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Traduttore: D. Vezzoli
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788807883682

35° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Fantascienza - Fantascienza

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Recensioni dei clienti

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    Simone Tribuzio

    29/06/2017 17.20.11

    John (l'io narrante) sta scrivendo un romanzo sul giorno in cui venne sganciata la bomba atomica su Hiroshima, intitolato appunto Il giorno in cui il mondo finì. Su una figura in particolare vuole indagare, il Premio Nobel Felix Hoenikker, uno dei padri dell'invenzione dello strumento che ha devastato la città di Hiroshima nel 1945. John vuole soverchiare e raccontare il lato umano di Felix e dei suoi tre figli: Angela, Frank e Newton. Lo scrittore attraverso delle epistole con i figli di Felix comincerà a dedicarsi totalmente a questa ricerca umana di Felix, non scienziato, ma uomo ed educatore dei suoi figli prima di tutto. Ma Felix pare che abbia lasciato ai figli una scheggia di "Ghiaccio-nove": altra sua invenzione che pare possa cristallizzare/ghiacciare istantaneamente l'acqua; con il rischio di congelare l'acqua di tutto il globo, portando delle conseguenze apocalittiche. La biografia del Premio Nobel porterà lo scrittore John (o Jonah) a trasferirsi in uno stato esotico, dove viene praticato il culto del Bokononismo, una religione/corrente filosofica fondata da Bokonon, che ha adepti in tutto il mondo e nella misteriosa località esotica in cui si svolgerà la seconda parte del romanzo. Ghiaccio-nove è una dimostrazione della stupidità e dell'irresponsabilità, tutte incarnate goffamente dall'umanità, sulle sue spalle gravano gli errori universali compiuti nella storia. La cifra stilistica dello statunitense è caratterizzata da un debordante humor nero, Per non parlare poi dei momenti di puro candore dei diversi personaggi che si rivelano pagina dopo pagina, sequenza dopo sequenza. Vere e proprie maschere della nostra (e dell'allora) società e della religione. Proprio su questa Vonnegut ne fa una mastodontica decostruzione. Il finale soverchia meravigliosamente tutta la fabula, dimostrandosi in tutto il suo nero (attuale) realismo. Annichilisce anche il lettore più navigato, perché dotato di una potenza narrativa ancora pulsante. Un feroce monito.

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    PROT

    31/05/2016 17.48.33

    Libro di non facile lettura ma indubbiamente originale... a mio modesto parere Wallace (del quale ho letto "la scopa del sistema"), ha attinto parecchio da Vonnegut, stesse atmosfere surreali e stessa difficoltà di lettura

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    Giuseppe Russo

    19/06/2014 14.16.31

    Distopia, eterotopia, costruzione ad imbuto che spinge il lettore in un vortice caratterizato da una ricchezza crescente di senso quanto più appare inverosimile la narrazione, «Cat's Cradle» (1963) rappresenta uno dei vertici assoluti nella produzione di Vonnegut. Non c'è da stupirsi se questo libro gli fruttò una laurea ad honorem in antropologia: gli interrogativi che solleva (e che affonta) riguardo la condizione umana quando l'Occidente è ormai al suo declino sono talmente decisivi, che risulta perfino difficile immaginare come sia riuscito a contenerli in sole 215 pagine. Direi che il mistero di fondo, alla base dell'intera idea romanzesca, è di tipo kantiano ed è affrontato nelle prime pagine del testo: come possa l'uomo, dinanzi all'evidenza scientifica dell'insensatezza del creato, continuare ad avere tanto bisogno di credere che esista uno scopo per ogni cosa. La religione bokononista, il talento tangenziale dello scienziato folle, il villaggio perfetto in cui tutto è controllato e nessuno desidera nulla, dove «c'erano molti cani, ma nessuno abbaiava» (p. 107), tutto questo non fa che alimentare una condizione di perenne schizofrenia, che è quella del mondo che abbiamo deciso di costruire e dal quale non possiamo più andar via.

