Il genio nell'occhio d'usignolo

Antonia Susan Byatt

Traduttore: A. Nadotti, F. Galuzzi
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 1995
Pagine: 115 p.
  • EAN: 9788806138486
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    Olivella Bracci

    23/06/1999 10:54:28

    Questo breve romanzo è una magnifica favola per adulti. Chi non ha mai desiderato, leggendo una favola orientale, di trovare un genio della lampada ed esprimere i fatidici tre desideri? A trovare il gnio, questa volta, è una donna matura e colta, cosa gli chiederà? Ma quello che è interessante nel romanzo è soprattutto l’incontro con il genio, e con la cultura orientale. La donna del nord conquistata dalla sensualità e dal calore mediterraneo, è un tema caro alla letteratura inglese (“Camera con vista”, “Un incantevole aprile”). La protagonista e l’ambiente sociale in cui si muove sono quelli cari alla Byatt e poco descritti in tempi moderni dei critici letterari. La lettura è molto scorrevole, peccato che sia così breve.

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scheda di Maglioni, S., L'Indice 1996, n. 1

Gillian Perholt è una narratologa accademica e un po' pedante che viene invitata dall'amico Orhan a tenere una lezione ad Ankara per il convegno "Storie di vite di donne". Le storie lei non le narra, le esamina con un certo distacco e le interpreta finché, un giorno, non si trova completamente posseduta da una cultura a lei estranea. In questo universo fiabesco si muove con una leggerezza che credeva ormai perduta, ascolta racconti fantastici e se ne nutre. Ma è solo al Gran Bazar di Istanbul che ha inizio la vera metamorfosi di Gillian. È quando, sorseggiando del caffè turco in un negozietto, trova una bottiglia polverosa e decide di comprarla. La boccetta è di vetro, e più precisamente di èesm-i bülbül, occhio di usignolo. Forse questo materiale si chiama così perché gli usignoli hanno occhi opachi e trasparenti. E la cultura turca pullula di usignoli. "Prima dell'inquinamento", - racconta Orhan, - "prima della televisione, tutti uscivano a passeggiare sulle sponde del Bosforo e nei parchi, per sentire i primi usignoli dell'anno. Era bellissimo. Come i giapponesi con i fiori di ciliegio. Un intero popolo che passeggia quietamente nell'aria primaverile, in ascolto". Arrivata in albergo Gilian tenta di aprire la bottiglia e, come in un racconto de "Le mille e una notte", vede comparire un ginn: da questo incontro sensuale e malinconico ritroverà il proprio corpo e scoprirà che, oltre a essere scienziata del narrare, è anche e soprattutto personaggio.