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Lidia Zitara

Editore: Pendragon
Collana: Pendragon garden
Anno edizione: 2009
Pagine: 180 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788883427244

Recensioni dei clienti

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    Fiore di Cactus

    16/05/2013 17.36.38

    Un libro dissacratorio e moderno!!!

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    Pioppino

    21/04/2012 23.32.42

    E' una consolazione la lettura di un così bel libro nelle sabbie del mercato editoriale del giardino. Impotente davanti ai fiumi di manualistica dilettantesca, alle cateratte di "maestri" che inondano gli scaffali ad ogni primavera, che senso di bellezza e di pienezza del vivere la vita la lettura di questo libro, regalatomi da un amico poco convinto che mi piacesse. "Un altro libro di giardinaggio, ne ha così tanti, non lo leggerà ma gradirà il pensiero". Così avrà ragionato il mio amico, compagno di gite a funghi. Invece l'ho letto e mi seno sentito "a casa". Non importa che siate appassionati di giardini e di piante, la lettura è trasversale, e pur partendo dallo stimolo del giardino, del paesaggio, arriva a discutere, con leggerezza, senza pedanteria o pappagallaggine, di se stessi, della vita, del mondo. Se posso spingermi in là con la benevolenza direi che in questo libro c'è un ritrovato sano rapporto tra l'uomo e l'arte. Quante suggestioni, quanti "tra le righe" ci sono! Una sottilisima citazione di De Gregori, ad esempio...chissà se volontaria o involontaria. E dietro la durezza o la bellicosità di alcune frasi si rivela la malsopportazione per certi clichè sociali più che estetici. Ha scritto bene chi ha citato Pizzetti, che però era fulcro di un entourage particolare. La visione del mondo da una posizione lontana dai fasti delle capitali e degli anni Ottanta, dona un filo di razionalità non addolcita da "veli rosati".Un libro rimarchevole. Consigliato anche ai non conoscitori di piante.

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    Giovanni

    16/04/2012 20.33.55

    Ho acquistato e letto questo libro dopo averne sentito parlare nel libro di Serena Dandini "Dai Diamanti Non Nasce Niente". Facendo un confronto obbligatorio tra i due, questo ne esce nettamente vincitore per la freschezza dei racconti sulle piante, l'originalità dello stile, la compostezza, triste e saggia, di alcuni capitoli. Siamo lontanissimi dal gossip della Dandini che da questo libro ormai vecchio sembra averne attinto molto. Un pò deluso da Serena preferisco attingere ad una fonte più fresca.

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    Sergio

    31/10/2011 18.40.42

    Orfano di Ippolito Pizzetti, che felice incontro questo "Giardiniere per diletto" Forse questo straordinario libro di Lidia Zitara è germogliato da uno tra i molti semi sparsi da Ippolito su questo martoriato italico suolo. Folgorato alla lettura di un capitolo quello Acacia dealbata (Mimosa) e via di seguito in un crescendo di argomenti sapientemente trattati con la ironica profondità della sua scrittura . L'ho letto e riletto piu volte con rinnovato piacere La copia acquistata in primavera a Castel Giuliano è stata fino al mese scorso tra i miei livres de chevet e di viaggio, ora che nel mio disordine l'ho perso, stanco di cercare ho deciso di ricomprarne un altra copia.

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    Anthemis

    19/05/2010 14.52.32

    Che libro divertente! le descrizioni di fiori e di come le persone li usano sono sempre coinvolgenti, senza dimenticare il pregio di informare. Non mi trovo d'accordo con chi dice che si parli di fiori un po' inconsueti, anzi, si parla di fiori comunissimi, ma certo il pubblico a cui si rivolge questo libro è un pubblico colto. Quello che mi colpisce di questo libro è la freddezza con cui vengono sottoposti a indagine chirurgica certi aspetti sociologici del giardinaggio. Mi ha fatto riflettere su molte cose e la lettura è stata molto appagante. Complessivamente un libro che è capace di catturarti l'attenzione e tenerti incollato, lasciandoti dentro qualcosa.

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    Eugenia

    11/06/2009 19.40.58

    In questo libro c'è un po' di tutto: dall'architettura alla filosofia, alla botanica, alla storia dell'arte. ma è tutto legato da un filo di capacità di osservazione non comune. In alcuni punti è anche molto spiritoso. Sembra di sentire raccontare dei fatti, come se fossero raccontati da degli amici o dalle "comari" di paese. Perciò è molto semplice e divertente, e a me ha ricordato "Il giardino delle vecchie signore" delle sorelle Boland (un'altra lettura consigliatissima). Una nota dolente il fatto che si parla di piante a volte comuni, come il nasturzio, altre volte meno comuni, e bisogna cercarle in rete o su una buona encclopedia.

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    Alberto

    06/06/2009 15.37.08

    L'approccio di questo libro al giardinaggio è di tipo inglese, non italiano, perciò temo che non sarà apprezzato da un pubblico medio, che si sentirà continuamente tirato in ballo come esempio di cattivo gusto. Questo libro non è solo un j'accuse contro alcuni costumi ( o meglio, malcostumi) della bella borghesia italiana che non distingue una Chicas da una Dicksonia, ma è anche e soprattutto un esercizio di stile, linguistico e intellettivo, e più che Ippolito Pizzetti, il cui coraggio non è mai arrivato a tanto, a me sembra ricordi Vita Sackville-West. Vorrei dare qualche consiglio a chi è indeciso sull'acquisto: compratelo solo se siete ben sicuri di ciò che fate in giardino, perchè quello che questa signora dice potrebbe far saltar via tutto quello che avete fin'ora dato per scontato. Lo stile è magistrale, sapido, divertentissimo, per alternarsi a momenti di pieno romanticismo ma mai stucchevole. Un libro che lascia decisamente il segno e che va forse al di là delle intenzioni stesse dell'autrice.

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    Alessandro

    04/06/2009 09.58.42

    E’ capace questa autrice, che ci racconta di fiori, di piante, di storie ad esse connesse come nel pezzo d’apertura dedicato alla viola, o come per piante “della nonna”. Ancora più interessante quando i temi diventano gli aspetti socio-culturali legati al giardino e al giardinaggio, come quando racconta della doppia natura del colore o delle piante da ferrovia. Viaggi fantasiosi espressi con parole che sembrano dipinte sulla carta in altri pezzi ancora. La narrazione sviluppata ricorda i ritmi di “Pollice verde” di Ippolito Pizzetti, menzionato dalla stessa autrice, e da un senso di già visto. E’ invece nei continui richiami agli aspetti della vita legati al giardino, che sta il pensiero forte di questo libro, e che culmina nel finale con pezzi davvero magistrali, così forti da tracciare un solco nella cultura del giardinaggio. Un giardinaggio che non deve essere un mero esercizio di stile, ma da questo deve saper diventare personale e raccontare un pezzo di storia piccola o grande che sia.

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