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Andrea Camilleri

Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: XIX-295 p. , Brossura
  • EAN: 9788838932151


"Vero è. Domenica passata io e la mia signora li abbiamo visti, erano con noi sul pullman".
"E dove andavate?".
"Al santuario della Madonna di Tindari".
Tindari, mite ti so... versi di Quasimodo gli tintinnarono nella testa.

È tornato il commissario Montalbano, per tutti quelli che lo stavano aspettando (e sono tanti). È tornato con i suoi tic, le sue manie, il suo linguaggio armonioso e musicale in equilibrio tra l'italiano e il siciliano. È tornato con la sua rabbia, l'irruenza dei gesti, la voglia di capire sino in fondo le situazioni in cui si trova coinvolto; ed è tornato, come al solito, con il suo seguito di omicidi.

Vigàta, il paese dove sono ambientati i romanzi della serie, non è un luogo tranquillo. Sparizioni e assassinii non mancano. Questa volta è stato ucciso con un colpo d'arma da fuoco un giovane uomo (a detta di tutti un dongiovanni) davanti al portone di casa, in via Cavour 44. Per questa "ammazzatina" partono le indagini. Contemporaneamente un altro uomo si reca al commissariato per denunciare la scomparsa dei genitori, i coniugi Griffo. Il figlio è preoccupato, ma non sembra si tratti di un episodio così grave: forse saranno andati a fare una gita, a trovare dei parenti o chissà. Perché dovrebbe essere successo qualcosa di drammatico?

Sì, sarà tutto normale, ma, guarda combinazione, dove abitano i Griffo? In via Cavour 44. Che coincidenza! Sarà anche un caso, ma si respira un clima strano nel palazzo. Salvo Montalbano indaga su due fronti interrogando tutti gli inquilini: da un lato per avere informazioni sul morto, dall'altro per conoscere meglio i misteriosi scomparsi. Scopre così che, prima della sparizione, la coppia si è recata in gita a Tindari aggregandosi all'ultimo minuto a un gruppo organizzato. Forse proprio sulla strada del ritorno, approfittando di una sosta al bar-trattoria Paradiso, non sono risaliti sul pullman, così almeno sostiene l'affascinante accompagnatrice del tour. Ma perché una gita a Tindari per una coppia ombrosa e sedentaria, poco incline a socializzare, tanto da essere pressoché sconosciuta a tutti i vicini? Un pensiero continua a tormentare il commissario di Vigàta mentre la sera cerca di rilassarsi leggendo un libro di Vázquez Montalban: quale legame può esserci tra un ragazzo "sciupafemmine" e due anziani misantropi? "Tutti gli inquilini del palazzo di via Cavour 44, portonara compresa, erano stati concordi nel dichiarare di non avere mai visto 'nzemmula la coppia d'anziani e il picciotto".

Ci saranno legami nascosti tra questi eventi e la mafia? Magari potrebbe saperne qualcosa Balduccio Sinagra, uno dei più forti boss locali, ora in rotta con i poteri emergenti della nuova mafia... Proprio con lui Montalbano deve andare a parlare, per concordare un possibile "pentimento", mentre nel frattempo in una casa isolata scoppia un incendio, in cui perdono la vita due anziani coniugi...

Come sempre col procedere dell'indagine l'autore ci racconta anche le vicende personali di Montalbano e dei suoi collaboratori, con i piccoli problemi della quotidianità. Quello di Mimì Augello, per esempio, che ha chiesto il trasferimento per potersi sposare con la fidanzata Rachele che vive a Pavia. Mimì è parte importante del team di Montalbano, un gruppo unito, compatto. Sarebbe un peccato se se ne andasse. Ma se invece si innamorasse di una bella ragazza che vive da poco a Vigàta? Si può dare una mano al destino... Quello stesso destino che fa incontrare al fidanzatissimo Salvo la svedese Ingrid. Le debolezze, le piccole meschinerie che tutti noi abbiamo sono descritte da Camilleri in modo esemplare, con la semplicità del grande scrittore che racconta una storia, ma una storia che si confonde con la realtà e diventa cronaca o documentario, senza perdere il suo valore narrativo.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Uno

