Il futuro alle spalle

Hannah Arendt

Curatore: L. Ritter Santini
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
In commercio dal: 13 febbraio 2011
Pagine: 158 p., Brossura
  • EAN: 9788815147103
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Descrizione
Si tratta di una selezione di scritti su alcune figure chiave della letteratura tedesca. Scritti durante l'esilio americano, i saggi scoprono una tradizione diversa da quella fissata dalla letteratura nazionale. La maliziosa ironia di Heinrich Heine, la lotta esistenziale di Franz Kafka con le idee del mondo della vecchia Europa, si ricompongono lungo la corrente della "tradizione nascosta" che è quella della coscienza ebraica, della esclusione che non rinnega la propria storia in cui il futuro era precluso dal passato. Accanto ad essi, altre figure che hanno illuminato con il loro scrivere i tempi oscuri della loro epoca: l'intelligenza erudita e ribelle di Walter Benjamin, il poeta e politico Bertolt Brecht e un piccolo e gustoso ritratto di Charlie Chaplin.

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    Cristiano Cant

    29/01/2018 05:28:16

    Nei giorni che scandiscono gli echi di una memoria pubblica che da molte parti viene giustamente omaggiata come merita, non fa male riaprire questo libro e rileggerne alcuni passi. E' una galleria di "coscienze ebraiche" analizzata da una donna eccezionale, per me uno dei grandi geni del Novecento intero. Solo le pagine su Walter Benjamin valgono un tributo assoluto: "Fama, l'ambitissima dea, ha molti volti e si presenta sotto le più diverse forme: dalla notorietà di una storia da copertina della durata di una settimana fino allo splendore di un nome duraturo. La fama postuma è un dono raro e tra i meno ambiti, anche se è meno casuale e spesso più solida delle altre poiché solo raramente si fonda sul semplice fatto commerciale". E' il saggio più corposo, quello in cui la stima e l'affetto verso il grande autore berlinese lasciano liberare alla Arendt lo stesso motto di Cicerone: "Si vivi vicissent qui morte vicerunt", e cioè "come sarebbe stato diverso se fossero stati vittoriosi in vita coloro che hanno vinto in morte". Poi arriva l'eco di Brecht, e nella sua figura l'autrice ci ricorda che "contiamo e facciamo affidamento sui poeti nella vita pubblica e privata", e Chaplin, definito "il sospettato", colui cioè che sfugge ai controlli sociali perché non si sa cosa faccia, il disadattato romantico, spiantato, generoso e pericoloso insieme, illeggibile. E' il tema che apre il volume in verità, il centro del libro nei vari tornanti delle sue biografie: lo Schlemihl, ossia l'uomo sfortunato mezzo sciocco o puro d'animo, non si sa se stupido agli occhi della gente o angelico per pochissimi, traviato o santo. E allora ci si alza fino alle vette di Kafka e ai suoi ignari personaggi condannati, estranei sociali, anonime figure punite senza motivo in alcuni atroci racconti, vere cantine dell'io più nascosto. E' in questo e in tantissimo altro la preziosa necessità che trasmette questo libro, una poetica del perdente che insegna e lascia traccia come pochissimi altri.

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