Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 5 novembre 2015
Pagine: 316 p., Brossura
  • EAN: 9788807031656
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Descrizione

Finalista Premio Terzani 2016

Un solco che attraversa la materia e il tempo, le notti e i giorni, le generazioni e le stesse voci che ne parlano, si inseguono, si accavallano, si contraddicono, si comprimono, si dilatano. È la frontiera.

C’è una linea immaginaria eppure realissima, una ferita non chiusa, un luogo di tutti e di nessuno di cui ognuno, invisibilmente, è parte: è la frontiera che separa e insieme unisce il Nord del mondo, democratico, liberale e civilizzato, e il Sud, povero, morso dalla guerra, arretrato e antidemocratico. È sul margine di questa frontiera che si gioca il Grande gioco del mondo contemporaneo. Questa soglia è inafferrabile, indefinibile, non-materiale: la scrittura vi si avvicina per approssimazioni, tentativi, muovendosi nell’inesplorato, là dove si consumano le migrazioni e i respingimenti, là dove si combatte per vivere o per morire. Leogrande ci porta a bordo delle navi dell’operazione Mare Nostrum e pesca le parole dai fondali marini in cui stanno incastrate e nascoste. Ci porta a conoscere trafficanti e baby-scafisti, insieme alle storie dei sopravvissuti ai naufragi del Mediterraneo al largo di Lampedusa; ricostruisce la storia degli eritrei, popolo tra i popoli forzati alla migrazione da una feroce dittatura, causata anche dal colonialismo italiano; ci racconta l’altra frontiera, quella greca, quella di Alba Dorata e di Patrasso, e poi l’altra ancora, quella dei Balcani; ci introduce in una Libia esplosa e devastata, ci fa entrare dentro i Cie italiani e i loro soprusi, nella violenza della periferia romana e in quella nascosta nelle nostre anime: così si dà parola all’innominabile buco nero in cui ogni giorno sprofondano il diritto comunitario e le nostre coscienze. Quanta sofferenza. Quanto caos. Quanta indifferenza. Da qualche parte nel futuro, i nostri discendenti si chiederanno come abbiamo potuto lasciare che tutto ciò accadesse. Quella parola indica una linea lunga chilometri e spessa anni. Un solco che attraversa la materia e il tempo, le notti e i giorni, le generazioni e le stesse voci che ne parlano, si inseguono, si accavallano, si contraddicono, si comprimono, si dilatano. È la frontiera.

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Recensioni dei clienti

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    Claudia Janneth Baquero

    10/02/2018 22:14:41

    Storie di vita e di morte raccontate con la sincera intenzione di denunciare un dramma che ci coinvolge a tutti e che non può continuare a lasciarci indifferenti. Disperazione ed speranza si mescolano nelle sentite e profonde parole di un autore che ha lasciato il segno per la sua bravura e la sua umanità.

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    RICCARDO

    21/07/2016 19:10:27

    Bellissimo libro, giustamente finalista del Premio Terzani 2016. Per capire cosa significa frontiera, migrazioni, respingimenti, vita, morte, sofferenza, violenza, diritti umani. Scritto benissimo; da leggere, comprendere e rileggere per riflettere a fondo sulle storie e gli argomenti raccontati...

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Per quanto in questa storia ci siano anche dei salvati, i sommersi sono tantissimi. Impossibile stabilire quante persone siano morte in questi anni, uccise come bestie dai sequestratori, nel momento in cui hanno capito che nessuno avrebbe pagato per loro. C’è chi dice cinquemila, chi addirittura ottomila. Alganesh tende a pensare che la giusta cifra sia nel mezzo” (p. 116).

Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore contemporaneo, ci accompagna per mano in un viaggio lungo chilometri, dalle coste dell’Africa settentrionale fino alle nostre terre, all’inizio di quella che noi definiamo civiltà. Ci racconta di persone disperate a tal punto da abbandonare tutto e rischiare la vita per sé e per i loro figli, mettendosi in marcia verso l’ignoto. Chi di noi farebbe una cosa del genere? Persone come noi, come tante, che arrivano da diversi Paesi in cui il solo diritto alla vita può essere messo in discussione in qualsiasi istante e da chiunque ti attraversi la strada. Parole ed immagini forti, che non tutti i media portano all’opinione pubblica. Perché se la maglietta rossa di un bambino sdraiato inanime sulla spiaggia può smuovere l’animo di molti, di certo non può essere da meno quello di un disegno più grande dietro questo esodo di massa, come il mercato nero di organi di persone agonizzanti. E la verità resta sepolta sotto metri cubi di acqua salata del Mediterraneo, cimitero di anime ignote e striscia di confine di due mondi: quello povero e quello ricco.

Sanno di essere in Italia, ma non hanno la minima idea della regione in cui sono sbarcati. Non sanno se sono al Nord o al Sud. Nel chiuso del cassone avvertono solo il ronzio delle ruote su strada così come fino a poche ore prima erano imbambolati dal frastuono dei motori dentro la stiva” (p. 256)

L’osservazione più inquietante di Leogrande è quella legata alle decisione dei Paesi “Sovrani” di concentrare gli sforzi sul limitare o bloccare il fenomeno delle immigrazioni coatte, senza per nulla pensare al perché ci siano e tantomeno ad aiutare localmente questi popoli. Alzare una barriera per chilometri lungo un confine può davvero arginare il fenomeno? Oppure l’onda si infrangerà ancora più forte e sfocerà in altri Paesi e in altre aree senza controllo? La frontiera è una linea immaginaria che noi abbiamo tracciato su una carta. Chiuderla significa soltanto voler immaginare che la disperazione al di là di quella linea non esiste. Ma non dovevamo imparare dalla Storia? Sono passati così pochi anni dall’Olocausto eppure stiamo di nuovo rifacendo gli stessi errori. Che Dio ci perdoni!

Si può ridurre il male? Si possono creare delle zone libere all’interno delle quali il suo impatto sia meno devastante? È possibile risolvere le cause che generano la fuga di massa di interi popoli? Riusciamo a dare a quelle cause il nome di stermini silenziosi? E, soprattutto, riusciamo a capire che i viaggi vengono dopo tutto questo?” (p. 312)

Recensione di Marco Cattaneo