa dei personaggi e degli ambienti, dell&#39;atmosfera della provincia americana, e l&#39;efficacia dello sviluppo, lo rendono una lettura assorbente e soddisfacente.

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scheda di Bardi, M., L'Indice 1991, n. 4

Il pacifico vicepresidente dei grandi magazzini Noblington è l'antitesi dell'eroe tradizionale del genere giallo: non ha un fisico allenato e prestante, non sa usare la pistola, non beve whisky, non perde tempo con bionde provocanti dal passato oscuro e dal presente turbinoso. La sua tranquilla vita borghese, scandita da pasti regolari e dai banali dialoghi con la giovane moglie, viene sconvolta irrimediabilmente dal gesto di uno sconosciuto che prima di suicidarsi raggiunge il suo appartamento a Manhattan per lanciare un'ultima disperata richiesta di aiuto. Da quel momento il signor Bayard Paulton è investito del compito di scoprire il movente della morte dell'uomo a cui si sente misteriosamente e irrimediabilmente legato. La sua ricerca assume però l'aspetto di un'analisi sul senso della sua vita, sui personaggi che l'hanno attraversata, sull'infanzia trascorsa nel Nebraska fra gente semplice educata sulle Sacre Scritture. Il nodo del mistero si nasconde in realtà nel presente, nella quieta normalità costruita pazientemente nell'agiato mondo newyorkese. I peccati si pagano, anche quando si ereditano, quando la colpa è indiretta, quando molto tempo è passato e la memoria sembra aver cancellato tutto. Fino al colpo di scena delle ultime pagine, la verità non può essere scoperta o intuita, tanto più che 1'attenzione del lettore finisce per essere catturata dal gioco sottile dell'autoanalisi del protagonista. Un romanzo che per lo stile e la profondità dell'indagine umana e sociale supera i limiti - individuati spesso alla luce di un pregiudizio - del genere a cui appartiene, come fa intendere Sciascia nella postfazione, ricordando il primo incontro con l'opera, pubblicata nel 1952 nella collana dei Gialli Mondadori. Un mistero circonda anche la figura dell'autore: nessuno sa chi si nasconda sotto lo pseudonimo di Geoffrey Holiday Hall, autore di un secondo romanzo, "The Watcher at the Door", che vinse nel '54 il Grand Prix de la Littérature Policière.

Un giallo del periodo d'oro in cui La fine è nota, ma il principio è avvolto da una fitta nube del mistero. Ormai un piccolo classico del genere di un autore di cui non si sa nulla.