Generazione ribelle. Diari e lettere dal 1943 al 1945 - copertina

Generazione ribelle. Diari e lettere dal 1943 al 1945

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Curatore: M. Avagliano
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Storia
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 9 maggio 2006
Pagine: XXXIII-448 p., Rilegato
  • EAN: 9788806183080
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Gaia la libraia

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La ricerca da cui è nato questo libro ricostruisce dal vivo una cronaca dei due anni della Resistenza italiana, scandita attraverso i diari e le lettere ai familiari alle fidanzate o agli amici dei partigiani, di militari e di deportati. Ne scaturisce un racconto di quei giorni "scritto" dagli stessi protagonisti. Un diario non viziato dal clima del dopoguerra e dalle varie interpretazioni storiografiche sul movimento di Liberazione, ma che invece trasporta anche emotivamente chi legge - come un susseguirsi di vertiginosi flashback - dall'illusione del 25 luglio 1943, con la caduta del regime fascista e dei suoi simboli, fino all'aprile del '45.
Nell'accostarsi in tutta la sua straordinaria complessità al biennio 1943-45, la storiografia ha dedicato un'attenzione crescente agli individui e alla motivazioni che ne determinarono le scelte dopo l'8 settembre e di fronte all'occupazione tedesca. Da questo punto di vista i documenti più preziosi sono indubbiamente le lettere e i diari privati, ossia quelle fonti coeve che con più immediatezza – si sarebbe tentati di scrivere "naturalezza" se non richiedessero anch'essi una costante attenzione critica – ci restituiscono il clima del momento, le impressioni e le reazioni sollevate da avvenimenti e vicende che successivamente nella memoria della resistenza, privata o pubblica, individuale o collettiva, avrebbero poi assunto un significato diverso da quello loro inizialmente attribuito con il risultato, spesso, di ridimensionare molti degli elementi e delle dimensioni più significative di quell'esperienza storica.
"Restituire" la parola ai protagonisti di quei giorni, senza alcun intendimento celebrativo, è la ragione di questa raccolta curata da Mario Avagliano, che si compone di testi inediti o poco noti, tutti destinati a una ricezione privata o personale. Impossibile nel leggerla non istituire un parallelo con il celebre libro di Malvezzi e Perulli, da cui però il lavoro di Avagliano si discosta significativamente per due motivi. Innanzitutto perché i testi qui raccolti non furono scritti in una situazione estrema, quale l'approssimarsi di una esecuzione capitale, ma, per quanto risentano dell'eccezionalità degli avvenimenti, sono nella loro maggioranza riconducibili alla "quotidianità" di quegli anni. Inoltre il libro di Avagliano non raccoglie soltanto testi di partigiani, ma, opportunamente, di tutti coloro che la storiografia ci ha abituati a riconoscere come "resistenti": i deportati politici, i militari italiani internati, i militari che parteciparono alla resistenza nei Balcani, o ancora quanti combatterono al fianco degli alleati nel Corpo volontari della libertà.
Intervallando, con grande efficacia narrativa, pagine di diario a lettere private, testi ora sgrammaticati a testi non privi di qualche pretesa "stilistica", personaggi celebri e "mitici" a eroici sconosciuti, Avagliano compone una cronaca "dal vivo" delle vicende resistenziali, restituendoci le aspettative e le ansie di quei giorni, dal 25 luglio al 25 aprile, ma anche gli aspetti apparentemente più banali, la dimensione più intima e privata della resistenza. Colpisce l'eterogeneità degli autori (di cui il libro in appendice propone anche una serie di schede biografiche): padri e figli, uomini e donne, militari, sacerdoti, quadri di partito, intellettuali o operai, comunisti, socialisti, azionisti, monarchici, cattolici, tutti accomunati, pur nella difformità delle loro opzioni ideologiche (peraltro in divenire), dalla comune tendenza ad avvalersi nella scrittura del richiamo a immagini e valori tradizionali (su tutti l'amor di patria e, per molti, il cristianesimo), connotandoli però, spesso inconsapevolmente, di un nuovo significato, quella comune aspirazione a un integrale rinnovamento democratico della società italiana, alla giustizia e alla pace, che avrebbe trovato la sua più alta espressione nella nostra carta costituzionale.
  Cesare Panizza
Note legali