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Descrizione


Danimarca, XVI secolo: orde di fanatici saccheggiano chiese e conventi, distruggono pale d'altare, coprono di calce gli affreschi, e con quel manto bianco che si abbatte come un diluvio a cancellare ogni traccia della Chiesa di Roma e dei suoi fasti, il luteranesimo compie la sua rivoluzione, avvolgendo il Nord nel rigore. Mentre Christian II, amletico sovrano, viene cacciato dal trono e fatto prigioniero, Jacob, il fratello del re che ha rinunciato a ogni diritto regale per farsi frate francescano, deve lasciare il paese e iniziare la sua peregrinazione in Europa. Assisi, Parigi, Chartres, Santiago de Compostela sono le tappe del suo vano pellegrinaggio, Il cristianesimo del Vecchio Mondo è dilaniato da lotte di potere che nulla hanno a che vedere con la fede, l'antiumanesimo e l'antisemitismo si affiancano all'Inquisizione, lo spirito di Erasmo e di Tommaso Moro è già svanito. Inseguendo la sua Utopia di amore e fratellanza, Jacob parte per il Nuovo Mondo, nella speranza di trovare un luogo dove sia ancora possibile, dopo tanto degenerazioni e fallimenti, ricominciare la storia da capo. Costretto man mano ad opporsi alla Chiesa ufficiale, compromessa con quel massacro che è stata la Conquista, Jacob scoprirà in Messico, presso gli indios taraschi, degli uomini che vivono in quella comunione con la divinità e la natura, e in quella fratellanza con le creature che incarna il vero francescanesimo. È con questo romanzo visionario e provocatorio, acclamato come il suo capolavoro, che Stangerup conclude la sua trilogia ispirata a Kierkegaard: Jacob è "l'uomo religioso" che arriva alla pienezza lasciandosi travolgere dal "magnetismo di Dio", ed è la personificazione di quel profondo e autentico umanesimo che faceva difetto ai suoi come ai nostri tempi.
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Il cofanetto (se previsto) può presentare modeste tracce d'uso, piccole lesioni, fioriture e macchie non invasive. Sovraccoperta con modeste tracce d'uso. Può presentare piccole mancanze, leggere bruniture, rade fioriture o macchiette. Copertina con modeste tracce d'uso. Può presentare minime mancanze, qualche rada fioritura o macchietta, leggere bruniture o piccole pieghe. Dorso in buone condizioni. Può presentare un fisiologico stress da lettura, piccole mancanze e segni di cedevolezza in prossimità delle cerniere. Tagli moderatamente bruniti 9788870910377 Buono (Good) .

