I giovani, i morti. Sfide al Rinascimento

Giovanni Ricci

Editore: Il Mulino
Collana: Saggi
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 10 gennaio 2008
Pagine: 203 p., Brossura
  • EAN: 9788815120281
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Descrizione
In questo libro, che ha a oggetto la Ferrara cinquecentesca, Ricci fissa l'attenzione su due categorie che nel corso del secolo gettano ombre sull'immagine di solare serenità che si associa all'epoca rinascimentale: i giovani e i morti. Relativamente ai primi, Ricci ricostruisce le violenze rituali cui essi usavano abbandonarsi in occasioni come le cerimonie solenni di ingresso in città di grandi personaggi, il conflitto che esse generarono con il potere, e il disciplinamento cui gradualmente vennero sottoposte; quanto ai secondi, Ricci studia il discorso sulla morte che viene articolandosi sul finire del Rinascimento fissando l'attenzione su alcuni testi rari che trattano del problema delle sepolture, ma anche su testimonianze curiose come quella sul fantasma di Alfonso II d'Este che si aggira a cavallo per Ferrara.

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Gli storici del Rinascimento, da Hyram Haydin a Eugenio Battisti, hanno spesso impiegato una chiave di lettura oppositiva o dialettica per chiarire le ambiguità e le contraddizioni di quest'età. Parlando di "sfide" all'"ordine sociale e gerarchico" e all'"ordine psichico e religioso", anche Ricci insiste sull'"equilibrio" solo apparente e sulle ombre che incrinano la convenzionale superficie "solare" della cultura quattro-cinquecentesca. Lo studio, dalla specola privilegiata del rinascimento ferrarese, esamina due "sfide" opposte e complementari all'establishment: quella dei "giovani" che "si agitavano (…) rumoreggiavano, confliggevano col mondo degli adulti maturi al potere"; e quella dei "morti", con il loro culto inquietante e necessario, lontano da ogni vitalismo solare. Più originale, e certo più ricca di suggestioni per ulteriori approfondimenti, la prima parte del volume prende in considerazione temi ben noti, ma illuminandoli dal punto di vista del conflitto generazionale. Così le "violenze rituali" dei giovani durante le "entrate" solenni, o le gesta rivoluzionarie dei "fanciulli" inquadrati nell'esperimento teocratico di Gerolamo Savonarola, diventano un fenomeno che è insieme contestazione e autoregolazione sociale, trasgressione e paradossale condanna di infrazioni "non codificate legalmente". Qualcosa di simile, fra medioevo e Rinascimento, sono les conduites de bruit note in Francia come charivari, ma diffuse in tutta Europa. E qualcosa di simile sembra materializzarsi nei "discorsi sulla morte" che traversano "i decenni centrali del Cinquecento", studiati da Ricci con l'aiuto di un opuscolo di Lilio Gregorio Giraldi e omologati (come potenziali rivelazioni di una "piega oscura") alle "sfide" giovanili. Gli estremi infatti si toccano, ogni volta che un equilibrio culturale viene rimesso in gioco da quelle che possiamo chiamare esperienze del limite. Rinaldo Rinaldi