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Teresa Ciabatti

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2008
Pagine: 311 p. , Brossura
  • EAN: 9788804583325
Esordiente nel 2000 con Adelmo, torna da me, modestamente trasposto in film da Paolo Virzì, Teresa Ciabatti ha poi fatto la sceneggiatrice per il cinema. Suoi sono film di grande successo come Tre metri sopra il cielo, Ho voglia di te e il recente Un gioco da ragazze. Con I giorni felici si torna infine alla letteratura. Il romanzo è intanto notevole per il lavoro sull'intreccio (al cinema si direbbe: sul montaggio): nel caso di specie, sulla giustapposizione fra elementi di finzione e la cronaca reale delle vite di "bambini interrotti" (con riferimento a Ragazze interrotte, film di James Mangold uscito ormai quasi dieci anni fa). La chiusa del libro, quando Greta, uno dei personaggi immaginari, valica la soglia che separa l'invenzione dalla realtà, denota in modo inequivoco quanto l'antinomia sia significativa per l'autrice.
Del tutto verosimile è la descrizione dei "sogni a occhi aperti" di Sabrina, quando lei, soprattutto da bambina prodigio qual è, ma anche da adulta, immagina scene in cui tutti la acclamano. Sabrina è la figlia di un dirigente della televisione di stato e incarna, nel soggetto messo in scena da Ciabatti, l'idealtipo della bambina prodigio da rotocalco. In realtà, conserva anche da adulta tutte le impuntature e le perfidie dell'infanzia; non è un caso se l'unico uomo capace di darle piacere sessuale sarà quello rubato alla sorella. Sempre in quest'ottica di molto consapevole romanzo popolare, il problema è presente anche nei fratelli: il fratello che non si sente padre e rivuole la sua libertà e, nel più vieto degli stereotipi italiani, ricomincia a giocare a calcio. Barbara e Teresa avrebbero forse funzione di sorelle sagge, mature. Ma che saggezza è, pare domandare e domandarsi Ciabatti, quella di persone che chinano sempre la testa, che rifiutano ogni conflitto, che vogliono solo arrivare al giorno dopo e da lì al successivo.
Altre osservazioni. La citazione in esergo da Sartre che parla di figli come mostri creati dai rimpianti dei genitori sembra fuorviante. I brevi riassunti delle vite di bambini divenuti famosi nel mondo dello spettacolo oppure della cronaca nera hanno un certo rilievo nella prima parte del libro. Con ogni probabilità, l'accostamento di due cause di fama tanto diverse è inevitabile (perché altrimenti un bambino diventerebbe famoso?), eppure è degno di nota: lo spettacolo e la cronaca nera, la favola moderna e il dramma.
Le parole "giorni felici" del titolo compaiono solo in fondo alla cronaca sui fratellini di Gravina: sono tratte dalla lettera che il padre ha scritto loro perché fosse letta durante il funerale. Le scene di sesso sono affatto brusche, tuttavia non fastidiose. Che una persona come la protagonista Sabrina, parlando a se stessa come fa per buona parte del libro, usi parole sconce non mi pare probabile. Due volte la voce del libro, a sorpresa, parla come se stesse raccontando una storia, dice "Sai che…?". Con tanta antipatia vengono rappresentati tutti i bambini del libro (maleducati, odiosi, urlanti, maligni, inevitabilmente da sbattere al muro), e con altrettanta simpatia, direi proprio affetto, vicinanza, sono rappresentati gli anziani: la nonna prima, i genitori poi. Gli anziani, avanzando con l'età diventano più bassi: questo dettaglio è osservato in almeno due, forse tre occasioni. C'è molta compassione, e prima ancora attenzione, nello sguardo rivolto agli anziani. Di converso, l'antipatia per i bambini, il peso del rimpianto dei genitori, la presa d'atto che i giovani sbagliano e che i sogni (di successo, d'amore, di senso, di perfezione) sono cose di bambini e che si vive sbagliando, tutti questi sono temi non ancora affrontati con tanta schiettezza da autori della generazione di Ciabatti (nata nel 1975). Lo Zecchino d'oro, il telefilm Happy days, i moti studenteschi del 1992, piazza Euclide, Villa Glori, tutto il name-dropping, aggiungono colore, sono strizzate d'occhi e non dispiacciono.
Non che un romanzo di televisione, quindi, come hanno equivocato in lunghe, sommarie letture quotidianistiche sia il politologo Edmondo Berselli sia lo storico della tivù Aldo Grasso, questo è uno squarcio su una generazione finora piuttosto ignota. Oltre al gusto, già sottolineato, per il romanzo popolare, oltre a un indiscutibile talento nei dialoghi e nella costruzione della scene, in questo presunto libro di televisione di Teresa Ciabatti c'è il deliberato intento di fare crossmedia communication, che è invero l'ultima e più curiosa novità nei mezzi di comunicazione di massa. Crossmedia communication è studiata commistione fra emittente, messaggio e destinatario. Poteva un politologo, per quanto accorto, avvedersi di questo? O un critico televisivo? Giovanni Choukhadarian

