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John Flory, impiegato in una compagnia forestale della Birmania, critica in cuor suo il giogo coloniale inglese, essendo ormai consapevole che la pretesa missione civilizzatrice dell’uomo bianco (il suo “fardello”, secondo Kipling) si riduce alla volontà di sfruttare e depredare gli indigeni. Eppure, ogni volta che ritorna dalla giungla nella cittadina dove abita, continua a frequentare il club europeo dove si riunisce uno sparuto gruppo di “pukka sahib”, intrisi di pregiudizi razziali, che Flory finge di condividere sentendosi moralmente un vile. Ma tutto cambia quando nella cittadina arriva Elizabeth Lakersteen, la nipote di un colono: ben presto, Flory s’illude che la ragazza sia una sorta di anima gemella e che, grazie a lei, potrà sfuggire alla sua sterile vita di solitudine e degradazione, fatta di alcol e prostitute... Unico romanzo esotico di Orwell (che trascorse cinque anni in Birmania come poliziotto, lui che poi trovò nella lotta contro l’autoritarismo l’essenza della sua vita), “Giorni in Birmania” esprime una chiara accusa contro l’impero britannico, ma il suo anticolonialismo è, per così dire, un valore aggiunto, e del resto anche i birmani non ne vengono fuori bene. In realtà, per essere pregevole, al romanzo già basta aver saputo narrare lo squallore esistenziale in cui può sprofondare un occidentale nell’inferno dei Tropici, secondo una tradizione letteraria forse iniziata da Joseph Conrad, e descrivere con maestria un paesaggio ostile, modellato da un clima implacabile.
Non ho amato i libri più famosi di Orwell, ma questo mi ha completamente stregata. Uno sguardo duro, critico e lucidissimo sul Colonialismo e sui suoi effetti su entrambi i popoli e le diverse classi sociali. L'ho trovato estremamente attuale ed anche godibile nella ricostruzione delle attività di quell'epoca.
Rispetto ad altri libri di Orwell mi ha parzialmente deluso. Ottima comunque la descrizione della Birmania d’inizio novecento, allora colonia inglese. Geniale la posizione antitetica e ribaltata del protagoista Flory filo birmano, e del medico indigeno filo inglese. Perfetta cartolina d’epoca ma meno appassionante di altre opere dello stesso autore. Mancano ritmo e ironia. E i personaggi sono freddi e scontati. Edizione Oscar Mondadori eccellente.
Recensioni
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