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    Ludi

    01/09/2009 17.47.17

    Storia strampalata e di difficile lettura. Ho trovato il libro pesante al punto di farmi forza per andare alla fine. Io vorrei invece che un libro mi trascinasse...Capisco che ci possono essere delle chiavi di lettura diverse nella storia del ghiaccio-9, ma non l'ho certo trovato un libro per l'estate. Ovviamente non mi sentirei di consigliarlo a nessuno.

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    Laura

    27/03/2007 14.08.15

    Bellissimo libro, mi è piaciuto un sacco, la storia del ghiaccio nove è stata senz'altro azzeccata, adoro leggere i suoi libri perchè sono contro la guerra. Riesce a raccontare di certi argomenti atroci, come la distruzione della terra, o bombardamenti di città ecc. con una certa ironia che rende la lettura leggera.

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    Mimmo

    27/07/2006 15.40.03

    Che bello leggere Kurt vonnegut.Questo grande scrittore, attraverso storie che possono apparire superficialmente strampalate,ci parla della storia, della religione,della guerra e della nostra idiozia(il discorso dell'ambasciatore Minton,verso la fine, è da lacrime).Tutto torna nei libri di Vonnegut,ed è anche bello leggerlo o cercare di leggerlo tra le righe,perchè ho avuto la sensazione che lui giochi con il lettore seminando indizi,sia qui,ma anche in "Mattatio N°5"(i "piedi bianco avorio" di Pilgrim in "Mattatoio..",la goletta di Bokonon in questo che quando toccherà mare lo farà "il giorno in cui il mondo finirà"),poi,a noi,al nostro libero arbitrio(concetto tanto caro allo scrittore) l'interpretazione del testo.Fatto stà che Vonnegut è da leggere se non altro perchè fa veramente bene al cervello.

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    Lorenzo Berti

    05/04/2006 09.36.59

    E' uno dei migliori libri di Vonnegut (di sicuro, il migliore fra quelli che ho letto io). L'autore ha una peculiarità di scrittura molto particolare: ci senti la partecipazione e il distacco al tempo stesso, lo straniamento e l'apatia mescolati alla analisi lucida e profonda. Spesso è difficile "entrarci", in un libro di Vonnegut, specie per quel che riguarda le prime pagine, in cui dati bislacchi e apparentemente senza significato o importanza si accumulano. Ma poi c'è qualcosa che rimette insieme tutto. Una luce che si accende all'improvviso e dà al tutto dei colori seducenti e del tutto unici. Merita, davvero. Casomai, ancora... il prezzo...

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    Alberto B.

    15/12/2005 12.06.09

    Libro “forte”, di denuncia.La storia però l’ho trovata debole e confusa con un finale inatteso ma scialbo. Non è il genere di libro che prediligo, ma avevo attese maggiori vista anche una sua citazione in un recente film con Al Pacino.

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    David

    07/11/2005 20.53.10

    Voce fuori dal coro, devo confessare che questo libro non mi ha entusiasmato. Confesso che non conoscevo l'autore e forse non ho la preparazione per esprimere un giudizio lusinghiero come quelli che mi hanno portato ad acquistarlo. Forse le aspettative erano troppe. Un buon libro, latore di una bella critica alla società e alla sua vacuità ma niente di sconvolgente.

