Gioventù. Scene di vita di provincia

J. M. Coetzee

Traduttore: F. Cavagnoli
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: 178 p.
  • EAN: 9788806187651
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Recensioni dei clienti

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    Michael Moretta

    12/05/2013 17:23:59

    La seconda parte della trilogia di Coetzee, "Scene di vita di Provincia", abbraccia tre anni della vita dell'autore. Il libro ci racconta il periodo inglese di Coetzee, che comincia a 21 anni. Lo avevamo lasciato studente tredicenne e lo ritroviamo all'università di matematica di Città del Capo. Lavora come aiuto bibliotecario e si è finalmente affrancato dalla opprimente presenza di sua madre, per la quale continua a provare sentimenti conflittuali di amore ed odio. Comincia anche a vivere le sue prime serie relazioni sentimentali, che si rivelano essere tutte dei disastri. Ossessionato dall'idea di scrivere poesie e di diventare un artista parte per l'Inghilterra e trova lavoro come programmatore alla Ibm. Ben presto Coetzee capisce di non essere adatto a Londra, e forse di non essere nemmeno destinato ad essere un poeta, e tantomeno un artista. La monotonia del lavoro distrugge ogni sua vena artistica e la routine della vita londinese uccide sul nascere le poche ispirazioni che gli vengono. Gli inglesi non lo apprezzano ed anzi lo considerano alla stregua di un intruso. Decide allora di licenziarsi e di andare a lavorare per un'altra azienda ma le cose non migliorano. Anche questa seconda parte è molto cupa e triste. Ci mostra un ragazzo che continua ad apparire inadatto alla vita adulta....pessimo amante, pessimo scrittore, pessimo nelle relazioni interpersonali, incapace di portare a termine un compito. Lui stesso ammette di assomigliare di più ad un bambino che ad un adulto ed è ben evidente la lacerante lotta tra ciò che vorrebbe essere e ciò che invece è. La presunzione di essere speciale si trasforma in consapevolezza di essere uno dei tanti. Libro molto interessante, non facile, angosciante, triste, cupo. E lo stile di Coetzee è incredibile poiché con brevi frasi e con moltissime domande ci rende perfettamente l'idea dello stato di inadeguatezza, di sofferenza, di sconfitta che ha vissuto in tutto questo periodo di permanenza a Londra.

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    francesco v

    10/02/2012 09:45:11

    Un libro meraviglioso rovinato da uno stile narrativo a tratti insopportabile. La scelta di un io narrante in terza persona e la serie infinita di frasi interrogative rendono la lettura pesante e distante. Peccato

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    paolo

    26/10/2009 20:31:26

    Questa è la storia di tutti quelli che hanno un diario, un romanzo, un manoscritto nel cassetto e che vorrebbero una vita che non è quella che vivono. Coetzee mette in scena il suo stesso apprendistato morale, il suo incontro - scontro con il cinismo dell'esistenza, non nascondendo nulla, fino ai limiti dell'autoflagellazione psicologica. Il giovane John vive come su un ring, ed è un grande incassatore: riceve, usando forse troppo poco la guardia, i pugni di un destino che lo trascina sempre più lontano da quell'esistere consacrato all'arte ed all'amore che abita i suoi sogni fin dall'adolescenza sudafricana. Il trasferimento a Londra sembra preludere per lo meno ad un avvicinamento all'ideale agognato, ma qui cominciano i colpi duri: ogni brutta poesia scritta, ogni triste serata passata a giocare a scacchi da solo, ogni squallida relazione conclusa fuggendo sembrano affondarlo sempre più nella mediocrità per la quale, pur sentendone il comodo fascino, prova orrore, ma al pari del "coniglio" di Updike, si rialza e va avanti. La sua principale occupazione è un impietoso e inarrestabile scandagliamento della coscienza, alla ricerca affannosa dei tratti del poeta, ma nella rete restano invece impigliati i preoccupanti indizi dell'inerzia, dell'attrazione per il rassicurante "ceto medio" del quale teme di far sempre più parte con quello strano ma tranquillo lavoro di programmatore di computer nella grande multinazionale. "E se fosse quello il mio vero destino?" si chiede un John angosciato, constatando ogni sera la sua invincibile stanchezza di fronte alle pagine bianche dei quaderni che vorrebbere riempire di versi immortali. La mediocrità non lascia tracce, ma emana un tepore attraente. Sappiamo che Coetzee poi ce l'ha fatta, a fare dell'arte la sua vita, e questo romanzo, che pure si chiude senza catarsi consolatoria, ne è una prova. Peccato per qualche eccesso retorico e qualche lungaggine nella seconda parte, ma si rasenta il capolavoro.

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    Franco

    13/01/2008 11:45:04

    Ottima scrittura come sempre, libro interessante nel rendere bene l'atmosfera di un'epoca, soprattutto il Sudafrica delle contestazioni razziali all'inizio (promettente) del libro, a Londra ci annoiamo di pari passo col protagonista. Percepiamo la stessa noia che deve aver percepito egli stesso nelle sue mansioni di programmatore di computer.

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    fitzcarraldo

    22/12/2003 14:46:01

    Coetzee é un narratore incredibile, il romanzo "Gioventù" ha il respiro di un classico. Io l'ho trovato splendido.

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    julien

    13/10/2003 09:20:18

    Due citazioni da Tolstoi mi hanno colpito. Leggere in questo libro che il protagonista s'innamora di Monica Vitti mi ha fatto sorridere. che l'io narrante abbia a modello Ezra Pound-un po' meno.Meglio per H.James.Meglio ancora per Brodskij. Tristissime le sue esperienze amorose. Triste la sua vita. Disincanto. Ma il tutto e'graziosamente elargito,con buona scrittura- agile e avvincente. Peccato:mi aspettavo piu' Sud-africa e meno Londra.Un buon libro,tuttosommato. Certo,da qui al Nobel.............

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    Paolo

    10/06/2003 18:08:08

    Questo libro mi ha aperto gli occhi

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    Speedy

    22/09/2002 12:49:17

    Bellissimo, autobiografico come nessun altro libro. Il protagonista potrebbe essere uno di noi. Da leggere e rileggere...

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