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Alessandro Ferrara

Editore: Feltrinelli
Collana: Campi del sapere
Anno edizione: 2008
Pagine: 262 p. , Brossura
  • EAN: 9788807104367
La "forza dell'esempio" è per Ferrara la tipologia di normatività che meglio risponde alle esigenze delle società pluralistiche contemporanee. Riconosciuta l'insostenibilità di modelli fondativi forti, l'alternativa più convincente al relativismo radicale gli pare infatti quella del giudizio riflettente kantiano che, pur non facendo riferimento a principi trascendenti, esige di valere al di là del contesto in cui viene formulato. Kant utilizza questa forma di giudizio per spiegare l'esemplarità dell'opera d'arte, la cui validità viene riconosciuta universalmente sulla base del sensus communis. Ferrara reinterpreta però questo concetto: non si tratta di una sorta di facoltà naturale comune a tutti, ma neppure dell'insieme dei presupposti che caratterizzato un determinato contesto sociale. Esso consiste piuttosto nel sentimento di pienezza, di affermazione della vita che coglie tutti coloro che partecipano a un'esperienza estetica. Un'opera d'arte provoca quindi un piacere che possiamo attenderci universalmente condiviso poiché evoca la compiutezza di una vita umana.
La riflessione sulla normatività del giudizio riflettente era già al centro di altri libri dell'autore, il quale intende ora provarne la rilevanza nel contesto politico: come un'opera d'arte, anche un'istituzione o un ordinamento politico possono trovare il consenso, non perché fondati su qualche standard transcontestuale, ma perché dotati di un'autocongruenza che richiama in tutti l'idea di umanità. A orientare nella scelta è quindi ogni volta un "universale concreto", la realizzazione di un'identità collettiva che non ha i caratteri di una concezione comprensiva, ma fa riferimento a dimensioni non meramente procedurali, quali la coerenza, la vitalità, l'autoriflessività e la maturità.
La normatività esemplare costituisce per Ferrara un vero e proprio paradigma che sta iniziando a farsi strada nella filosofia politica. In particolare esso sarebbe sotteso alle nozioni rawlsiane di "ragione pubblica" di "ragionevole": per Rawls, nello spazio della ragione pubblica l'accordo si fonda non su principi logici o morali, ma sulla realizzazione ottimale dell'identità politica che noi e i nostri oppositori condividiamo in quanto cittadini. Allo stesso modo, consideriamo ragionevole ciò che meglio si conforma alla comprensione condivisa di chi potremmo essere al nostro meglio.
Ma la corrente che ha una vera e propria affinità elettiva con il paradigma del giudizio è, per Ferrara, il repubblicanesimo, che fonda le sue tesi su un'analisi del significato degli esempi nella storia più che sui principi astratti della legittimità politica. Esso ci presenta istituzioni o regimi politici come istanze esemplari che sollecitano il nostro consenso poiché stimolano l'immaginazione a trovare soluzioni nuove che realizzino nel modo più autentico la nostra identità.
Negli ultimi capitoli del libro, Ferrara prova infine ad affrontare problemi attuali, come la giustificazione dei diritti umani, l'articolazione di un'identità europea o il rapporto tra politica e religione, dalla prospettiva del paradigma dell'esemplarità. Gli esiti sono certamente interessanti poiché individuano direzioni nuove rispetto alle sterili contrapposizioni tra universalisti e contestualisti, ma, al di là del richiamo al giudizio, non forniscono ancora risposte concrete che avrebbero permesso di testare meglio l'efficacia della proposta teorica.
Cristina Caiano