Che fosse vigilante, se ne faceva capace dal fatto che la testa gli funzionava secondo logica e non seguendo l'assurdo labirinto del sogno, che sentiva il regolare sciabordio del mare, che un venticello di prim'alba trasìva dalla finestra spalancata. Ma continuava ostinatamente a tenere gli occhi inserrati, sapeva che tutto il malumore che lo maceriava dintra sarebbe sbommicato di fora appena aperti gli occhi, facendogli fare o dire minchiate delle quali doppo avrebbe dovuto pentirsi.
Gli arrivò la friscatina di uno che caminava sulla spiaggia. A quell'ora, certamente qualcuno che andava per travaglio a Vigàta. Il motivo friscato gli era cognito, ma non ne ricordava né il titolo né le parole. Del resto, che importanza aveva? Non era mai riuscito a friscare, manco infilandosi un dito in culo. "Si mise un dito in culo / e trasse un fischio acuto / segnale convenuto / delle guardie di città"... Era una fesseria che un amico milanese della scuola di polizia qualche volta gli aveva canticchiato e che gli era rimasta impressa. E per questa sua incapacità di friscare, alle elementari era stato vittima prediletta dei suoi compagnucci di scuola che erano maestri nell'arte di friscare alla pecorara, alla marinara, alla montanara aggiungendovi estrose variazioni. I compagni! Ecco che cosa gli aveva procurato la mala nottata! Il ricordo dei compagni e la notizia letta sul giornale, poco prima d'andare a coricarsi, che il dottor Carlo Militello, non ancora cinquantino, era stato nominato Presidente della seconda più importante banca dell'isola. Il giornale formulava i più sentiti auguri al neo Presidente, del quale stampava la fotografia: occhiali certamente d'oro, vestito griffato, camicia inappuntabile, cravatta finissima. Un uomo arrivato, un uomo d'ordine, difensore dei grandi Valori (tanto quelli della Borsa quanto quelli della Famiglia, della Patria, della Libertà). Se lo ricordava bene, Montalbano, questo suo compagnuccio non delle elementari, ma del '68!
"Impiccheremo i nemici del popolo con le loro cravatte!".
"Le banche servono solo a essere svaligiate!".
Carlo Militello, soprannominato "Carlo Martello", in primisi per i suoi atteggiamenti di capo supremo e in secundisi perché contro gli avversari adoperava parole come martellate e cazzotti peggio delle martellate. Il più intransigente, il più inflessibile, che al suo confronto il tanto invocato nei cortei Ho Chi Min sarebbe parso un riformista socialdemocratico. Aveva obbligato tutti a non fumare sigarette per non arricchire il Monopolio di Stato, spinelli e canne sì, a volontà. Sosteneva che in un solo momento della sua vita il compagno Stalin aveva agito bene: quando si era messo a rapinare banche per finanziare il partito. "Stato" era una parola che dava a tutti il malostare, li faceva arraggiare come tori davanti allo straccio rosso. Di quei giorni Montalbano ricordava soprattutto una poesia di Pasolini che difendeva la polizia contro gli studenti a Valle Giulia, a Roma. Tutti i suoi compagni avevano sputato su quei versi, lui aveva tentato di difenderli: "Però è una bella poesia". A momenti Carlo Martello, se non lo tenevano, gli scassava la faccia con uno dei suoi micidiali cazzotti. Perché allora quella poesia non gli dispiacque? Vedeva in essa già segnato il suo destino di sbirro? Ad ogni modo, nel corso degli anni, aveva visto i suoi compagni, quelli mitici del '68, principiare a "ragionare". E ragionando ragionando, gli astratti furori si erano ammosciati e quindi stracangiati in concrete acquiescenze. E adesso, fatta eccezione per qualcuno che con straordinaria dignità sopportava da oltre un decennio processi e carcere per un delitto palesemente non commesso né ordinato, fatta eccezione ancora per un altro oscuramente ammazzato, i rimanenti si erano tutti piazzati benissimo, saltabeccando da sinistra a destra, poi ancora a sinistra, poi ancora a destra, e c'era chi dirigeva un giornale, chi una televisione, chi era diventato un grosso manager di Stato, chi deputato o senatore. Visto che non erano arrinisciuti a cangiare la società, avevano cangiato se stessi. Oppure non avevano manco avuto bisogno di cangiare, perché nel '68 avevano solamente fatto teatro, indossando costumi e maschere di rivoluzionari. La nomina di Carlo ex Martello non gli era proprio calata. Soprattutto perché gli aveva provocato un altro pinsèro e questo certamente il più fastidioso di tutti.

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    archipic

    03/02/2016 19.38.17

    Ancora un bel romanzo per Camilleri con un Montalbano che ha raggiunto la piena maturità. Storia complessa ma ben sviluppata, con personaggi sempre interessanti pur nella loro espressa caratterizzazione caricaturale. Un bel romanzo che si legge con piacere.

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