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Cesare De Marchi

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2006
Pagine: 384 p.
  • EAN: 9788807016981

Recensioni dei clienti

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    stefano

    02/09/2009 10.50.26

    Non e' una lettura 'leggera', ma e' una lettura veramente piacevole. E'un romanzo, ma sembra una lunga poesia. Soprattutto e' commovente; non credo che una persona, anche solo mediamente sensibile, possa leggere la storia di Abel senza provare empatia, senza interrogarsi sul senso della sua vita (paradigma della vita di ognuno di noi). Vorresti fare qualcosa per lui, per noi, ma non puoi nulla.

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    Pasquale

    17/11/2008 19.35.33

    Quanta tristezza guardare con gli occhi innocenti di Abel un mondo di atrocità dove l'umanità scivola rapidamente verso la nullità. Sensazionale! Grazie De Marchi. Dedicato a chi ha letto romanzi senza senso e a chi non ha ancora letto "Il giuoco delle perle di vetro"di Hermann Hesse.

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    anna

    27/05/2007 21.09.43

    Mi associo ai commenti di chi mi precede. Aggiungo: un libro che mi è piaciuto veramente tantissimo, dove il racconto di vite "ordinarie" assume toni e sfumature "epiche" e dove la profondità del testo è resa "leggera" dalla mano magica di chi lo ha scritto.

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    Ossimoro

    13/03/2007 01.39.51

    Non ho parole...un libro incantevole, lirico e tragico. La storia di Abel, contadino macilento e studente prodigio, si intreccia con una puntualità irresistibile alla la vicenda di conversione del suo precettore, stomacato dallo sfarzo della Roma decadente e godereccia di fine 600 inizio 700 e irretito dalla purezza del protestantesimo come dalla bellezza interiore ed esteriore della bella Annette. Il finale è un pianto alla morte di Dio e alla casualità che uccide i non adatti alla vita. Stile elegante e mai pretenzioso, punti di vista eccentrici e azzeccati (la nascita e l' infanzia di Abel) e il rumoroso, furioso, eloquente silenzio del protagonista che attanaglia il lettore in una morsa micidiale e gli impedisce di staccarsi dal libro. Di sicuro, finora, il più bel libro letto quest' anno! Vielen Dank Herr De Marchi!

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    gdb

    03/12/2006 19.28.10

    L’inquietudine del pastore Radebach, temporaneamente lenita dalla convinzione protestante che le opere non salvano, il suo lucidissimo sconcerto di fronte al “disordine delle cose”, la sua impotenza nel constatare che il reale non è razionale: ecco, le pagine di Cesare De Marchi sono, a mio avviso, tra le più belle che io abbia letto in autori italiani contemporanei. La descrizione dei luoghi in cui si svolge la vicenda (dolcissimi i colori della Roma della giovinezza di Rupprecht..) non è mai invadente o gratuito sfoggio di bello stile. La lingua è curatissima, il periodare è classico, ampio ma impercettibilmente asimmetrico: a volte si nota una lieve inconcinnitas, l’anello che non tiene, il mondo di Radebach che lievemente zoppica ma poi riprende il suo ritmo, almeno fino alla catastrofe. No, non trovo fuori luogo il richiamo ai classici e ai loro temi: la religione, l’amore, il dolore, gli esseri viventi e il loro senso nel mondo. Meritatissimo il Premio Dessì.

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    enrico

    24/10/2006 09.34.00

    Pur affascinato dalla penna sapiente,cosa rara nel modesto panorama degli scrittori italiani contemporanei,ho finito il libro con un senso di incompiutezza.Passate alcune ore,mi sono reso conto che quella sensazione era invece dovuta solo al fatto di essere ormai "fuori" dalla splendida storia di Abel,tenero agnello , spettatore attonito ed al tempo stesso profondamente partecipe del "mondo furioso" grazie ad una peculiare sensibilita',dono raro e terribile.La sua morte improvvisa , ingiustificata , inaccettabile,inspiegabile ,se non proprio per la cieca "furia del mondo",ci appare dunque tragicamente coerente con il sentire suo e del buon parroco Radebach,scosso forse irreversibilmente nel profondo della sua fede. Difficile credere che di questi tempi un autore italiano possa essere riuscito a scrivere un vero "classico" (un doveroso richiamo ai grandi testi ottocenteschi non mi parrebbe affatto fuori luogo) per uso della parola scritta,potenza della descrizione e profondita'di pensiero.Grazie al prof.De Marchi per il dono che ci ha fatto.

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    gianluca guidomei

    16/10/2006 21.14.35

    "La furia del mondo" è soprattutto un autentico gioiello di stile. La narrazione di De Marchi scorre dolce e densa come il miele. Il personaggio di Abel rimarrà nella storia della letteratura, per la sua straordinaria unicità, la sua disarmante sensibilità. Trovo delizioso il fatto che Abel non intervenga mai in prima persona nei dialoghi, come se in fondo non affondasse mai le mani nella marmellata della vita, che per lunghi periodi si trascina, per tutti noi, in maniera alquanto banale. Opera mai retorica, anche se di non facile lettura, credo sia uno dei migliori libri apparsi nel 2006.

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    MonicaG.

    04/10/2006 13.43.13

    Per chi ama letture profonde, non ordinarie. Per chi desidera un romanzo che non è solo la narrazione di una storia, ma un vero capolavoro sul senso della vita.

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    LDA

    22/07/2006 11.38.42

    Non saprei dire se Cesare De Marchi sia "il più grande scrittore italiano vivente". Ma di sicuro, nella mediocrità generale della narrativa italiana contemporanea, posso affermare che Cesare De Marchi è un GRANDE scrittore. E desidero ringraziarlo per averci regalato questo autentico CAPOLAVORO.

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