Recensioni dei clienti

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    Frida

    02/04/2015 14.46.16

    Un libro scritto bene, con diverse famiglie della Roma stile "Grande Bellezza". Le vicende della famiglia Mannucci sono più avvincenti nella parte iniziale. Nella seconda parte alcuni episodi sono a mio modo di vedere sfilacciati, si perde slancio. Resta comunque una buona lettura, sono curiosa di leggere altro dell'autrice.

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    Loriana

    11/02/2009 12.11.46

    Ho trovato il libro di Teresa Ciabatti "I giorni felici"davvero intelligente,irriverente e a tratti nostalgico. Molte di noi hanno sognato(e continuano a sognare)come Sabrina.Molte di noi aggiungono alla propria vita un pò di sana antipatia! E' un libro attento ai particolari,agli stati d'animo e alle parole. Aspetto con ansia divoratrice di buoni libri,il prossimo romanzo di Teresa Caibatti.

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    Ac.

    10/02/2009 00.58.36

    Bruttino, ma bruttino davvero. Queste giovani scrittrici italiane sono deludenti. A.

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    pierangelo

    09/02/2009 12.37.28

    Se c'è una cosa che mi ha affascinato di questo libro è la descrizione di un ambiente svelata attraverso il ritratto di un interno di famiglia, le persone che vengono fuori sullo sfondo quasi di due storie parallele, quella privata e quella pubblica, che è poi solo e sempre l'immagine di un televisiore spento o acceso sulla nostra vita, e sulle sconfitte della nostra vita. Non voglio dire che sia un capolavoro perché non ne sarei in grado, ma se devo pensare a un libro che ritrae la tormentosa, folle, dolente società del mio Paese, beh io penso a questo.

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    claudia

    05/02/2009 23.53.00

    Mediocre e un po'pretenzioso. Leggo che l'autrice è una sceneggiatrice, ma scrivere un romanzo è un'altra cosa. Ci vuole un bagno di umiltà.

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    Benedetta

    23/01/2009 14.13.20

    Uno stile scabro, fatto di dialoghi serrati, teso come la trama che non lascia requie, che individua e sviluppa le contraddizioni di oggi in un romanzo solido e credibile. Appassiona e fa riflettere la storia di Sabrina, bimba troppo amata che diventa donna inappagata, incapace di vivere, proprio come buona parte dei suoi coprotagonisti. Il finale, in particolare, è bellissimo.

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    carlo

    08/01/2009 18.35.02

    Questo libro è davvero una sorpresa, un piccolo capolavoro costruito con un'idea, ma anche con molta fatica (come dimostrano tutte le ricerche sui bambini prodigio che riempiono le note: un lavoro tra lo storico e il giornalistico), che eccelle soprattutto nei dialoghi. Finalmente ho letto un romanzo italiano che non è noioso. E già questo è un miracolo. Ma la cosa che più mi ha affascinato è il ritratto impietoso, molto dolente e molto crudele, di unoi spaccato piccolo borghese della società romana.

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    Francesco

    07/01/2009 19.02.18

    Ho da poco ascoltato la Ciabatti a Radio Tre e devo dire che mi è sembrata furba come il libro che ha scritto: ammaniteggia, moccieggia e, in ultima istanza, spera sicuramente di muccineggiare al cinema trasformando il romanzo in una sceneggiatura. Mi è dispiaciuta in particolare una frase in cui si è accomunata alla protagonista nel "fallimento" del suo primo lavoro, che non ha esitato a definire "bruttino" anche se poi trasformato in sceneggiatura. Bene: se un autore che elogia i suoi lavori mi fa tenerezza, al limite rabbia, uno che simula un fastidio per la propria opera prima mi fa solo pena.

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    T.

    13/12/2008 08.46.27

    Poca sostanza. Il mestiere di sceneggiatore supporta la costruzione, ma tutto appare piuttosto pretestuoso e prevedibile. Non ci siamo.

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    Elisa

    12/12/2008 21.52.40

    Straordinario romanzo “i giorni felici” di Teresa Ciabatti! C’è dentro tutta l’autenticità dei grandi libri e dei grandi autori. Come dimenticare le storie di Sabrina, Roberto e Barbara? Come non riconoscere che ciascuno di noi ha dovuto misurarsi (almeno una volta nella vita) con la gravità di non corrispondere alle attese dei propri padri? Ci sono pagine bellissime e toccanti, altre durissime…vere. C’è il pericolo, continuamente sfiorato, di finire in pezzi quando guardi finalmente in quello specchio da cui qualcosa (o qualcuno) ti aveva sempre tenuto al riparo, ma c’è anche la speranza – o la possibilità - di accettarsi, di riconciliarsi persino con tutto quello su cui mai avremmo voluto poggiare lo sguardo.

