Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 1997
Pagine: 376 p.
  • EAN: 9788806139339

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recensione di Baggiani, A., L'Indice 1997, n.11

Scaraventato in un mare ribollente il sottomarino Amore, sotto la guida della falsa scimmia (mutante) Boris e del falso vecchio (mutato) Donald, comincia la sua folle corsa che lo farà approdare, in uno spazio-tempo sospeso, all'incontro fatale con Arnold, Woody, Giulia e il gatto Omino, sopravvissuti a fantastiche avventure; e, infine, al ricongiungimento, con tanto di agnizioni, con l'imperturbabile scienziato quasi matto Walter Scott, occulto deus ex machina degli avvenimenti. Intorno agli improbabili eroi, o cavalieri erranti - tre uomini, una donna, due scimmie e un gatto, in extremis anche una donna-scimmia - si muove un'ottusa, attonita umanità sconvolta da guerre e guerriglie, da vecchi e nuovi culti, dall'avanzare su tutto il pianeta di una Foresta perenne, mentre una fitta rete di cavi sottomarini continua la sua crescita inquietante. Domina ovunque insomma la frattalica legge di una trasmutazione universale, vero regno del caos, in un ribollire di semi germogli polvere e sangue, sorta di brodo primordiale che non tanto annulla la diversità quanto ne produce di nuove e sorprendenti. Fuga dall'Uomo o fuga dal caos, storia infinita alla Ende, il percorso iniziatico si compie e il "sarcofago a motore" o balena vivente che è il sottomarino (sul quale crescono coltivazioni di plancton, come in un giardino sommerso) diventa ibridata astronave in rotta nello spazio siderale: o in quell'assoluto tempo circolare che è forse "la sterminata mente di Dio". Unica costante, finora, degli spazi mentali di Carabba, ancora una volta il meno classificabile degli scrittori di nuova generazione. Trentenne, scoperto dal Premio Calvino, ora al suo terzo romanzo.
Acqua terra aria fuoco: i quattro elementi di Eraclito ci sono tutti, e in continuo divenire - è lo scrittore a citarlo, in epigrafe al romanzo. I luminosi squarci descrittivi si aprono improvvisamente nell'ambiziosa e densa, forse sovraffollata costruzione di simboli o archetipi, mentre un linguaggio di collodiana freschezza - direi molto più saporosamente nostrano, anche per riferimenti culturali, che da fantasy alla Ballard - restituisce una vivida iperrealtà. Ma la favola eraclitea assume il ritmo dolcemente e crudelmente onirico della storia raccontata ai bambini, dove mai abbastanza sono streghe e orchi, e i pezzi d'osso diventano sempre altro. E tra paradisi o inferni di ghiaccio e depositi di orrore mummificato, gli animali fatati ci accompagnano, non più destinati a dare lezioni di morale ma a diventarci, invece, compagni di strada.
Se ogni iniziazione è nascita all'essere uomini, qui si procede per la strada opposta, come se dall'"umano troppo umano" ci si dovesse salvare. Costituzionalmente multimediale, attraversato da tutte le suggestioni del nostro tempo - del "suo" tempo -, candido Pinocchio apocalittico del XXI secolo, Carabba divaga con apparente leggerezza tra fantasmi, foreste e mondi increati, raccontando cose fin troppo serie, e come un perfido ragazzo guida, Ermete psicopompo, ci conduce nel suo e nostro averno per fuggirsene altrove, forse nell'unico possibile altrove, lasciandoci indietro come detriti o avanzi di un mondo in rovina: noi, la generazione dei padri...