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Sándor Márai

Traduttore: L. Sgarioto
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2011
Pagine: 163 p. , Brossura
  • EAN: 9788845925955

“Vengono da così lontano. Attraversano paesi e mari ghiacciati. E si riposano qui sul Danubio. Hanno bisogno di grassi. E quanto è priva di scopo la loro vita! Non è così?...”
La donna alza gli occhi freddi e grigi, li fissa in quelli dell’uomo. Con voce rauca dice: “Priva di scopo?...” e si stringe nelle spalle. “Vivono. Vivono con grande energia…”


Fermi in mezzo al ponte sul Danubio che separa le città di Buda e Pest, un uomo e una donna osservano i gabbiani. Gli uccelli sostano qualche istante sulle onde ghiacciate del fiume cercando di bere l’acqua delle piccole pozzanghere che non si sono solidificate. Poi tutti insieme prendono il volo verso est. Sono bestie voraci, hanno lo sguardo obliquo e vengono dal nord. Proprio come lei, Aino Laine, la giovane finlandese che passeggia in compagnia del consigliere del Ministro degli Interni. I due si soffermano sul paesaggio e poi proseguono, per salutarsi infine all’angolo della strada. Si rivedranno tra poche ore per una serata di gala all’Opera.
È un incontro molto strano quello tra il consigliere e la donna. Lei si è presentata alla porta del suo ufficio in tarda mattinata e arrivando ha portato con sé una sferzata di freschezza e un mistero: il suo volto è identico a quello di un’altra donna, Ilona, che morendo ha lasciato un vuoto incolmabile nella vita del consigliere. La reazione dell’uomo al cospetto di quel volto è stata una strana e beffarda ilarità, come se la vita gli stesse tirando un brutto scherzo e lui non volesse darle la soddisfazione di prenderla troppo sul serio. Ha esitato qualche istante prima di farla entrare e poi ha deciso di abbandonare ogni convenevole per riuscire a scoprire tutto di quella donna. È in questo modo che il consigliere inizia a indagare sulla vita della giovane finlandese domandandole ogni particolare senza preoccuparsi né del giusto riserbo né delle buone maniere.
Neanche il pensiero della guerra riesce ad arginare il flusso dei suoi pensieri. L’ultimo atto che aveva controfirmato quel giorno, sanciva infatti l’ingresso in guerra del suo paese. Era un atto definitivamente tragico che lo aveva profondamente scosso, ma l’arrivo di Aino Laine aveva avuto su di lui un impatto ancora più forte. Non aveva creduto neanche per un momento alla sua storia, quella della studentessa in cerca del permesso di soggiorno e di una borsa di studio, anzi aveva subito pensato a qualche strano complotto, a un imbroglio, forse legato agli affari di Stato, forse alla misteriosa morte della sua giovane sosia, Ilona.
Così, prima di rivedere la donna nel foyer dell’Opera, aveva ripercorso ogni momento della sua storia con Ilona e della sua triste fine. Aveva ripensato a suo padre, un pingue farmacista, alla sua tremenda rivelazione e ai suoi sospetti. Alla lezione di chimica a cui aveva assistito per conoscere da vicino l’uomo di cui Ilona era innamorata e che forse l’aveva portata al suicidio. Aveva rivissuto l’amore, la morte, la guerra e quel senso tremendo di vuoto che gli riempiva la vita. Solo alla fine di una lunga notte di confidenze, sospetti ma anche di tenerezza insieme ad Aino, era arrivato alla conclusione che quella donna fosse la personificazione della guerra, “perché la guerra si cela dietro molti travestimenti, e a volte si presenta con un abito di seta come questo.”
Il tempo di Sándor Márai non è mai il nostro tempo. Le sue parole si dilatano, la lingua cesella ogni stato d’animo. Come un medico o un chimico, Sándor Márai descrive lenti e impercettibili movimenti di cellule entrando nelle sinapsi dei suoi personaggi, facendoci vivere ogni singolo pensiero come se contenesse al suo interno lo spirito dei tempi. Per questo, leggere i suoi romanzi, costa quanto la lettura di un grande classico e appaga come un romanzo contemporaneo, perché ogni frase racchiude in sé la passione per la letteratura, che riesce a collegare i grandi intrighi dei popoli con le piccole, strane, storie personali.

Recensioni dei clienti

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    Lina

    16/12/2014 19.47.17

    l'ho rivenduto: non volevo neanche ritrovarmelo in casa, tanto è stato deludente...

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    gioman

    26/01/2013 17.53.58

    Una vicenda da quindici righe diluita in 160 pagine di considerazioni personali nebulose e ripetitive che mettono a dura prova il lettore che voglia scorrerla tutta. Peccato! Sa fare molto di più e di meglio

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    karen

    10/06/2012 19.02.40

    Sempre un piacere leggere questo autore ma a "Il Gabbiano" manca _a mio parere_ qualcosa del più grande Marai.

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    Luciano

    12/04/2012 12.49.15

    Libro complicato, enigmatico e non sempre comprensibile, ma scritto come sempre in modo impeccabile. Più si va avanti con la lettura, più il libro ti prende e ti trascina dentro questa ingarbugliata storia, dove il pensiero di Marai emerge in modo evidente. Ovvero la contaminazione tra sogno e realtà, dove non è sempre evidente quale delle due prende il sopravvento, dove le scelte sono sempre rimandate e non è ben chiaro il finale della storia. Quello che rimane è quella soddisfazione sottile di aver passato bene il tempo, leggendo un bel libro: vera letteratura.

