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Vikram Chandra

Traduttore: F. Orsini
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: 1179 p. , Brossura
  • EAN: 9788804578246
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Recensioni dei clienti

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    Maurizio

    24/11/2016 15.11.33

    Bellissimo grande e super lungo racconto indiano di malavita e realtà di un'India vera, sempre attuale mitica e mistica degna del miglior cinema noir. Zeppa di colpi di scena in stile Bollywood in cui le storie si intrecciano magistralmente alla Danny Boyle in " Slum Dog Millionaire " vi inchioderà alla lettura capitolo per capitolo fino ad un finale epico. Per tutti gli appassionati del genere, il poliziotto indiano, l' ispettore Sikh Sartaj Singh diventerà la chiave per scoprire l'India della cronaca nera e degli scandali così vera e così attuale. La sua controfigura, il mafioso Ganesh Gaitonde vi appassionerà nella sua storia meglio di qualsiasi " Jason Bourne ". Per i conoscitori dell'India il massimo della goduria di un viaggio in un viaggio. Per gli amanti della letteratura indiana un degno allievo del migliore R.K. Narayan. Strano che ancora non ne abbiano fatto un indimenticabile film.....Perché è già una incredibile scenografia. Grande Vikram Chandra, speriamo ce ne regali altre di storie così!!!

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    Maurizio Ricci

    18/07/2016 13.14.30

    Un gran bel libro. Complimenti. Anch'io faccio, per quest'opera, un riferimento a Salman Rushdie; non per l'universo irripetibile de "I figli della mezzanotte" ma penso all'affascinante narratore della storia di "Shalimar il Clown". In Rushdie partiamo con un omicidio e ripercorriamo le vicende che hanno condotto a tale epilogo. Anche in "Giochi sacri" si inizia dell'epilogo della storia: il colloquio finale tra i protagonisti sulla porta del bunker ci guiderà a ripercorrere tutta la parabola di Gaitonde.... Un personaggio che non dimenticherete

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    Benedetta

    13/12/2010 17.12.44

    NOIOSO. NOIOSO. NOIOSO. 1200 pagine di noia mortale. I libri lunghi mi sono sempre piaciuti, ma una cosa è quando 1200 pagine hanno un senso, un'altra è quando 1200 pagine sono solo riempite di parole. Questa è una storia che poteva benissimo stare dentro le 500 pagine! Alcuni capitoli non hanno collegamento con la storia, come se lo scrittore avesse avuto in testa tante idee ma nessuna abbastanza corposa da scriverci attorno un romanzo. L'inserimento dei termini indiani inizialmente mi era piaciuto, ma non ha senso tenere in indiano nomi (per esempio "sandali", "materasso", "pistola" etc...) che possono renedere benissimo l'idea anche in italiano. Alla lunga diventa scomodo fare avanti e indietro con il vocabolario in fondo al libro. Infine, i capitoli sono lunghissimi e fanno perdere il filo del racconto: più di una volta sono dovuta tornare indietro. Non è una lettura scorrevole, nè piacevole. Sconsiglio vivamente.

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    Daniela

    28/03/2010 01.14.22

    Interessante lettura per chi come me cercava uno spaccato dell'India. Per certi versi un po' troppo "bollywoodiano", ossia a tratti eccessivamente troppo drammatico e surreale oltre che esageratamente lungo (la trama non merita così tante pagine).

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    Mauro Tidona

    25/08/2009 16.18.16

    Quando un paio d'anni fa lo vidi, e lo richiesi come regalo di compleanno, mai avrei immaginato quale avventura mi stesse placidamente aspettado per mostrarsi ai miei occhi con inscalfibile lentezza, a volte esasperante, spesso arricchente e alla fin fine appagante. Con lo scorrere delle pagine ho cambiato molti punti di vista sulla società indiana e questo, al di là dell' originalità della trama, la ritengo la dote più importante del romanzo. Personalmente penso che 900 pagine sarebbero state il giusto contenitore delle vicende dei due protagonisti, che certe descrizioni mi fanno sospettare di forti tendenze autoreferenziali dell' autore, ma le immagini da lui regalate riga dopo riga creano un mosaico di sensazioni che fanno desiderare di andare alla fine della mastodontica avventura descritta. Armatevi di monacale pazienza, e provateci.

