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Fratelli - Carmelo Samonà - copertina

Fratelli

Carmelo Samonà

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Collana: La memoria
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 13 novembre 2008
Pagine: 180 p., Brossura
  • EAN: 9788838923395
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"Fratelli" venne pubblicato nel 1978 e diventò subito un caso editoriale. L'autore, noto ispanista, era alla sua prima prova narrativa e le 30.000 copie della tiratura andarono immediatamente esaurite mentre critici come Giorgio Manganelli, Natalia Ginzburg, Alfredo Giuliani lo accolsero come un capolavoro. "Vivo, ormai sono anni, in un vecchio appartamento nel cuore della città, con un fratello ammalato". In una vasta casa di una città imprecisata vivono due fratelli. È il più grande a raccontare, l'altro è affetto da disturbi che riguardano "l'attività del pensiero" che non vengono comunque mai precisati, il ricovero in ospedale, predisposto da anni, "sembra di là da venire". Il rapporto tra i due è tormentato, la comunicazione è difficile, fatta di poche parole, di molti sguardi, silenzi, contatti fisici - il fratello maggiore accudisce l'infermo, lo lava, lo veste, lo segue da una stanza all'altra del grande appartamento, semivuoto di mobili, colmo comunque di ricordi, "arnesi dall'uso incerto" che "interrompono, di tanto in tanto, la sequenza dei vuoti", residui di una intimità familiare ormai perduta.
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    Cristiana

    05/09/2018 20:48:05

    La storia di una malattia condivisa in cui è difficile riconoscere i confini tra chi è malato e chi il malato assiste e sostiene; alla base del disagio c'è il silenzio, il vuoto dell’uomo, la cui malattia congenita è la solitudine e ciò vale addirittura di più per il fratello "sano" piuttosto che per il "malato" dato che questi è, a tutti gli effetti, il più capace di relazione. A tratti bello e immaginifico, ma anche ripetitivo, complesso e incostante nonostante le poche pagine. Era piaciuto molto a Natalia Ginsburg che ne aveva sostenuto la pubblicazione e poi ad altri illustri critici, all'epoca della prima pubblicazione, ma a me nonostante tutto non è apparsa una lettura imprescindibile, seppure piacevole.

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    Cristiano Cant

    27/04/2018 05:42:32

    Una casa enorme che spiazza e inquieta. Sembra un reame avvolto dalla luce coi suoi stanzoni e i lunghi corridoi, e invece lì dentro si consumano insieme la lenta odissea di una malattia e la paziente storia di una dedizione fraterna. Leggiamo il diario di chi assiste, spoglio e sincero oltre ogni sbavatura affettata, tuttavia non privo di quei giochi di amore e di bugia che un simile rapporto inevitabilmente crea: "Ho imparato che bisogna fingere di amare la malattia come qualcosa che ci integra e ci appartiene, alla stregua di un prolungamento insano dei nostri corpi: una cerimonia consacrata dunque, capillare e incessante, un codice casalingo radicato nei nostri gesti". Corrono silenzi infiniti nei quali la parola tenta di leggere o tradurre qualcosa, poi un ghigno improvviso, una levata di sopracciglio o un mormorio strano riaprono quel dizionario di gesti e di dettati come a colmare l'impossibile di una scioltezza verbale, "come dei patti o dei desideri segreti". Ogni tanto si esce, e proprio durante una di queste sortite una donna regala al fratello una mela; ancora una volta partirà disorientamento, un grumo di contrasto che destabilizzerà tutto. Alti e bassi intervallati da atmosfere ricomposte, dissidi e liti poi sedate da un giro di carezza, "una trasparenza simile a un significato intero". Un animo provato che tenta come può, scrivendo, di tessere i lembi disuniti e stinti di ogni ragionamento lucido nel cono di una poetica d'amore, l'idea che il guasto possa comunque chiamare nuova stabilità, nuovo ascolto, sotto la crosta dolorosa di quel convivere giornaliero, "per non ridurre tutto a una pietà sbrigativa". Un'educazione reciproca in sostanza, impotente e presente ogni volta, scostante e dolce. Un libro che è una prova di logoro disagio, ma che è anche compito e sforzo di scendere nelle caverne più buie del taciuto, dell'ignoto, cercando di venirne fuori con la lealtà di chi ha fatto il possibile, un dovere di mani tese, di verità di dono.