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    Valentina

    11/12/2008 10.46.19

    Non riesco a finire di leggerlo, proprio non riesco...non c'è un briciolo di enfasi, scialbo...mah!

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    Maurizio

    22/11/2008 14.04.56

    Dopo sei anni dall'esordio di Adelmo torna da me, libro personalmente privo di interesse, Teresa torna alla grande con una storia che accompagna, con varie emozioni e storie, fino alla fine. Un libro indicato ad un pubblico giovane e non a dei "lettoroni bacchettoni" abituati alle letture dei grandi classici.

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    Francesco

    18/11/2008 19.43.24

    Dunque, senza voler offendere nessuno anche perchè per me già aver scritto un libro è una cosa importante, sono andato a comprare questo libro da feltrinelli a milano perchè un mio amico me l'aveva consigliato. Ora io credo che in periodi di crisi come questo anche 16 euro sono un bel patrimonio, ebbene penso che avrei fatto meglio a pranzare per 3 volte nel bar sotto l'ufficio con quei soldi perchè questo libro è un insulto, furbo ma assolutamente scialbo, privo di significato, già visto, con quel meccanismo di citare gli anni ottanta per prendere i lettori che è veramente squallido, l'introduzione con la descrizione di Arnold è patetica...ho capito che siccome gli anni 80 sono tornati provi a prendere quelli che ancora li sognano, ma adesso basta. Altra cosa questo genio femminile della letteratura ha scritto anche per il cinema, sono tutti dei signori film: 3 metri sopra il cielo, ho voglia di te, un altro tristissimo del fratello di paolo virzì credo tratto dal suo primo libro e anche quest'ultimo Un gioco da ragazze che sta spopolando proprio ...infatti le critiche dicono che è una delle peggiori opere del cinema italiano di sempre. Ragazzi, io non lo so ma se pubblicano anche questa roba allora non c'è da meravigliarsi del fatto che non ci sia più la letteratura. Chi vi parla non è un prof ma uno a cui piace leggere, non sono uno colto più della media, laureato, come tutti orami. Il mio libro italiano preferito è Io Uccido.

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    valeria

    16/11/2008 22.04.56

    viviamo in un paese dove libri mal scritti, con intrecci deboli, ricevono importantissimi premi letterari.tanto di cappello alle buone intenzioni alla fantasia, alla creativita',ma i libri belli sono altri e questo e' sicuramente un libro bellissimo.

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    choukhadarian

    12/11/2008 08.45.27

    Libro pieno di effettucci di dozzina, costruito con astuzia da buona sceneggiatrice di film. Dimenticabile reperto di questi tempi non così felici.

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    assunta

    09/11/2008 18.35.23

    finito ora di leggerlo!tutto d'un fiato. da consigliare vivamente come regalo di Natale per tutti i genitori di 'piccoli geni'. Struggente, ironico, triste.... emozionante. Brava Teresa.

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    Gianluca

    05/11/2008 15.07.42

    bel libro! ironico, spietato, struggente.. bei personaggi, tutti.. e la protagonista (bambina prodigio cattivissima) è meravigliosa... e come scrive bene Teresa Ciabatti! davvero brava... il film UN GIOCO DA RAGAZZE di Matteo Rovere che sta per uscire porta la sua firma nella sceneggiatura: non lo voglio perdere!

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    Mario B.

    11/10/2008 11.27.37

    I giorni "felici" che promette il titolo di questo libro sono come quelli dell'infanzia della sua protagonista: un'illusione. Come d'altrocanto lo sono i giorni di tutte le infanzie del mondo! Questo libro fa pensare a questo, e a tanto altro, mentre allo stesso tempo diverte in maniera intelligente. Sono davvero soddisfatto della lettura, lo consiglio a tutti.

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    marina

    06/10/2008 11.24.36

    Ma questa scrittrice è un genio! Non la conoscevo, comprerò subito il suo primo libro. Intanto, consiglio a tutti questo, per ridere e piangere come con la letteratura contemporanea non capita molto facilmente!

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    mamma di a.

    30/09/2008 18.05.15

    Un libro perfetto. L'ho comprato ieri e già finito. Ma sento di essermi persa qualcosa, e ricomincio. Perchè questo romanzo, come l'infanzia, non finisce facilmente. Si attacca addosso.

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