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Émile Zola

Collana: Classici
Anno edizione: 1994
Formato: Tascabile
Pagine: 640 p.
  • EAN: 9788817169998

Recensioni dei clienti

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    nihil

    06/06/2014 11.01.43

    Semplicemente un capolavoro. La vicenda dei minatori, sfruttati sino all'osso e privi di speranze, rassegnati da sempre, convinti che non ci siano altre possibilità, si stravolge con l'arrivo di Stefano, che getta il seme della ribellione. Storia applicabile alla STORIA. Vi si può leggere la nascita del comunismo, inteso come ricerca della parità di diritti, la ribellione ad una vita quasi animalesca e strizzata dalla miseria, il fatto che il capitale vincerà sempre e soprattutto vi si legge che non molto, in termini diversi, è cambiato da allora. Attualmente si può dire che si sta ripercorrendo la strada dei diritti alla rovescia, si stanno di nuovo perdendo, i lavoratori sono ricattati ora come allora. Le pagine che riguardano lo sciopero, la violenxìza che ne consegue, racconta come sia difficile fermare la rabbia dei disperati, esaurita la quale, si rassegnano sconfitti. Sino alla prossima volta.

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    Angelo

    08/12/2013 12.49.44

    Non voglio dare ancora un giudizio a questo splendido romanzo (sono quasi a metà e lo amo ogni giorno di più). Ma mi preme sottolineare l'obbrobrio di questa edizione: satura di refusi (da contarne quasi uno in ogni pagina) e corredata da una tradizione obsoleta, resa ancor più fastidiosa da una veste tipografica fatta coi piedi. Come rovinare un capolavoro. E, piccolo consiglio: optate per un'altra edizione.

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    P.G.

    11/09/2013 17.50.08

    E' vero: la consapevolezza del retaggio di miseria della condizione umana, come scrive Zola, è, spesso, un dolore troppo forte per essere sopportato. Con un linguaggio crudo, fatto di feroce realismo, questo classico della letteratura francese si staglia come uno scoglio scuro e minaccioso in mezzo all'oceano. Sofferenza, lotta per la sopravvivenza, caos, non senso: si rischia di restare senza fiato e senza più argomenti. I rari lampi di poesia pura, come l'abbraccio fraterno tra Negrel ed Etienne, gettano una tenua luce su pagine "nere" come l'inchiostro. Non c'è spazio per alcun "dio", quando c'è da guadagnarsi il pane quotidiano? Sì, è ovvio pensarlo, ma è comunque pericoloso viverlo. La storia ce l'ha insegnato.

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    nico

    25/06/2012 11.16.18

    Il carbone.... ti sembra di toccarlo, ne senti l'odore, ne vedi il colore, nero come il destino dei minatori e delle loro famiglie nella Francia degli scioperi del 1870; solidarietà, amori, tradimenti, opportunismi e tanto altro sono magistralmente descritti in questa straordinaria "cronaca"; in aggiunta, la descrizione scientifica sull'attività estrattiva - che presuppone una profonda ricerca da parte di Zolà - rende chiare le cause delle frequenti grandi tragedie avvenute nelle miniere di carbone dell'epoca (e anche più recenti..). Grande libro.

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    Maxim

    04/02/2010 21.39.37

    Mi è piaciuto molto non solo perchè parlava di vita quotidiana, amori, coraggio ( tutto con un tocco realista ) ma anche perchè ha una bella consistenza. Lo consiglierei a chi è interessato a quel periodo storico, alle idee circolanti ma anchi a chi piace amore e coraggio.

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    Valter

    23/05/2008 09.51.35

    Un meraviglioso affresco della vita in un distretto minerario nella Francia di fine '800. I drammi personali e collettivi si fondono in un'opera di grande respiro. Uno dei libri che salverei in qualsiasi condizione.

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    elena

    10/09/2006 18.57.45

    Non è che sia un brutto libro; rispetto a molte opere di infimo valore che la letteratura soprattutto moderna - ahimè! - offre, è da considerarsi un'opera d'arte, sia per il modo in cui Zola scrive, sia per gli originali espedienti che adopera al fine di integrare le varie scene; ma quello che non capisco è perchè gli operai si ribellino a una situazione disumana pur sapendo fin dall'inizio di cadere in una situazione ancora più disumana. Un esempio lampante: la scena della sparatoria sulla folla. Perchè, dico, essi provocano i militari incerti sul da farsi, lanciano improperi, se ne infischiano dei ripetuti avvertimenti facendo gli eroi, e quando i militari, esasperati ed impauriti, sparano, si stupiscono tanto? Ovviamente questo concetto è l'elemento portante dell'intera opera e dell'ideologia di Zola; e infatti non mi vergogno di dire che se non avessi ammirato con tutta me stessa lo stile quasi insuperabile dell'autore, la finezza delle introspezioni psicologiche, il perfetto equilibrio fra siuazioni contemporanee e non contemporanee, non mi sarei nemmeno scomodata a scrivere questa recensione.

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    Samuele

    14/12/2004 22.08.20

    Un bel libro per ricordare che manifestare i propri diritti è una cosa veramente bella. Un libro non nuovissimo ma sempre attuale. Ho deciso di leggerlo per la scuola e devo ammettere di aver fatto una bella scelta. Anche se il finale non mi è piaciuto granché: Stefano decide di lottare ma è il primo a smettere di farlo...sarei stato contento se fosse morto nella miniera......resistenza!!!!!!Sempre!!!!

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    Bartolomeo Di Monaco

    29/06/2002 22.14.45

    È il romanzo epico di Zola. Tutto si svolge nel periodo ristretto di pochi mesi. A Montsou, un piccolo villaggio di minatori situato nel Nord della Francia, arriva Stefano Lantier, il fratellastro di Nanà, con le sue idee di voler cambiare il mondo. Entrato come operaio nella miniera, insofferente delle disumane condizioni di lavoro dei minatori, li conduce allo sciopero: due mesi e mezzo di dura lotta, la cui narrazione tragica e coinvolgente costituisce il nucleo della storia, fino al sabotaggio perpetrato dal rivoluzionario e scontroso Suvarin, che porterà alla catastrofe nella miniera. Come il suo arrivo solitario aveva aperto il libro, così la sua solitaria partenza ne costituisce la chiusura, e sebbene lo sciopero sia fallito, in Stefano resta la speranza di una prossima rivoluzione, quella che, meglio organizzata, riuscirà a portare giustizia. Il romanzo ci fa incontrare all'inizio, nel capitolo 2, la famiglia Maheu, nel momento in cui si sveglia, ancora notte, per recarsi alla miniera. È un capitolo di rara bellezza, come i successivi 3, 4 e 5 in cui con grande suggestione ed efficacia viene minuziosamente osservato il lavoro nei neri e terribili cunicoli della miniera. È in queste pagine che facciamo la conoscenza di Caterina, una figurina esile ma tenace, di cui Stefano subito s'innamora, ma che finisce invece, dopo uno stupro, nelle braccia del violento Gran Chaval. Caterina morirà nel disastro della miniera, vanamente aiutata da Stefano. Ancora una volta Zola ci mostra un'umanità sofferente e umiliata, un'umanità il cui riscatto, ci fa intendere, non potrà non arrivare un giorno: i borghesi di Montsou capivano "che la rivoluzione sarebbe continuata a rinascere senza tregua, domani stesso, forse". Figure straordinarie sono quelle della Maheude, della giovane Mouquette, di Alzira, la sorella deforme di Caterina, che accudisce alla casa come una persona grande, e che morirà di stenti durante lo sciopero, e anche il fratello di lei, l'irrequieto Gianlino.

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