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    kikinger

    24/12/2004 16:26:56

    Essenziale,rarefatto,straordinario.

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Ricca e di nobile famiglia, con poca fiducia in se stessa (tanto da far incidere sulla sua pietra tombale, a mo di epitaffio, l'invocazione: 'Aiuto!'), più volte sposata e amante di molti uomini importanti (nel campo della cultura: Saint-Exupéry, «il fidanzato per finta», Orson Welles, André Malraux che la incoraggiò a scrivere), di cultura e ambiente internazionale, Louise de Vilmorin non doveva essere di quelle scrittrici con difficoltà a pubblicare. Del resto, lei stessa - per il senso della misura di chi frequenta grandi scrittori, o per vezzo aristocratico - diminuiva ogni volta che poteva le sue opere, diceva di essere «solo una firma»; e dichiarava di aver letto pochissimo (e chissà se tra questi pochi vi era quel racconto di Čechov, Un'opera d'arte, su di una persona che non riesce in nessun modo a separarsi da un oggetto). Ma nel 1951, alla pubblicazione de I gioielli di Madame de***, fu grande il successo, e la critica ne parlò come di un capolavoro. Non sembra scritto nel nostro secolo, o, se lo sembra, appartiene a quella letteratura rarefatta in cui tutto si concentra intorno a un legame, esteriore eppure inesorabile come un destino, che avvince pochi personaggi. Niente psicologia, ambientazione scarna fuori dal tempo, scrittura aggraziata ed elegante nel rigore preciso: piccoli accidenti, minuscoli spostamenti finiscono col comporre un disegno, innocente nei suoi dettagli, malvagio nell'assieme. Madame de *** tenta di liberarsi di un paio di orecchini da cui, evidentemente, la sua vita non può separarsi; e la prima innocua bugia dà luogo a un vortice, a ogni ciclo più infausto, dominato dai suoi gioielli che indiscretamente le ritornano in mano.