Il fondo della bottiglia

Georges Simenon

Traduttore: F. Scala
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 20/02/2018
Pagine: 180 p., Brossura
  • EAN: 9788845932380
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Recensioni dei clienti

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    Niccolo'

    13/06/2018 04:51:39

    Questo e' il secondo libro che leggo di Simenon!Che dire, come al primo, ci son voluti 24 ore per leggerlo!Genio assoluto!

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    jane

    12/06/2018 14:37:01

    Un’ atmosfera cupa e opprimente pervade questo romanzo che non è un vero noir, ma una storia dove due fratelli (ma Caino e Abele non hanno ruoli così netti...) sembrano sfidarsi senza esclusione di colpi. Dall ’ inizio alla fine una pioggia torrenziale come un diluvio biblico che non lava le colpe, ma travolge tutto in una spirale senza via di uscita.

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    n.d.

    04/05/2018 16:10:57

    Rispetto agli altri libri di Simenon l’ho trovato un po’ noioso e poco “giallo”. Più introspettivo, ma non all’altezza degli altri.

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    Dona

    13/04/2018 10:14:07

    Un bel romanzo, come solo Simenon sa scrivere

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    mau

    10/04/2018 19:45:08

    fantastico come tutti i liiri di simenon

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    Lamerica

    10/04/2018 14:58:36

    Bello ma particolare. Ho letto quasi tutto Simenon e questo non è uno dei suoi migliori libri, a mio parere.

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    n.d.

    29/03/2018 21:40:53

    Una narrazione avvincente, personaggi ben delineati, non il migliore di Simenon, ma una buona lettura.

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    n.d.

    27/03/2018 17:31:37

    Capolavoro di Simenon. Romanzo breve e struggente ambientato in America.

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    sandro

    16/03/2018 17:28:55

    Bellissimo, come tutti i romanzi del periodo americano. Simenon è tra i più grandi di sempre.

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    Vincenza

    08/02/2018 12:03:28

    Letto in lingua originale, questo è uno dei più bei romanzi mai scritti da Simenon. E, se conoscete i romanzi di Simenon, potete capire la grandezza di questo titolo!

Vedi tutte le 10 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Simenon negli States. Con Abele e Caino

L’anno dopo aver pubblicato Il ranch della giumenta perduta (lo stesso dell’uscita de I fantasmi del cappellaio), Georges Simenon propose un altro romanzo “americano”, Il fondo della bottiglia, recentemente ritradotto da Francesca Scala per Adelphi, nella monumentale opera dedicata al romanziere belga. Questo vecchio romanzo (sessantadue anni fa la prima traduzione in italiano, in ritardo di quasi dieci anni sull’originale) è la storia di un Abele e di un Caino (i fratelli Ashbridge), ma soprattutto di quanto sia difficile, forse una delle cose più difficili, essere fratelli, e magari pensare, agire in modo diametralmente opposto.

Cupo e nerissimo, di potenza elementare, è Il fondo della bottiglia. Sono le terre degli States al confine con il Messico il proscenio di quello che finisce per essere un dramma classico. In una piccola cittadina dell’Arizona (Simenon effettivamente soggiornò negli Usa, alla fine degli anni Quaranta), durante la piena del fiume, si consuma un tragico rendez-vous fra due fratelli. Da una parte P. M., rispettabile avvocato, amico dei notabili e dei rancheros della zona, che s’è ritagliato una posizione ambita, dopo un’ostinata scalata economica e sociale. Dall’altra il fratello Donald, evaso di prigione, dove era detenuto per il tentato omicidio di un agente di polizia, che vuole essere aiutato ad attraversare la frontiera, per ricongiungersi in Messico con la propria famiglia. La piena del fiume glielo impedisce e ripara a casa del fratello, che però cela a sua moglie Nora e ai loro ospiti la vera identità dell’ospite. Vorrebbe semplicemente evitare l’imbarazzo di una presenza inopportuna, di un fastidio nella sua vita scintillante, ma gli va anche peggio, entra suo malgrado in un tunnel, quello di una inevitabile resa dei conti.

L’atmosfera oppressiva che gronda dalle pagine, per i più, è figlia del côté autobiografico di questo romanzo di Simenon, scritto per esorcizzare il senso di colpa per la morte del fratello Christian, per cui era stato fatale arruolarsi nella legione straniera, come da consiglio del fratello Georges, che voleva evitargli le conseguenze di una condanna a morte (arrivata in contumacia): il fascista Christian era infatti il responsabile dell’omicidio di un curato. I conti con i fantasmi del passato, di certo, non mancano. L’arrivo inaspettato di Donald turba l’universo felice di P. M. un po’ come i guai di famiglia avrebbero potuto schizzare di fango l’immagine del papà di Maigret. Risvolti personalissimi a parte, Simenon ancora una volta affonda le mani nel cuore nudo dell’uomo, con inaudita maestria, in un crescendo che culmina in una caccia all’uomo. Il “cattivo” Donald, prima d’essere smascherato, riesce perfino a sedurre pezzi del mondo che l’onesto e scrupoloso fratello è riuscito a costruire o, meglio, in cui ha saputo insinuarsi: un piccolo universo di ranch, mandrie e cowboy con benestanti proprietari che non disdegnano affatto lunghe bevute di alcool e mani di poker, in qualsiasi momento della giornata.

Il segreto della bellezza di questo come di molti altri romanzi di Simenon sta nelle sfumature in chiaroscuro, nei pochissimi passaggi in cui tutto torna in discussione e le certezze si dissolvono. Il destino incombe, la situazione precipita, il mondo si capovolge, gli uomini che lo scrittore belga mette in scena, con le loro teste e le loro viscere, sono alle prese con sfide che non sempre possono vincere.

Recensione di Giovanni Leti