Recensioni Il gioco di Santa Oca

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    27/10/2019 11:36:15

    La Pariani è stata brava a ricreare la lingua lombarda del XVII secolo ed immagino che il risultato sarebbe piaciuto molto ad Umberto Eco. Bisogna lasciar scorrere un po’ le pagine prima di venire conquistati dai personaggi e dal gioco linguistico messo in scena dall’autrice, con una abilità certo poco frequente di questi tempi. In ogni caso è un libro che ripaga la pazienza del lettore, anche con un finale inaspettato.

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    25/09/2019 15:50:22

    Meraviglioso. Un lavoro sulla lingua eccezionale, che non appesantisce per nulla la narrazione. Intelligenza, amore per il racconto e per l’umanità con le sue storture, giocosità infinita. Che bello che esistano ancora libri così!

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    20/09/2019 05:51:15

    Originale nella trama, che si concentra sui disagi e sulla durezza della vita dei contadini, e nella struttura, caratterizzata da due piani temporali che si alternano. Lo stile è congeniale all'ambientazione ed è forse la parte che ho preferito, insieme al finale inaspettato e vincente.

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    19/09/2019 14:56:50

    “Chè anche se la storia ormai la conoscono, le parole solo quando sono pronunciate sono vive.” Qui è forse racchiuso il senso di questo folgorante romanzo che celebra la potenza della parola: la storia, infatti, si fonda sull’intreccio di racconti e di punti di vista e dà letteralmente voce a un mondo complesso, plasmando una lingua duttile e polimorfa. Siamo nella seconda metà del ‘600 nelle campagne attorno a Busto Arsizio. Protagonista è Pùlvara, donna e camminante, quindi appartenente a quell’universo di marginali che la società del tempo reputa insignificanti, come rivela il suo stesso nome, ed esclude. È lei a farsi novello aedo e a tramandare le parole di Bonaventura Mangiaterra, un ribelle che ha cercato di realizzare il sogno di un’umanità eguale, in un tentativo di riscatto per gli umili e i dimenticati. Parallelamente si dipanano le gesta epiche di Bonaventura, risalenti a venti anni prima, attraverso tante voci: in una dimensione di oralità in cui la parola dà forma a vite che altrimenti rimarrebbero ignote, si costruisce l’immagine mitica di questo eroe. Il romanzo dialoga sapientemente con i Promessi sposi, ma anche con la tradizione classica e denuncia i lati più oscuri del nostro tempo. Il potere politico e religioso lontano e inafferrabile che agisce secondo logiche insondabili; i piccoli potenti locali che con la loro meschinità e abiezione si fanno ingranaggi di un sistema di oppressione per mantenere i propri privilegi; i poveri che subiscono gli affronti di guerre, carestie e malattie, un’umanità ferita ma vittima anche della propria ignoranza e superstizione, che ricerca in streghe e untori i capri espiatori della propria condizione. Come nel gioco dell’oca è il caso a muovere la vita: non c’è trascendenza che possa illuminare o speranza che possa confortare. Il gioco di Santa Oca è un romanzo duro che non offre consolazione e in cui solo la parola aderente alla realtà e non ammantata di retorica può diventare baluardo di umanità.

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    19/09/2019 08:31:29

    A parte il forte lirismo, questa storia ti trascina via pagina dopo pagina in un mondo che non c'è, ma a cui ti leghi inevitabilmente. Storia bella raccontata con passione. Consigliatissimo!

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    07/09/2019 01:12:30

    Meraviglioso. Incredibile come lo straordinario lavoro sulla lingua non appesantisca per nulla la narrazione. Tutta l’intelligenza è al servizio del gioco e dell’affabulazione. Brava! Che bello che esistano di nuovo libri così.

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    12/08/2019 05:50:32

    Ha già detto tutto chi mi ha preceduto! Concordo ma per leggere questo libro ci vuole l'intercessione di tutti i Santi del Paradiso bustocco! Io sono lombardo e trovo molti termini che sentivo dalla mia nonna brianzola che pure lei mediava da un lessico sceso a lei pari pari dal medioevo delle foreste del Seprio. Comunque, libro bellissimo ed affascinante.

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    02/06/2019 22:11:43

    Il 31 maggio 2019 "Il gioco di Santa Oca" di Laura Pariani è risultato vicitore del “Premio Campiello - Selezione Giuria dei Letterati”. "[...] fra i numerosi presi in considerazione dalla Giuria (un elenco di 92 titoli) si leggono nomi come Edoardo Albinati, Paolo Giordano, Marco Missiroli, Emanuele Trevi [...] L’opera che si è affermata subito in vetta alla cinquina (7 voti) è Il gioco di Santa Oca (La nave di Teseo) di Laura Pariani [...]" - Marisa Fumagalli, Corriere della Sera, 1° giugno 2019

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    15/05/2019 12:35:50

    Segnalo altre recensioni: - "Il sogno del ribelle e della sua cantastorie" di Ermanno Paccagnini (ordinario di letteratura italiana contemporanea e direttore del Dipartimento di Italianistica e comparatistica all'Università Cattolica di Milano) - "La Lettura" - 28 aprile 2019 - "Pitocchi rivoluzionari nei boschi di Busto Arsizio" di Gino Ruozzi (ordinario di Letteratura italiana nel Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna) - "il Sole 24 Ore" - domenica 21 aprile 2019 Interessante anche la nuova recensione di Walter Minella "Il cristianesimo dei poveri nel nuovo romanzo di Laura Pariani", pubblicata il 30 aprile 2019 su Riforma.it (Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia)

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    08/04/2019 14:11:00

    Un’opera che sconvolge per la sua potenza narrativa e l’intenso lirismo! Ecco alcuni primi apprezzamenti di questo grande romanzo. Luca Doninelli, nel proporlo per il premio Strega: “[...] un libro molto bello e singolare, capace di offrire al lettore una storia esemplare, che celebra (come sempre fa, sopra o sottotraccia, la grande narrativa) la forza e la bellezza delle nostre esistenze individuali [...] una lingua folle e visionaria, spesso esilarante, che coraggiosamente mescola codici diversi [...]”. Elena Masuelli su tuttolibri/la Stampa del 16 marzo: "[...] una originale storia di donne forti e anticonformiste che sanno ribellarsi, inseguendo giustizia e libertà […]". Walter Minella (“Inattualità e grandezza di Laura Pariani”, nella rubrica “recensioni” del sito Internet della Biblioteca Civica di Pavia): “[...] linguaggio originale, personale, anzi unico, di Laura Pariani. [...] affascinante, vivido e capace di attuare quell’effetto di straniamento che un’opera d’arte richiede. [...] è tutto un mondo di cultura popolare che viene recuperato dall’autrice [...] che ne rivela con pietà le radici di dolore e le forme di autodifesa [...]”. Gabriele Ottaviani (nel sito “convenzionali.wordpress.com): "[...] raffinato, elegante, allegorico, bellissimo [...]". Fulvio Panzeri su Agorà/Avvenire del 22 marzo: “[...] uno dei suoi romanzi di più forte impatto emozionale, dove l'impasto della sua lingua diventa voce degli umili, di coloro che attraversano la vita senza storia e senza memoria e qui la ritrovano, a distanza di secoli, riportandoci a una 'pietas' che è intima alla vicenda della scrittura. […]". Spero che già anche solo da questi estratti si possa intuire che il libro di Laura Pariani è uno di quelli che nessun suo lettore potrà dimenticare.

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