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    lettore

    15/06/2009 11.38.10

    Il racconto delle vicende principali e' interessante e scorre bene: bei personaggi, bella trama. Le vicende secondarie invece risultano un po' pesanti anche perche' comunque slegate da tutto il resto. Verso la fine appaiono addirittura un paio di capitoli apparentemente fuori dalle vicende principali e non ne ho capito il senso: hanno lo stesso effetto di quando, una volta suonata la campanella e senti gia' tutti che escono festosi dalle aule, il tuo Professore la tira lunga e prolunga la lezione. Il mio giudizio tiene conto del fatto che, se non sei Proust, la sintesi e' comunque un valore

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    gabriele77

    08/06/2009 18.37.39

    Una noia mortale! Sono arrivato a più di 800 pagine,non so come ho fatto,ma non lo finirò. Il dizionario di termini indiani alla fine del libro è scomodo,bisogna fare avanti e indietro per leggere i vari significati dei tanti termini e alla lunga annoia. La storia non mi ha preso per niente,nè quella di Sartaj nè quella di Gaitonde. Molte volte mi sono perso durante la lettura,ho dovuto tornare indietro e ricominciare,ma questa cosa si è verificata tante volte che alla fine avevo propio perso la linea della storia. Di solito i libri lunghi mi piacciono,e qui ero stato attratto dal mondo indiano e dai vari commenti positivi,ma è stato un vero floop.Avete presente quando divorate pagina dopo pagina senza volervi mai fermare per sapere cosa accadrà? Qui l'opposto: pagina dopo pagina saliva la noia:non un personaggio o una storia che mi abbia incuriosito. Io lo sconsiglio vivamente.

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    Giacomo Di Girolamo

    14/05/2009 13.01.53

    Che dire, tre mesi spesi bene. Ho cominciato a Febbraio, ho finito a Maggio. Quando sei di fronte a romanzi così lunghi, di quelli che chiamano mattoni, ti interroghi subito sul tempo. Il tempo che ci vorrà a leggerli, il tempo che sottrarrai ad altri libri, il tempo che ci vuole per entrare nella complessità annunciata della narrazione. Di solito, poi, io poi ad un libro do un credito di 80 pagine, o una settimana. Cioè se un romanzo non decolla entro le prime 80 pagine o la prima settimana di lettura, lo lascio. Si può fare, me lo ha insegnato Pennac. Con Chandra invece il banco è saltato. Perché erano passate 80 pagine da un pezzo, e ancora non riuscivo ad entrare nella storia (anzi, nelle storie), ma non mi sentivo di lasciarlo. Per una questione di rispetto non solo all’autore, ma anche i suoi personaggi. E ho fatto bene. Questo romanzo è un capolavoro. E’ il poliziesco del nostro tempo. Tempi di narrazione perfetti, dialoghi impeccabili, una reinvenzione del genere letterario che non a caso trova in India la sua ambientazione, come era già successo ad un altro bel libro, Shantaram. Ridurre 1200 pagine in poche righe non si può. E’ la storia di Sartaj Singh, ispettore della polizia di Bombay, e del suo colloquio con il boss Ganesh Gaitonde. Da lì parte, lì comincia tutto. Anche il modo di narrare è nuovo. Una narrazione parallela, in due tempi. Quella di Sartaj, che parte dal giorno del colloquio con il boss, e quella di Gaitonde che racconta la sua storia al citofono a Sartaj. In mezzo, tante altre vite, con personaggi indimenticabili. Su tutti Aadil, che dimostra che ai poveri la cultura non basta, che a volte la violenza è purtroppo superiore a tutto, e K.D. Yadav, che riesce a leggere dappertutto, durante le sue missioni da agente segreto, e che incontriamo in punto di morte attaccato alla forza dei propri ricordi. E’ un peccato che in pochi leggano. E che in pochissimi si accostino ad un romanzo così difficile (anche da portarsi dietro).