Dettagli

1993
376 p., Brossura
9788870910377

Voce della critica


recensione di Fambrini, A., L'Indice 1994, n. 6

"Fratello Jacob", uscito in Danimarca nel 1991, conclude, all'interno dell'opera di Henrik Stangerup, una sorta di trilogia di moderno umanismo, i cui primi capitoli, secondo il modello kierkegaardiano, sono stati dedicati all'"uomo etico" con "Lagoa Santa", già presentato cinque anni fa da Iperborea, e all'"uomo estetico" con "Det er svært at do i Dieppe" ("È difficile morire a Dieppe", ancora inedito in Italia). La triplice fatica di Stangerup presenta in effetti la sua impronta unitaria nelle similitudini d'impianto sulle quali si strutturano i tre lunghi romanzi: nell'arco di una vita si misura un'urgenza, un destino individuale diviene paradigma di un'epoca che proietta specchiate nella distanza le radici della nostra modernità. Distanza non solo temporale: come spinti da una dinamica inarrestabile i personaggi di Stangerup debordano dai limiti stretti della Danimarca e si proiettano verso altri confini, altri orizzonti, in una ricerca dell'estremo in cui s'intrecciano i fili del loro particolare destino e quelli del mondo al quale appartengono, attraverso un processo che, allontanando la prospettiva dal centro, finisce per provocare. una ridefinizione di quello stesso mondo e delle sue conoscenze. E così, mentre Peter Wilhelm Lund, il naturalista di "Lagoa Santa", penetrava fino al cuore sconosciuto dell'Amazzonia e Peder Ludvig Moller, storico avversario di Kierkegaard, in "Det er svært at do i Dieppe" si ritirava in Normandia roso dal suo nichilismo (ma molto più lontano portava il suo viaggio attraverso la follia), Jacob, il frate francescano protagonista di questo "Fratello Jacob", si avventura dalla natia Danimarca verso le Indie appena scoperte da occidente e ancora pressoché incontaminate: un mondo che, benché dall'Europa già si fosse infiltrato il veleno che ne avrebbe segnato il destino, è un immenso serbatoio fantastico sul cui sfondo le circostanze reali smarriscono i loro contorni, e in cui lo stesso ricordo dell'Europa si relativizza e si perde, permettendo alla civiltà sconfitta di prendersi una sia pur segreta rivincita.
Il romanzo di Stangerup s'impernia sulla vicenda oscura e carica di suggestioni di un reale danese vissuto all'epoca della riforma luterana (si presume tra il 1484 e il 1566, secondo le accurate ricerche condotte dall'autore insieme all'amico studioso Jorgen Nybo Rasmussen), Jacob, appunto, iscritto all'ordine francescano verso il volgere del secolo e che venne cancellato da ogni memoria storica in seguito al complicato contratto di successione grazie al quale il fratello ereditò il trono di Danimarca con il nome di Cristiano II; Jacob, membro di una chiesa costretta alla resa, assistette così alla decadenza e alla rovina del cattolicesimo in Scandinavia; dinanzi al repentino sfacelo e al divampare del trionfo luterano, ripiegò dapprima in Spagna, dopo un lungo pellegrinaggio attraverso l'Europa, per approdare poi già vecchio, come missionario, sulle rive del mondo appena scoperto, dove, nelle regioni interne del Messico, trascorse i suoi ultimi anni tentando invano di restituire agli indios tra i quali viveva, i Taraschi di Michoac n, una dignità e un ruolo all'interno del nuovo ordine portato dagli europei, quasi folle e quasi santo, impegnato a ripensare se stesso e gli eventi della propria vita in una sorta di ininterrotto delirio affabulatorio in cui i frammenti dispersi quasi miracolosamente si riconnettono in qualcosa, presentimento o visione, che si avvicina a un combinatorio assoluto.
Dalla marginalità di uno stato minuscolo ai confini settentrionali d'Europa, la Danimarca, a un'altra marginalità, questa volta estrema, l'ampio spazio aperto delle Americhe: è un moto che va dal noto all'ignoto, o almeno al suo limite, e ciò avviene attraverso una scrittura che si mette a sua volta alla prova, un tour de force espressivo in cui l'epoca viene ricreata attraverso un affresco gigantesco nel quale, unificati dalla figura di Jacob, si ridispongono gli accadimenti e i fermenti che l'hanno percorsa.
Il materiale offerto dalla storia diviene casi sorgente inesauribile d'immagini che si trasformano in letteratura, a partire dalla prima, indimenticabile, in cui la divampante riforma luterana si manifesta attraverso il biancore accecante della calce che nelle chiese annienta le icone sacre e, metaforizzata, cala come neve sul Nord e tutto copre. E poi: attraverso l'Europa, i conventi che vengono chiusi uno a uno, il lungo viaggio che è d'espiazione, ma anche di ricerca, e vede Jacob in Germania, in Svizzera, in Francia, mentre la chiesa alla quale appartiene si dilania tra Erasmo e Lutero.
La parabola di Jacob diviene casi l'ipostasi di un'epoca: come il suo mondo ha smarrito il proprio centro, anche nel protagonista del romanzo si agitano e si sovrappongono diverse nature, la sua personalità si frantuma e si rimoltiplica, rischia il tracollo, finché, in Spagna, l'io di Jacob ritroverà i fondamenti della propria unità, anche se ciò avverrà per paradosso sulla soglia dell'azzardo più grande, nella prospettiva del viaggio missionario verso il Nuovo Mondo, di un'esperienza che significherà l'azzeramento di tutto. È questo azzeramento che rende possibile il progetto di una nuova utopia (e all'"Utopia" di Tommaso Moro, opera più volte rammentata da Jacob, s'ispirò davvero l'urbanistica realizzata da Vasco de Quiroga, allora vescovo del Michoac n), un'utopia che resta irrealizzata e monca, annientata dal realismo dei conquistatori spagnoli, confinata nel delirio e nei ricordi del vecchio frate, ma che si disperde tuttavia in rivoli attraverso le leggende degli indios e giunge fino a noi: è sul filo di tale utopia che il romanzo di Stangerup si sofferma, in equilibrio tra la riflessione sull'esistente e la proiezione verso i territori estremi della possibilità, in un processo di ricerca che, com'è ovvio, non si esaurisce con un libro, ma del quale questo libro è un affascinante punto fermo.

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Conosci l'autore

Henrik Stangerup

(Fredriksberg 1937 - Copenaghen 1998) scrittore danese. Formatosi negli anni della contestazione studentesca, ma anche a contatto con l’esistenzialismo durante i soggiorni in Francia, entrò in polemica con il dogmatismo marxista della cultura danese degli anni Settanta, come testimonia il romanzo antiutopico L’uomo che voleva essere colpevole (1973). La difesa dell’individuo e della sua autenticità si richiama al «singolo» di S. Kierkegaard e alla sua filosofia degli stadi della vita (estetico, etico e religioso), su cui è scandita la trilogia di romanzi storici Lagoa Santa (1981), È difficile morire a Dieppe (1985, nt), Fratello Jacob (1991).

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