I giorni felici di California avenue

Adam Langer

Traduttore: A. Cioni
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Pagine: 554 p., Brossura
  • EAN: 9788806178031
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Il titolo del romanzo d'esordio di Adam Langer giornalista sceneggiatore e regista si riferisce alla strada che taglia West Rogers Park nel cuore di Chicago dov'è cresciuto. California Avenue funge da linea di demarcazione tanto topografica quanto sociale e simbolica dividendo la comunità ebrea più affluente che si raccoglie a ovest da quella proletaria confinata nella zona orientale. Ma negli anni in cui il romanzo è ambientato tale strada diviene anche metafora di un paese scisso dall'identità incerta colto in un momento delicato della propria storia recente. Il tempo del racconto infatti coincide con i 444 giorni compresi tra la fine del 1979 quando una settantina di americani vengono presi in ostaggio nell'ambasciata statunitense a Teheran e l'inizio del 1981 anno in cui Reagan sostituisce Carter alla presidenza degli Stati Uniti e i superstiti vengono liberati. Nella crisi nazionale degli ostaggi Langer legge il riflesso dello smarrimento dei suoi personaggi che aspirano tutti a liberarsi da quella che sentono come una prigione esistenziale: chi cercando di conquistare un benessere economico e sociale stabilendosi a ovest di California Avenue; chi sognando di sfondare sulla scena rock; chi ancora inseguendo amori impossibili. È così vivo l'ambiente sociale evocato e così grande l'attenzione impiegata nel descrivere strade negozi e oggetti che nell'arco di poche pagine il romanzo riesce a comunicare il senso di un ricco milieu urbano come nella migliore narrativa ebraico-americana dei vari Bellow Malamud Roth e Salinger.
A ovest di California Avenue vivono i Rovner: il radiologo Michael e sua moglie Ellen psicologa che da tempo attraversano una crisi matrimoniale; il figlio maggiore Larry indeciso tra il diventare una stella del rock e l'iscriversi all'università; e Lana una tredicenne infelice con problemi di anoressia e cleptomania.
A est troviamo i Wasserstrom: il vedovo Charlie impegnato in mille lavori; la sedicenne Michelle una ribelle tutta sesso-droga-rock'n'roll con un innato talento per la recitazione; e la tredicenne Jill che dopo la perdita della madre sembra decisa a mettersi in spalla tutto il peso del mondo. Il personaggio più interessante è però Muley Wills un geniale ragazzino di colore che corteggia Jill regalandole i propri filmini amatoriali e che ricava qualche soldo riciclando materiali elettrici di scarto per consentire alla madre di laurearsi in letteratura inglese. Munito di una cinepresa Muley attraversa con disinvoltura il confine simbolico rappresentato da California Avenue catturando in calde immagini che poi trasfigura in cartoni animati ogni angolo di West Rogers Park. Nel ricomporre in una visione d'insieme i due mondi separati che si raccolgono ai lati di California Avenue il ragazzo testimonia l'urgenza in tempi così difficili di recuperare il senso più vero di una comunità.

Massimo Paravizzini

Recensioni dei clienti

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    anna

    17/02/2012 13:07:52

    bello stile, bei personaggi incrociati gli uni agli altri in tanti modi, più o meno ironici. la sera non vedevo l'ora di poterlo leggere. mi è piaciuto molto e ora che l'ho finito mi manca un po'.

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    giuliog02

    13/05/2010 22:40:38

    Interessante e piacevole romanzo, in cui si possono riconoscere momenti della propria giovinezza. Scrittura rapida, attenta ai particolari, in grado di delineare succosi personaggi con pochi tratti magistrali di penna. Descrizione accurata di una società creativa, dal forte fermento culturale, in un ben determinato periodo storico. La scuola e i fenomeni culturali coinvolgono i giovani di entrambi i lati del confine interno del quartiere. La scansione dei fatti storici del periodo é ben delineata. Il personaggio centrale e più avvincente é Muley Wills. Nel complesso un libro che si legge con piacere, anche se é più un piacere intellettuale che non una partecipazione emotiva. Raccomandabile.

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    claudio

    12/09/2008 10:07:50

    Questo libro mi ha fulminato. Bellissimo. Ciò che più mi ha colpito è la sensazione, dopo molti libri "contemporanei" letti tra mille delusioni, di aver finalmente incontrato un grande narratore. California è soprattutto narrativa allo stato puro, è un libro che semplicemente racconta e ci si innamora di ogni suo personaggio. Attendo con trepidazione il suo seguito, THE WASHINGTON STORY, che spero venga tradotto presto in Italia. Non è un vero e proprio sequel, nel senso che si, si narrano gli anni successivi a California ma in realtà Langer non ha mai smesso di scrivere sempre lo stesso libro... Non so perché ma l'idea in futuro di poter ritrovare Jill Wasserstrom e compagni mi fa sentire molto meglio.

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    giaco

    15/05/2007 12:55:59

    Il paragone con Roth non si può nemmeno porre.Questo romanzo è una cosa completamente diversa.Roth lo conosciamo tutti e non ha bisogno di ulteriori complimenti Langer invece è un esordiente ed è dannatamente divertente,geniale,ironico e mi ricorda molto più il Coe de "La banda dei brocchi" piuttosto che Roth. Anzi,se vi siete innamorati de La banda dei brocchi,vi innamorerete sicuramente anche di questo romanzo.

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    renato

    26/07/2006 10:59:09

    Un libro meraviglioso

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    laura

    13/05/2006 09:10:59

    lettura molto piacevole; ma l'appunto critico che hanno mosso di una certa freddezza a mio parere è vero. Piacevole e divertente, ma niente di nuovo

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    Alecs

    06/05/2006 18:07:56

    Difficile non riconoscere la propria adolescenza in questo affresco molto verosimile della più bella età della vita. Oltre a questo, le "coincidenze" dei turbolenti anni 70/80 e la cultura ebraica: altri due ingredienti forti, che contribuiscono a speziare ed amalgamare l'impasto narrativo. Bel libro, scrittura veloce e precisa, nessuna trama ma un insieme di storie e microstorie che si intersecano e sostengono l'una all'altra. Da leggere per: - Chi ricorda con nostalgia quegli anni; - Ebrei; - Aspiranti artisti;

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    Clara

    15/04/2006 17:29:55

    Per ora lo sto leggendo,questo libro,ma se qualcuno cerca qualcosa di diverso,che tratta un po' tutti gli argomenti(religione,educazione,adolescenza,...) allora questo è il libro ideale,si.

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    Giulia

    08/04/2006 11:52:38

    Forse non ai livelli di Roth a cui è stato paragonato per lo stile prolifico e ricco, ma sicuramente un ottimo romanzo d'esordio. La macchina narrativa è fluida, il racconto è interessante e pieno di ironia, i personaggi sono ben descritti. L'unico difetto è che il tutto risulta un po'freddo, come giustamente ha detto D'Orrico sul Corriere della sera, si legge con piacere "cerebrale", non con passione.

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    Libetta

    08/03/2006 01:18:32

    Pur non essendoci carenza di scrittori ebraici, né mancando libri con il dettaglio di usanze religiose, feste, rituali, avendo comunque da leggere almeno tutto Roth (sia Philip che Henry), Bellow, Malamud, Singer, Doctorow, Grunberg come minimo per ritenersi un po' sazi, c'è in questo libro comunque del nuovo (già solo per l'attenzione alle ragazzine ebree, per una volta), l'alternanza del personaggio e dei capitoli che incredibilmente non stanca anzi intriga a proseguire. E la scrittura è intelligente e con dello spirito piacevole e gustoso.

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