Friedrich Hölderlin. Vita, poesia e follia

Wilhelm Waiblinger

Traduttore: E. Polledri
Curatore: L. Reitani
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2009
Pagine: 99 p., Brossura
  • EAN: 9788845923524

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Storia e critica - Studi generali - Dal 1500 al 1800

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Descrizione
Quando, intorno al 1822, il diciottenne Wilhelm Waiblinger comincia a frequentarlo, Hölderlin vive ormai da oltre vent'anni recluso nella "Torre" in riva al Neckar, obnubilato, isolato dal mondo - non è più, insomma, "da considerarsi tra i vivi". Va su e giù come "le fiere ... nelle loro gabbie", suscitando in Waiblinger un brivido di orrore, recita giorno e notte un monologo incessante, e rivolge ai rari ospiti un profluvio di parole sconnesse in una lingua inventata. Mosso da un'ardente devozione, Waiblinger scruta con amorevole pietas la vita quotidiana del poeta, ma, soprattutto, riesce a penetrarne il delirio, parlando con lui di poesia, di musica e del passato, facendo in sua compagnia lunghe e rasserenanti passeggiate in riva al fiume o nella pace delle vigne. Di questa intensa frequentazione Friedrich Hölderlin, che Waiblinger scrisse tra il 1827 e il 1828 in Italia - dove si era trasferito per sfuggire alla miseria e all'autodistruzione -, è il frutto: un ritratto fra novella romantica e dramma del destino, in cui il lettore troverà delineati la giovinezza di Hölderlin e i suoi studi, le passioni e gli amori infelici (come quello per Susette Gontard, la sua Diotima). Ma, al tempo stesso, molto di più: Waiblinger fu il primo a intuire la grandezza di Hölderlin, a cogliere il valore dei suoi manoscritti, a interrogarsi sul tormentato processo della sua scrittura, sicché questa testimonianza assume il peso di un precoce, essenziale gesto di fondazione critica.

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Recensioni dei clienti

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    Mirko

    07/08/2017 10:05:15

    Breve racconto sulla follia che colpì Holderlin nella seconda metà della sua vita. L'autore, a differenza di tutti gli altri che non vedono un senso nel continuare ad avere rapporti con il delirante poeta, non si ferma dinnanzi alla malattia, ma anzi è spinto proprio da questa a frequentarlo ancora di più, tanto da regalarci questo straordinario e tenero resoconto.

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    Mauro Decastelli

    23/04/2012 11:17:10

    E. Polledri ha realizzato un'ottima traduzione di un testo fondamentale per comprendere il dissidio tra vita ed arte di uno dei maggiori poeti lirici della modernità: Hölderlin. Da quanto Waiblinger, suo fedele amico, ci racconta, lo squilibrio interiore vissuto dal poeta si accentua dopo l'infelice relazione con una giovane, Susette, da Hölderlin chiamata Diotima, madre di quattro bambini, di uno dei quali è precettore. Ma, rimanendo nei limiti di una "pura indagine", il resoconto della vita, della poesia e della finale follia del 'bibliotecario' (così amava farsi chiamare nel periodo di oscuramento del suo Sé cosciente), non intende - come scrive Waiblinger nelle prime pagine - indagare in presa diretta, con un piglio da medico che diagnostica basandosi sull'anamnesi, le circostanze e le cause prime del male psichico di Hölderlin, la sua irreversibile 'Umnachtung'. Ciò non toglie che dal racconto circostanziato degli eventi che caratterizzarono lo sviluppo della sua personalità, non si possa oggi evincere, con una riflessione à la Groddeck, un'eziologia convincente dei motivi profondi, dei sommovimenti più intimi capaci, tutti insieme, di ottenebrare la mente di un uomo tanto spiritualmente ricco. Egli visse in una grande solitudine gli anni della maturità, ma in gioventù, nel seminario dello Stift, e all'università, ebbe modo di confrontarsi con le grandi personalità dell'epoca (Hegel, Schelling, Schiller). E quando già era segregato nella Torre di Tübingen, nelle occasioni in cui Waiblinger lo faceva passeggiare per i campi e fra i vigneti, conducendolo alla sua casa di campagna sullo Österberg, egli estraeva da una tasca il libro delle "Odi" di Klopstock e ne leggeva alcune in quel verde luogo, fatto di colline coltivate e vaste macchie boschive. Ritrovando per brevi, intensi attimi, quel dire assoluto presente nei suoi inni, nelle odi e persino nei versi estremi firmati con lo pseudonimo Scardanelli. Il libro è curato dal germanista Luigi Reitani.

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    Giuseppe

    23/06/2010 11:59:15

    Questo testo non è che una mera speculazione editoriale attuata sfruttando il nome leggendario di un grande poeta. Chi si aspetta di trovare in queste pagine il racconto di una follia, resterà deluso. è un testo aneddotico in cui la follia di Hoelderlin è ridotta alle sue unghie lunghe, alla sua ossequiosità ovvero al fatto di riferirsi a chiunque con esclamazioni del tipo "Sua santità", "sua maestà" et cetera. Al fatto di leggere continuamente Hyperion e di suonare al pianoforte la stessa melodia per ore e giorni. Non contiene nulla di davvero interessante. Sono 55 pagine in realtà, il resto sono note dell'editore, e sarebbero molto meno se il testo fosse stato stampato con caratteri meno vistosi... In somma è un'operazione commerciale più che culturale.

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