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Anna Chiarloni

Editore: Franco Angeli
Anno edizione: 1998
Pagine: 144 p.
  • EAN: 9788846408709

rubrica "fatti in casa" di Papuzzi, A. L'Indice del 1999, n. 01

Quale bilancio della caduta del Muro e dell'unificazione della Germania hanno fatto gli scrittori tedeschi? Questo interrogativo tiene insieme gli scritti critici che compongono il volume e ne fanno un vademecum per conoscere la vicenda dal punto di vista della vita culturale e delle scelte esistenziali, non soltanto da quello dei processi politici e delle questioni monetarie.Come Chiarloni ricorda nella premessa, le speranze suscitate dall'Ottantanove si coagularono, in particolare per gli intellettuali che avevano attraversato l'utopia socialista, avevano assistito all'esodo in Occidente e si erano battuti per una confederazione tedesca, nell'inquieta domanda che si affaccia alla coscienza di Christa Wolf: "Cosa resta?".

Perciò i tredici scritti della raccolta presentano la coerenza d'un saggio organizzato in ordine cronologico, dall'intervento con cui Martin Walser affrontò pubblicamente, su "Die Zeit", nel 1988, il polemico tema della nazione divisa, alle posizioni anche recenti espresse da Gunter Grass, "lo squalo nella vasca di sardine del perbenismo", sulla riunificazione e sull'immigrazione.Tre capitoli dominano l'impianto: il quarto, che propone l'analisi di Geografie, testo poetico di Heiner Müller; il nono, che studia Iphigenie in Freiheit, una pièce teatrale di Volker Braun che risale al 1992; il dodicesimo, che si occupa di Ich, romanzo di Wolfgang Hilbig, scrittore dell'Est di 58 anni, cresciuto in una famiglia di minatori.

Attorno si sviluppa un intreccio di argomentazioni, in cui appaiono il citato Walser e l'espulso Biermann, quindi il romanziere Stefan Heym, trasferitosi dall'America nella Ddr all'inizio degli anni cinquanta; naturalmente anche Christa Wolf e Gunter Grass.Chiusura sull'immagine dei teloni bianchi con cui Christo avvolse il Reichstag e dell'immenso e spoglio vano bianco al centro del padiglione della Germania all'ultima Biennale di Venezia: "Come il vasto campo di una storia che aspetta di essere scritta".

I percorsi che suggeriscono gli andirivieni dell'autrice nella crisi tedesca sono facilitati, al lettore comune, da un apparato di informazioni che è raro avere a disposizione in volumi di questo tipo: non solo l'indice dei nomi, ma anche venti pagine di note biografiche su tutti gli autori citati nei testi, da Juret Becker a Rolf Hochhuth, da Heiner Müller a Hans J. Schadlich.