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Massimo Bucciantini

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2003
Pagine: XXVII-359 p., Rilegato
  • EAN: 9788806165963
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Sono tra i pochi a dirsi copernicani già prima del 1600; sono tra gli altrettanto pochi a credere che Dio abbia scritto il libro della natura in caratteri matematici; entrambi, anche se per motivi diversi, hanno subito le attenzioni delle autorità religiose dei loro paesi. Eppure, i rapporti tra Galileo e Keplero non sono andati oltre alcune profferte di amicizia e qualche occasionale e momentanea collaborazione nella battaglia per la costruzione e l'affermazione del modello eliocentrico. A cosa è dovuto questo paradosso? a semplice rivalità professionale? all'incolmabile fossato che separa ormai mondo cattolico e mondo riformato? alla contrapposizione di due diversi modelli estetici, che impedisce a Galileo di accettare l'ellitticità delle orbite dei pianeti scoperta da Keplero, come suggerì Erwin Panowski? allo scontro tra due personalità incompatibili, tra il mistico ed ermetico Keplero e il razionalista e concretamente attaccato all'esperienza Galileo?

Massimo Bucciantini parte da questi interrogativi e per rispondere prende in esame il carteggio tra Galileo e Keplero, che si estende su una ventina di anni e si addensa intorno a tre momenti: l'invio allo scienziato pisano del Mysterium cosmographicum, nel 1597; la pubblicazione nel 1610 del Sidereus Nuncius e il coinvolgimento di Keplero in questa fase della lotta galileiana a favore del sistema copernicano; la stampa del Discorso sulle comete, nel 1618.

Lo scambio epistolare tra Galileo e Keplero risulta comprensibile solo se viene inserito nel contesto storico e culturale in cui si svolge. Dall'esame attento di fonti edite e inedite, compiuto da Bucciantini, emerge che fin dal 1597 la distanza tra i due scienziati è determinata da un diverso rapporto con Tycho Brahe e con Copernico. Maestro mai rinnegato per Keplero, Brahe è per Galileo l'avversario da battere, colui che ha elaborato le più insidiose critiche al copernicanesimo, che si è sempre opposto alla totale unificazione di cielo e terra, che ha elaborato la vera alternativa cosmologica all'eliocentrismo. Quanto a Copernico, Galileo riconosce alla sua opera uno statuto autenticamente filosofico che invece Keplero, come molti contemporanei, gli nega. Per l'astronomo tedesco è infatti necessario procedere oltre, secondo due direttive: bisogna cercare la spiegazione del moto dei pianeti a livello propriamente fisico e bisogna fondare a livello metafisico e teologico l'ordine geometrico che regna nel sistema solare. Certo, anche Galileo crede che si debba procedere oltre Copernico, ma la direzione della sua indagine è diversa, anche quando si pone le stesse domande di Keplero: procede a un'unificazione a tutti i livelli di mondo celeste e mondo terrestre, innanzitutto elaborando una scienza del moto che possa spiegare i movimenti dei pianeti così come la caduta dei gravi.

Merito delle analisi di Bucciantini è di restituire unità e coerenza al percorso galileiano: l'interesse per l'astronomia e quello per la meccanica si integrano perfettamente, e il Sidereus Nuncius non segna l'inizio, brillante ma quasi casuale, della sua avventura copernicana, bensì il momento in cui l'adesione di Galileo al sistema eliocentrico diventa esplicita e pubblica, dopo essere stata al centro delle sue preoccupazioni fin dal periodo padovano. Certo, non è il Sidereus Nuncius l'opera in cui l'unitarietà del percorso galileiano emerge più nettamente: lo scritto del 1610 è volutamente concepito come uno scarno racconto di osservazioni astronomiche e un'esposizione stringata delle conclusioni che se ne potevano trarre, privo di qualunque riferimento al dibattito e alla tradizione in cui si inserisce, dal punto di vista sia astronomico sia filosofico. Sarà per l'appunto Keplero a rendere esplicito quale sia la posta in gioco e quali retroscena si nascondano dietro le nude parole di Galileo, quando non esiterà a schierarsi apertamente a favore delle sue osservazioni astronomiche. L'impegno di Keplero è generoso, ma non privo di tornaconto: la sua lettura del Sidereus Nuncius vuole mostrare la perfetta consonanza tra le osservazioni telescopiche e il sistema del mondo delineato nel Mysterium cosmographicum e mira anche a stabilire una gerarchia dei saperi che pone Galileo un gradino più in basso di lui, dal momento che si limita a fornire dati osservativi, senza però indagare le cause delle cose (costruisce e usa un telescopio, ma non scrive di ottica; descrive il cielo, ma non spiega perché esso ci mostri questo determinato aspetto).