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    alida airaghi

    12/10/2015 11:06:47

    Carmelo Samonà, studioso di letteratura spagnola, scrisse il suo primo romanzo, "Fratelli", a più di cinquant'anni, incontrando subito il favore unanime della critica. Poco più di cento pagine dedicate a una vicenda che non ha trama né grossi avvenimenti, non ha inizio né fine, non è in alcun modo "esemplare": il sociale, il politico, non vi entrano assolutamente. Il reale stesso sembra avere poco spazio. E' una storia tutta privata, intima senza essere intimistica, senza sbavature o compiacenze individualistiche. E' l'analisi di un rapporto particolare; di coppia, certo: ma tra due fratelli. Uno, che scrive in prima persona, dedica il suo tempo alla cura dell'altro che è malato di mente. Non c'è altro, se non presenze misteriose che a volte hanno consistenza corporea, a volte sono invece soggetti infidi, che sembrano solo fingersi reali, e non esserlo veramente, a volte sono viaggi fantastici, racconti fiabeschi che appartengono a un codice linguistico modellato sull'espressività del malato, oppure la malattia stessa. I due fratelli vivono l'uno in ragione dell'altro, ciascuno misurandosi sulla presenza o l'assenza dell'altro. Ma mentre il malato vive gestualmente, con l'istintività che è propria della malattia, il sano analizza con spietatezza cerebrale sia i fantasmi del fratello sia i suoi stessi sentimenti, che oscillano tra affetto e sadismo, stanchezza e possessività. Controlla se stesso, le proprie effusioni, scompone parole e pensieri nel tentativo di decifrare il mondo in cui vive il malato. Sembra ad un certo punto individuarne la follia, scrutarne silenzi ed espressioni per arrivare a percepire almeno qualcosa di un universo che gli rimane sconosciuto. Il fratello è l'ignoto, l'irrazionale, e insieme la spontaneità animale, la fisicità che non ha bisogno di razionalizzazioni. In questa sua ricerca e ansia, il sano finisce per caricare anche la pazzia del fratello di dimensioni troppo colte: e questo potrebbe essere l'unico neo del testo.

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    Toppi Alessandro

    23/01/2010 13:05:17

    Chi scrive è il savio:"Vivo in un vecchio appartamento,nel cuore della città,con un fratello malato".E' in una dimora cava,vuota,in silente decadenza che due figli dello stesso sangue s'incontrano.Carcere proprietario,sede d'afonia,regno del magico "facciamo che io ero",la casa è teatro pirandellianamente inallestito:"Le stanze sono ampie,le suppellettili rare.Arnesi dall'uso incerto interrompono la sequenza dei vuoti:penombre di velluti,pezzi d'argento,miniature in legno,bracieri,armature di latta,porcellane".Residui d'intimità in trasloco tra "poltrone coperte da teli","finestre spoglie","letti ridotti a brande".E' un assito in cianfrusaglia il luogo d'apparenza in cui due ombre si con-fondono d'appartenenza.Nome,età,fisici dettagli:d'esse tutto sfugge perchè nulla sfugga.Samonà porta in scena due corpi che son due voci che son due mondi.E li costringe a confrontarsi.Si legga il romanzo come testimonianza d'una convivenza col disagio e sarà racconto dotto di chi vive col malato.O si guardi meglio:Samonà racconta d'uomini ma allude a come gli uomini raccontano.E' un confronto in carne tra modi d'espressione "Fratelli":in esso sibili,sospiri, ammicchi son parole;braccia,gambe,occhi son discorsi;legami,fughe,strazi sono storie.In esso due fratelli son linguaggi.Così il folle delle vie traverse,dello scavo d'unghia,delle dimore d'aria s'esprime per distonie insane,metafore indiscete,digressioni improvvide generando "universi aleatori nei quali si trasferisce" e vive.Mentre il saggio dal passo retto,dalla mano ferma,dalla mente lucida,biro in mano s'organizza "un piccolo recinto d'annotazioni e commenti" da cui il fratello è escluso:"Quando il foglio è immobile e bianco sullo scrittoio posso tutto".Ecco "Fratelli":è il contrasto tenero e rabbioso,crudele e sospensivo,perverso e limaccioso tra causalità stagnante e casualità apparente,tra coscienza ferma ed infermità incosciente,tra irreale in scena e reale o-sceno.Tra quel falso vero e vero falso dalla cui mistura dipende la misera grandezza della parola letteraria.

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    alex

    10/01/2009 21:35:45

    Questo libro è inquietante, confonde ma rapisce, scuote...

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  • Carmelo Samonà Cover

    (Palermo 1926 - Roma 1990) ispanista e scrittore italiano. Insegnò letteratura spagnola nell’università di Roma. Tra i suoi saggi: Studi sul romanzo sentimentale e cortese nella letteratura spagnola del Quattrocento (1960), La letteratura spagnola dal Cid ai Re Cattolici (in collaborazione con A. Varvaro, 1972), L’ippogrifo violento. Studi su Calderon, Lope e Tirso. Esordì come romanziere nel 1978 con una storia di follia, Fratelli, che rivelò un’originale attitudine narrativa e una raffinata perizia stilistica. Seguirono Il custode (1983) e Casa Landau (1990). Approfondisci
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