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    Lady Libro

    11/01/2012 18.27.34

    Mi è veramente impossibile dire qualcosa di sensato su questo libro. Ho impressioni talmente confuse e contrastanti che non so proprio come esprimermi. Inizio col dire che questo libro non è affatto semplice: il suo linguaggio articolato e filosofico certe volte mi è sembrato un po'difficile da comprendere fino in fondo. Dopo un inizio molto lento e quasi soporifero, la trama a poco a poco sembra prendere avvio ma ci deve immediatamente ricredere, perchè questa si dissolve come fumo, perchè più del novanta per cento del romanzo è costituito da interminabilissimi (e lo ripeto: interminabilissimi) dialoghi pieni d'ogni genere di riflessioni sulla vita, l'esistenza, il caso, la morte, la clonazione,... Oltretutto sono discorsi che raramente uscirebbero dalla bocca di un funzionario politico come protagonista (a meno che non abbia determinate conoscenze in ambito filosofico) e di una semplice donna (vabbè che in questo caso c'è il fattore del mistero, ma non basta granchè come scusante...). Mi son sembrati dialoghi inutili degni di uno con il blocco dello scrittore che, non sapendo che scrivere, butta sul foglio le prime cose, anche insensate, che gli passano per la testa, giusto per riempire il foglio e scrivere tante pagine (che poi tante non sono...). Tutta la storia inoltre mi è sembrata abbastanza surreale e forzata (dopotutto, quando mai una donna accetta subito al primissimo incontro le proposte di uno sconosciuto mai visto prima e gli fornisce informazioni strettamente personali?) nonostante volesse dare l'impressione di sembrare sufficientemente reale ed eterea al tempo stesso. Un mix non riuscito? Chi lo sa! Forse sono io che non l'ho capito, ma il Sandor Marai del bellissimo libro "L'eredità di Eszter" (anche questo ricco di infiniti dialoghi, ma almeno erano sensati, carichi di sentimento e soprattutto razionali) non sono riuscita a riconoscerlo. Non consiglio questo libro a chi non ha mai letto nulla di questo scrittore.

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    fabiem

    26/09/2011 14.32.20

    dopo un incipit accattivante, il romanzo si intriga in un monologo assolutamente noioso e prolisso. Fatta eccezione per alcune parti veramente interessanti e, perchè non?, affascinanti come quelle che occupano la descrizione di Aino Laine al momento del suo ingresso all'Opera, si arriva al termine della lettura quasi "ciondolando". E con la sensazione che l'autore abbia molto, molto tempo impiegato per costruire un soggetto incomprensibile e privo di emozioni.

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    silvana

    18/07/2011 00.04.15

    Libro non facile ma proprio per questo, da leggere tutto d'un fiato, per viverlo meglio. Lettura sconsigliata a chi non conosce l'autore. E perchè allora, non provare a conoscere la sua unicità leggendo Le braci o Divorzio a Buda, L'eredità di Eszter, La donna giusta, I ribelli?

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    giovanni

    19/06/2011 01.11.37

    La stoffa di un grande scrittore si vede soprattutto quando sul piano del contenuto è poco ispirato se non totalmente in confusione. In questo libro pare che Marai bisticci con la trama, la storia non è fluida, ci vuole molta pazienza e soprattutto amore per il grande ungherese per arrivare all'ultima pagina, io ci sono arrivato, un po' perso, ma sempre ammaliato dall'elegante stile di Marai. Mirabile è il brano a pag. 131-132 sul congedo della giovinezza: un capolavoro incastonato in un libro un po' deludente.

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    Phil

    17/06/2011 01.17.10

    Imperdibile...come tutti i migliori romanzi di Marai!

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    Fabio Scarnati

    16/06/2011 13.04.54

    Spiace mettere un voto basso a Sandor Màrai, ma lo scrittore ungherese ci ha abituato a ben altre prove. Non dò il voto minimo solo perchè è di Marai che stiamo parlando. Certamente lo stile, come sempre, per chi già conosce questo autore, non si discute. Ma questo romanzo scritto nel 1943, cioè appena un anno dopo il suo riconosciuto capolavoro, "Le braci", dal punto di vista qualitativo dell'intreccio, si rivela terribilmente debole e di una sterilità disarmante che è impossibile non qualificarlo come un'opera minore della sua sterminata produzione. Romanzo la cui lettura può tranquillamente essere evitata e a chi non conosce ancora questo autore non consiglierei certo di partire da questo libro. Ho notato che sta avvenendo con Màrai un po' quello che è accaduto con le opere di Simenon, i cui romanzi più validi sono in pratica già stati tutti, o quasi, pubblicati. C'è da chiedersi come mai l'Adelphi, nel suo pur lodevole intento di riscoperta di questo grandissimo scrittore con la pubblicazione di tutte le sue opere,(iniziata, appunto, nel 1998 con l'uscita de "Le braci"),non abbia trovato proprio niente di meglio che pubblicare questo lutulento romanzo. Che le opere veramente valide di Marai siano terminate? Non credo...forse bisognerebbe cercare meglio all'interno della sua vasta produzione quelle opere che valgono veramente la pena di essere pubblicate. Magari prima di altre.

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