Questo improvviso momento di avvicinamento svanisce presto. Galileo rifiuta di lasciarsi inquadrare nel ruolo di semplice accumulatore di dati osservativi destinati a essere interpretati da Keplero; anzi, con le Istorie e dimostrazioni intorno alle macchie solari appaiono anche i primi segni di una filosofia galileiana, intesa come disciplina in grado di svelare la natura dell'universo. Sono anni in cui gli scritti editi e inediti di Galileo lasciano intravedere numerose piste, poi non esplorate, che portano ad audaci ipotesi sulla natura del rapporto tra pianeti e sole e sul ruolo di quest'ultimo nel sistema solare. Tutte convergono in un punto: l'unificazione di fisica terrestre e celeste, la convinzione che tutti i fenomeni siano spiegabili secondo le stesse leggi e che ci sia anzi un'intensa interrelazione fra terra e cielo. Sono proprio queste le convinzioni che spingono Galileo negli anni successivi ad avanzare delle ipotesi sulla natura delle comete molto lontane da quelle elaborate de Keplero: certo c'è, ancora una volta, il desiderio di opporsi a Tycho, ma pensare le comete come prodotte da vapori generati dai pianeti significa anche usare per questi corpi celesti lo stesso tipo di spiegazione usato per le macchie solari e per le novae.

Al di là e prima di tutto questo, l'opposizione tra Galileo e Keplero è radicata nella loro differente concezione di Dio e del suo rapporto con il mondo e con l'uomo. Il Dio di Keplero nel creare l'universo ha usato le stesse leggi geometriche che presiedono alla mente umana. L'uomo è dunque in grado di riconoscere le strutture archetipe che stanno alla base della costituzione di un mondo che per lui espressamente è stato creato. Nessuna traccia di antropocentrismo, invece, in Galileo, che è ostile a ogni forma di finalismo; il suo Dio ha sì seguito leggi matematiche nel creare il mondo, leggi che siamo in grado di scoprire, ma non ci ha fornito nessuna chiave in grado di elaborare spiegazioni a priori e totalizzanti della realtà. Solo un attento esame dei particolari ci può mettere in grado di elaborare le necessarie dimostrazioni. La ricerca di Keplero parte da Dio e dai caratteri della sua azione creatrice: tutta la sua vita è fortemente segnata dalla convinzione di fare parte di un disegno divino. Quella di Galileo invece fa comparire Dio sulla scena solo all'ultimo atto, come colui che ha stabilito le leggi che guidano la cosmogonia platonica del Dialogo sui massimi sistemi; il ricorso a Dio è, in definitiva, dovuto soltanto al fallimento del tentativo di elaborare una scienza unitaria del moto.

Se Galileo e Keplero non si sono mai incontrati, nonostante le indubbie affinità che li univano, è dunque soprattutto perché i loro progetti di rafforzare e completare il sistema copernicano hanno seguito vie divergenti, determinate da una diversa impostazione teologica e filosofica. Bucciantini ricostruisce con finezza la fitta rete di relazioni e di contatti indiretti fra i due scienziati e motiva puntualmente le ragioni storiche, scientifiche e filosofiche delle loro scelte. Ne emerge un nuovo profilo, ricco e convincente, di due figure-chiave dell'età moderna, non più ricondotte agli stereotipi di un razionalismo saldamente ancorato nella sperimentazione (Galileo secondo Stillman Drake) e di un misticismo occultista legato alle speculazioni rinascimentali (il Keplero di Frances A. Yates), o di una salda professionalità teorica contrapposta a una felice ma inefficace capacità intuitiva (Keplero e Galileo secondo Hans Blumenberg). Di riflesso, è l'immagine di tutto il dibattito fisico e astronomico tra Cinque e Seicento a uscire rinnovata da questo studio importante.