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Giuseppe Pontiggia

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: XVII-190 p., Brossura
  • EAN: 9788804567189
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Recensioni dei clienti

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    Cristiano Cant

    03/05/2017 05.31.29

    I tradimenti del linguaggio, le estrosità, gli inganni, l'ambiguo che attraversa i suoi spifferi, facezia e pericolo, attenzione e svista, tormento e armonia. Questo il nodo attorno alla vicenda, che in breve potremmo definire come un giallo semantico. Il contorno è magnifico: una Milano come cosciente della cappa sinistra che la cinge, stanze universitarie dove l'incenso dell'invidia aleggia come in un rito obbligato, vicoli di muri scrostati che riflettono benissimo la pochezza dell'umano, carriere dubitanti del loro stesso livello, zollette di sterco ben mescolate nelle tazze dei convenevoli. E una lettera anonima su un tavolo di un docente che inizia a tessere nella trama la sua lenta tela, inquietando, muovendo sospetti e ricerche nel piccolo inferno squallido di quei corridoi. Dirà il protagonista, preso davvero nelle spire di quel tormento: "Sono un lago che deve uscire da un contagocce". Pontiggia gioca di fioretto, la sua raffinatezza arriva presto nel dono del racconto; ogni movimento di frase non è che la grande vena che sfocia in un dettato più ampio: il confronto fra vita intellettuale e verità umana, una volgarità che in quel mondo è ancora più fitta rispetto ad altri contesti o mestieri offerti dalla vita, vezzi e formalismi in fondo lerci, e affettazioni, pose, riguardi meno che autentici nelle melme degli incontri quotidiani: "Conta più l'autorità con cui parli che ciò che dici". Frase tremenda in un mondo nel quale i contenuti e l'umiltà del dentro dovrebbero scandire esempio in ogni stoffa di sillaba. Perché quando si legge: "l'omertà si chiama riserbo e la stonatura dissonanza" si avverte presto che le parole sono proiettili e lame orribili, in grado di aggiustare tutto, di comporre falsità conclamate, di azzittire un grido di vittima, perché non sanno evitare di rimirarsi allo specchio. Congegno di eleganza indiscutibile.

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    Pino Chisari

    09/09/2016 15.24.07

    Non mi ha entusiasmato, pure se l'autore mostra grandi capacità narrative e notevole cultura: ma la storia in se sembra troppo da addetti ai lavori, non sempre facile da seguire e dai riferimenti culturali complessi.

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    Giocatrice

    28/04/2015 10.32.29

    Giaceva da tempo nella mia libreria (chissà perché scioccamente non l'ho letto prima) un romanzo sulla vulnerabilità dell'uomo che, più è arrivato e più sembra inattaccabile, più è feribile. Ma Il giocatore invisibile (Oscar Mondadori) è anche un romanzo che, per la sua scrittura, è rigenerativo del trofismo (faccio il verso alla crema viso che sto usando) mentale.

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    Fabio74

    31/12/2014 09.17.00

    Un protagonista senza nome chiamato semplicemente "il professore" va in crisi a causa di una lettera anonima che lo porta,durante le sue indagini per scoprire il colpevole,a perdere tutte le sue certezze culturali e morali.Bel romanzo scritto molto bene nel quale ricorre spesso il gioco degli scacchi paragonato alla vita di tutti i giorni con le sue regole e non regole e della quale non conosciamo lo svolgimento.Ciao a tutti e al prossimo

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    Lina

    22/11/2014 19.50.41

    E' un capolavoro, signori, un vero capolavoro! In questo romanzo c'è tutto, tutto quello che si può imparare con l'età e tutto quello che ci ostiniamo a non vedere finchè non è troppo tardi. Il gioco letterario è finissimo, i dialoghi sono perfetti, profondissimi ma mai ridondanti, e tutti i personaggi, anche quelli apparentemente minori, sono eccezionalmente limpidi, tutti alle prese con il disincanto: qualcuno è pronto a soccombergli, qualcun altro ci va serenamente a braccetto...

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    RICCARDO

    12/10/2014 16.14.08

    Pontiggia e' un autore veramente sorprendente. Descrive i sentimenti, gli stati d'animo con una profondita' unica. Romanzo da leggere, sia per la storia originale, sia per la scrittura. Consigliato.

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    silvia

    26/04/2013 16.43.33

    Questo scrittore a mio avviso ha un talento straordinario. Lo stile e il linguaggio rivelano una preparazione culturale non da poco! Anche la storia mi è piaciuta moltissimo, mette a nudo le fragilità umane che appartengono anche ai professoroni !!!

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    Toppi Alessandro

    15/10/2009 17.09.40

    Pirandellianamente. Come scoprire d'improvviso che il proprio naso pende a destra. Stupore,dubbio,rabbia. Dolore. Si può essere uno,nessuno e centomila. Si può essere un accademico ingrigito:con passo lento e certo fendere il corridoio assediato,sbaragliare gli studenti attoniti,condurre a meta una corte vana,fiera per riflesso opaco. Si sopravvive per gli sguardi. Si sopravvive per silenzio imposto,deferenza indotta,gerarchia affermata. Per regalità pretesa. Il gesto si fa ampio,prezioso si fa il verbo:è scenica ogni posa. Barone nobile d'un regno posseduto a vista,il docente abita la stanza come una dimora,ma la vive come reggia:è luogo silente,caro,sicuro. Ma fatto a sabbia. Basta un gesto,un accenno,un niente. Basta una mano.E' un nascondiglio fragile l'esercizio del potere. E' una lettura necessaria "Il giocatore invisibile" di Pontiggia. Un dramma identitario dal sottotitolo non scritto,eppure chiaro:Tragedia di un ipocrita. "Mentre attraversava l'anticamera il professore vide il profilo del suo ventre passare nello specchio. Allora tornò indietro e si guardò. Tante volte,da giovane,s'era guardato a lungo in quello specchio,per ricordare a distanza di anni il proprio viso. Adesso però non riusciva a ricordarlo. Il corpo s'era come accorciato e dilatato. Si tolse gli occhiali,ma quando tornò a guardarsi,gli occhi erano diventati assenti". Vedere e non vedersi. Cercare e ritrovarsi,pietosamente altro:nelle promesse di un alunno,nei gemiti di una moglie,nelle parole di un collega. "Quando il professore uscì dalla libreria,all'orario di chiusura,l'aria era diventata stranamente tiepida. In fondo al viale le nuvole,nel tramonto,formavano un cumulo immenso,rosato,,sopra il Palazzo dei Congressi. Il professore cominciò a camminare sul marciapiede. Fissò,con gli occhi umidi,la cupola scintillante del Palazzo,in attesa del verde per passare. Dove aveva letto che,quando ci si commuove sugli altri,si pensa anche a se stessi ?".

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    M. T.

    04/04/2009 11.15.35

    Questi professoroni, questi giganti dai piedi d'argilla che vivono in un mondo di tradimenti, manie e fissazioni. Un romanzo ironico che riesce a "scavare" nella coscienza di uomini all'apparenza insigni ma nella realtà deboli e colmi di paure inconfessabili.

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    Enrico

    23/08/2002 15.22.11

    Bello l'esercizio sintattico-culturale...poco altro

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