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    Patroclo

    30/03/2009 08.02.25

    romanzo fiume o romanzo cittá, dai tanti rivoli e storie parallele, ma soprattutto romanzo di ottimo intrattenimento, fedele compagno di giorni di lettura, come giá era successo con "Il ragazzo giusto" dell´altro Vikram. non credo che a Chandra interessi particolarmente appprofondire aspetti politici e/o sociologici (anche se di fatto lo fa), quanto soprattutto mettere in moto una macchina narrativa che funzioni, un congegno simile (é un complimento) alla logica di una "telenovela" che in questo caso tenga avvinto il lettore fino alla fine. non un capolavoro, ma operazione riuscita

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    art.

    03/02/2009 16.54.11

    Buon affresco di certi aspetti dell’India moderna. Il racconto riesce a mantenere sempre un buon livello d’interesse e la lettura scorre fluida.

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    maruzzella

    22/07/2008 00.01.17

    Giochi Sacri è un magnifico romanzo. L'impianto narrativo, con l'inizio che vede i due protagonisti parlare attraverso il citofono di un bunker nucleare, per poi proseguire su due piani paralleli in direzioni temporali opposte, è degno dei grandi narratori. La scrittura ha mille sfaccettature e riesce a dare voce al caos e al brulichio dell'India, alla sua storia e alla sua gente. Una lettura fantastica. Concordo con l'entusiamo di chi mi ha preceduto. @Giovanni Citi giustamente "Il ragazzo giusto" di Vikram Seth. Ancora un altro splendido romanzo che apre una finestra sull'India, solo che questa è una storia d'amore che trova il suo modello in "Orgoglio e pregiuzio" con una scrittura piana e distesa interamente al servizio della narrazione e della descrizione della psicologia dei personaggi. Trovo che "Giochi Sacri" si inserisca piuttosto nel solco aperto da Salman Rushdie con "I figli della mezzanotte". Questi tre titoli bastano a farmi dire che l'India ha una grande letteratura, e che è probabilmente l'unico paese che oggi sia in grado di produrre romanzi, anzi, Romanzi.

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    Kaizen g

    08/07/2008 11.57.15

    Impegnativo? Certo che lo è, e di impegnarsi a leggerlo vale la pena. Romanzo dal respiro amplissimo, che gioca con alcune regole della letteratura di genere per poi arrivare a un risultato che, evidentemente, genere non è. Potrebbe definirsi una sorta di "Padrino" ambientato a Mumbay, ma sarebbe riduttivo. Con una struttura costruita su due piani narrativi, alternati a sporadici episodi solo apparentemente da essi disancorati , Chandra ci accompagna a conoscere la grandezza e meschinità, l'umanità profonda e cruda dei suoi due protagonisti, un gangster e un poliziotto, e di un intero paese. Una India vivida come ci si aspetterebbe di trovarla ma al contempo lontanissima da stereotipi e banalità. Un romanzo modernissimo e antico, scritto da un autore che ha ormai raggiunto l'assoluta padronanza dei suoi mezzi espressivi. Cito solo un esempio di questa bravura tecnica che non si esaurisce solo nel virtuosismo ma regala un personaggio e una situazione narrativa vibranti: la storia del vecchio malato di cancro al cervello che viaggia fra coma, sogno e memoria, raccontata dal suo punto di vista. Non si può fare meglio di così.

