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Curatore: L. Alici
Editore: Il Mulino
Collana: Percorsi
Anno edizione: 2004
Pagine: 351 p. , Brossura
  • EAN: 9788815102386

Forme della reciprocità è un libro che si presta all'interesse di molteplici sguardi: è l'esito di una ricerca, coordinata da Luigi Alici, di matrice etico-filosofica, che del linguaggio della filosofia in diverse varianti – dall'ermeneutica alla filosofia politica – fa il principale suo strumento. È, d'altra parte, una ricerca fortemente connotata per orizzonte d'origine, se così si può dire, finanziata dall'istituto Veritatis Splendor che si propone, da statuto, di orientare i propri sforzi all'elaborazione di una cultura cattolica. Questi due linguaggi, accademico e "militante" – esplicito il primo, implicito il secondo – si intrecciano a diversi livelli nei nove saggi che compongono il libro, fino a coprirsi talvolta l'un l'altro, denunciando qua e là l'urgenza di un maggiore "ascetismo dell'argomentazione" (Paul Ricoeur). Ma non si può limitare al dibattito filosofico o a quello interno al mondo cattolico l'interesse del libro, che si innesta in un nodo cruciale e di forte attualità del pensiero e delle pratiche di vita d'oggi. Impossibile dare conto di tutti i lavori, peraltro disuguali, che compongono il volume, e che coprono il campo ampio delle relazioni, da quelle "corte" (amicali, coniugali) a quelle istituzionali. Utile può essere tuttavia cercare alcuni luoghi di raccordo, linee di sviluppo, numi tutelari e "antenati" comuni. Colui verso il quale la gran parte dei saggi ha contratto maggior debito è sicuramente il citato Paul Ricoeur, oggetto della ricerca di Simona Ricotta. È nel suo tentativo di definire un'ontologia del sé attenta a non cader vittima delle aporie della filosofia del soggetto e al tempo stesso a riscattare l'identità dall'infinita dispersione del postmoderno, oltre che nella sua definizione dell'etica ("tendere alla 'vita buona', con l'altro e per l'altro, all'interno di istituzioni giuste") che dobbiamo cercare il punto d'innesto del discorso qui condotto. Riconoscere che il momento intersoggettivo è originario rispetto alla formazione del sé vuol dire poi per Alici rendere conto della "relazione" non solo in termini di dialogo io-tu, ma considerando già da subito l'inclusione del "terzo". Il "noi" come origine contempla il dispiegarsi dell'alterità secondo una pluralità di sensi: orizzontale (l'altro), verticale (l'Altro) e – qui il passaggio dall'etico al politico – verso il medio che permette la relazione, il concetto di "bene comune", che sollecita – in tempi di multiculturalismo – la difficile ricerca di un ethos condiviso. Alla continua rinegoziazione di questo concetto – e contro la sua cancellazione a esclusivo favore del principio cardine del liberalismo proceduralista, il "giusto" – sono dedicati alcuni saggi, che discutono dei rapporti tra etica e giustizia, e tra etica e democrazia, liberalismo, individualismo. Sullo sfondo: il pensiero di Charles Taylor e il tentativo di superare l'opposizione tra communitarians e individualisti.

Antonio Castore