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Questo Giornalino secondo, che raccoglie un gran numero di articoli di Edoardo Sanguineti, comparsi in diverse sedi tra il '76 ed il '77, prolunga ed integra l'arco di interventi che confluirono nel Giornalino 1973-1975.«Paese sera», «Il giorno», «la Repubblica», «L'Approdo», «Civiltà delle macchine» ma soprattutto «l'Unità», dove Sanguineti tiene da alcuni anni la rubrica teatrale: ecco in fondo la novità decisiva, scoprire un Sanguineti recensore «di professione», che naturalmente, parlando dell'opera in questione, non perde occasione per parlare d'altro, cioè di quanto piu gli sta a cuore. Perché c'è sempre una grande attenzione al contesto, in queste pagine, una «fedeltà» a tutto quanto circonda il minimo frammento d'analisi: le avventure filologiche si rivelano cosí sguardi piú intensi sul mondo; le questioni di lingua e di dizionario riservano ogni volta segrete sorprese sociali; i viaggi nel testo si aprono a molteplici aspetti della realtà, disegnando il profilo coerente d'un materialista storico che non sopporta l'ipocrisia dominante e gli idoli della cultura borghese. Se i temi paiono essere quelli di sempre, e le polemiche d'occasione, immediate, cosiddette «da giornale», nella distanza tutto quanto assume un diverso spessore prospettico.È sufficiente un veloce sguardo ai temi trattati per rendersi conto della varietà e vastità d'interesse di questo atipico «diario di lavoro». Carmelo Bene e le elezioni del venti giugno, il teatro di parola e Pasolini, Rosa Luxemburg di Faggi e Squarzina e la morte di Mao, i temi dell'esame di maturità e una lettera a Sciascia dal consiglio comunale di Genova, ancora sul futurismo e sulla moda dell'astrologia, De Amicis e signora, la metafisica del qualunquismo, «Quella vignetta su Berlinguer», «Melodramma senza dialettica»... I maggiori ci sono tutti, Foscolo, Gozzano, Manzoni, Saba, Montale, Savinio, Palazzeschi, Folengo; ma ci sono anche Brecht e Adorno, Gramsci e Chaplin, e pure Neera, Paolo Mantegazza romanziere, altri «minori» dal nome invitante, attori tutti d'un «teatro» che sceglie talvolta come palcoscenico improvvisato la pagina del giornale.