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    mat

    05/07/2008 16.19.17

    libro molto bello, ricco di spunti e riflessioni e che ha il merito principale di offrirci un'India lontana anni luce dagli stereotipi e luoghi comuni tipici degli scrittori occidentali. Chandra Vikram narra la sua india dove è nato e cresciuto; la sua Mumbai città terribile e affascinante insieme e ci invita a scoprire una realtà immensa densa di tensioni date da culture, tradizioni, contesti sociali differenti. Da consigliare a tutti coloro che vedono nell'India solo ciò che vogliono vederci e far si che scoprano che questo incredibile paese non è solo incantatori di serpenti , elefanti , e persone illuminate. Ah se mi è concesso volevo dare un consiglio a tutti coloro che hanno dato uno di punteggio a questo romanzo, premettendo che ovviamente ognuno è libero di esprimere la sua vautazione,: i libri vanno letti per prima cosa e successivamente vanno valutati con umiltà; francamente non credo si possa dare il mininmo dei voti ad un lavoro del genere senza apparire non obiettivi .

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    gianluca

    08/03/2008 13.46.32

    libro bellissimo, infinito (per le pagine) e l'emozione.. L'india che ti aspetti, con le sue contraddizioni ed emozioni, colori ed entusiasmi, ricchezza e specchio della realtà umana con tutte le sue complessità. E se siete, come me, prigionieri dell'India, leggetevi anche Stantaram di D.G. Roberts.

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    Enrico

    18/02/2008 02.13.07

    Coinvolgente e molto bello, thriller immerso nella cultura e modi di vita dell'India contemporanea.

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    alessio

    25/10/2007 18.53.50

    E' davvero un libro bellissimo, la storia gangster/poliziotti che emerge in superficie è solo il pretesto per trascinare il lettore nel vortice dell'animo umano, inseguendo i personaggi dietro ogni loro anelito di vita, contemplandoli nella loro inconsapevole purezza mentre si affannano in una continua rincorsa..è la storia di chiunque cerca il proprio posto nel mondo.."..per una persona qualunque, che vede solo il caos, il mondo è soltanto deprimente. Ma quando si fa qualche passo più avanti, si comincia a vedere la sua grazia. Poi ci si rende conto che questa sua squisita perfezione è terribile, è spaventosa. Una volta superata questa paura, ci si rende conto che bellezza e terrore sono la stessa cosa, ed è così che deve essere..."

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    Marco B

    14/09/2007 20.05.32

    CA-PO-LA-VO-RO Vite parallele di Sirtaj Singh e Ganesh Gaitonde, ispettore e gangster, che si intrecciano nella città più bella mai letta: Mumbai. Sullo sfondo scorrono un mucchio di personaggi tratteggiati con maestria in poche pagine, il cinema di Bollywood, il conflitto India-Pakistan, le mille etnie dell'India, gli odori della cucina, i tanti culti religiosi del paese e molto altro ancora. Migliaia di frammenti colorati che vanno a comporre un mandala indimenticabile. Unico difetto la pesantezza, "newtonianamente" intesa: un mattone di 1.5 Kg che se vi piace leggere a letto come me è una faticaccia, ma vale la pena.

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    Jarret

    31/08/2007 16.07.17

    Bellissimo!

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    Massimo

    02/07/2007 23.48.50

    Decisamente sopravvalutato questo lavoro di Chandra. Un “Romanzo Criminale” in salsa indiana, uno zibaldone tutto sommato anche leggibile, con il bello di un’ambientazione sicuramente coinvolgente ed il "brutto" di una storia (o più storie) non sempre lineare e certamente non così originale. Un po’ di confusione qua e là nello sviluppo narrativo, un po’ di noia che fa capolino nello sfogliare i 1250 grammi di carta che appesantiscono le braccia (e non solo….). Con tutto il rispetto, la narrativa indiana ne deve fare ancora di strada… p.s. originali e tutto sommato gradevoli le due storielle finali, completamente (o quasi) avulse dalla trama centrale, che l’autore ha inserito forse perché l’opera gli pareva un po’ troppo breve e striminzita….

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    signor Kumar

    07/06/2007 18.19.16

    "E' una sensazione così strana" dissi a Jojo al telefono, una notte molto tardi. "Mi sembra di essere come.... come un fantasma sperduto. Come se fosse la storia di un altro. Come se da qualche parte ci fosse un proiettore cigolante e io mi muovessi su uno schermo"

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