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    Gigi

    03/02/2005 17.24.25

    Libro che ripercorre la fine di un’era, un’era ancora da venire e pur già stata. La bomba atomica è nulla rispetto alla scoperta del ghiaccio-nove, il cui punto di fusione sono 100 gradi Fahrenheit. Un mondo popolato di miseria umana, in cui gli affetti prendono il posto della ragione, l’egoismo è la regola imperante delle società e l’amore come il potere viene acquistato con il terrore. Bokonon costruisce una società nuova, una società che si fonda sulla lotta continua tra il bene e il male la regola e la trasgressione la religione e il paganesimo, vivere nella solitario paganesimo per la prima e nella comunità fraterna per la seconda, tutto per dare un senso al proprio esistere. Una società che si autoannienta per fare posto al nulla, al desolato paesaggio ghiacciato dell’intero pianeta. Razza umana, cosa hai fatto a te stessa ? sicura di sapere quando arrestarsi ? quale dio ti ha concesso una natura così perfetta ? Chiusi barricati ottenebrati dal desiderio di possedere il mondo e allo stesso tempo distruggerlo se non si può dominarlo, minuscolo insetto strisciante che vaghi sulla terra alla scoperta di un potere che non ti appartiene, trasformati in crisalide e rinasci. Perfetta visione attendibile della fine del nostro prato dove siamo relegati a strisciare.

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    vinci

    21/01/2005 19.06.27

    è senza dubbio il miglior libro di Kurt Vonnegut. Il ragionamento è sempre lo stesso, ma l'ironia di sempre si trasforma a poco a poco in ferocia tagliente (anche un po' autolesionista) quando la posta in gioco diventa la nostra sopravvivenza. Il finale è un enorme, strepitoso, buco nero. Non pessimista, ma nero catrame.

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    Paolo

    11/11/2004 11.06.10

    Ho letto più volte questo libro, uno di quelli che amo di più. Non starò a ripetere quello che altri hanno già detto, cogliendo bene l'atmosfera fatta di ironia, malinconia, rassegnazione, disincanto che caratterizza tutta la produzione letteraria di Vonnegut. Vorrei solo porre l'accento su due aspetti di Vonnegut che io amo particolarmente. Vonnegut critica in modo spietato e lucido la nostra civiltà, però lo fa dall'interno, senza porsene al di fuori: lui è uno di noi, fa sue tutte le contraddizioni e le meschinità degli esseri umani, il che rende umana, quasi dolce la sua critica. Grazie a questa sua visione dell'umanità, Vonnegut riesce ad essere spietato ma anche pietoso verso i suoi personaggi. Ognuno riveste il ruolo di carnefice e di vittima allo stesso tempo, ognuno fa del male e ne riceve. Vonnegut mostra la realtà senza veli, ma non giudica: l'uomo ne esce assolto.

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    anthors

    08/06/2004 14.55.02

    Grandioso, ironico, quasi surreale però non scindibile dalla nostra realtà di tutti i giorni. Un grazie alle'ditore che dopo numerosi anni ci ha ridato, finalmente, quello che è un capolavoro del novecento. Non c'è ombra di dubbio è tra i libri da leggere non fosse solo perchè spinge il lettore a porsi delle domande e a riflettere.

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    Argante72

    26/04/2004 16.05.31

    Vonnegut si conferma un grandissimo scrittore. Questo libro è misterioso e intelligentemente ironico.

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    gianpaolo

    02/09/2003 22.30.20

    Questo libro andrebbe letto nelle scuole al posto dei Promessi sposi.

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    Gabriele

    08/07/2003 08.47.36

    Bel romanzo. Vonnegut critica in esso, mescolando il reale con l'irreale, alcuni dei fondamenti della società occidentale tra i quali la religione,"tutte le religioni...sono menzogne" (p.166),e la scienza la cui colpa è di mettere in mano agli uomini strumenti capaci di distruggere il mondo. Il nostro autore si chiede quante speranze abbia il genere umano di sopravvivere avendo a disposizione potenti mezzi in grado di distruggere il mondo e la sua risposta è molto chiara: Nessuna (speriamo si sbagli). Abbiamo qui un romanzo che ha alcune parti comiche ma che è profondamente triste e pessimista su quanto attende l'umanità. Vonnegut non solo vede nero il nostro futuro ma ha anche un giudizio fortemente negativo sul nostro passato: "La storia!...Leggila e piangi!" (p. 190)

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