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Andrea Camilleri

Collana: La memoria
Edizione: 7
Anno edizione: 2000
Pagine: 304 p.
  • EAN: 9788838915741

Le prime frasi del romanzo:

Uno

Che fosse vigilante, se ne faceva capace dal fatto che la testa gli funzionava secondo logica e non seguendo l'assurdo labirinto del sogno, che sentiva il regolare sciabordio del mare, che un venticello di prim'alba trasìva dalla finestra spalancata. Ma continuava ostinatamente a tenere gli occhi inserrati, sapeva che tutto il malumore che lo maceriava dintra sarebbe sbommicato di fora appena aperti gli occhi, facendogli fare o dire minchiate delle quali doppo avrebbe dovuto pentirsi.
Gli arrivò la friscatina di uno che caminava sulla spiaggia. A quell'ora, certamente qualcuno che andava per travaglio a Vigàta. Il motivo friscato gli era cognito, ma non ne ricordava né il titolo né le parole. Del resto, che importanza aveva? Non era mai riuscito a friscare, manco infilandosi un dito in culo. "Si mise un dito in culo / e trasse un fischio acuto / segnale convenuto / delle guardie di città"... Era una fesseria che un amico milanese della scuola di polizia qualche volta gli aveva canticchiato e che gli era rimasta impressa. E per questa sua incapacità di friscare, alle elementari era stato vittima prediletta dei suoi compagnucci di scuola che erano maestri nell'arte di friscare alla pecorara, alla marinara, alla montanara aggiungendovi estrose variazioni. I compagni! Ecco che cosa gli aveva procurato la mala nottata! Il ricordo dei compagni e la notizia letta sul giornale, poco prima d'andare a coricarsi, che il dottor Carlo Militello, non ancora cinquantino, era stato nominato Presidente della seconda più importante banca dell'isola. Il giornale formulava i più sentiti auguri al neo Presidente, del quale stampava la fotografia: occhiali certamente d'oro, vestito griffato, camicia inappuntabile, cravatta finissima. Un uomo arrivato, un uomo d'ordine, difensore dei grandi Valori (tanto quelli della Borsa quanto quelli della Famiglia, della Patria, della Libertà). Se lo ricordava bene, Montalbano, questo suo compagnuccio non delle elementari, ma del '68!
"Impiccheremo i nemici del popolo con le loro cravatte!".
"Le banche servono solo a essere svaligiate!".
Carlo Militello, soprannominato "Carlo Martello", in primisi per i suoi atteggiamenti di capo supremo e in secundisi perché contro gli avversari adoperava parole come martellate e cazzotti peggio delle martellate. Il più intransigente, il più inflessibile, che al suo confronto il tanto invocato nei cortei Ho Chi Min sarebbe parso un riformista socialdemocratico. Aveva obbligato tutti a non fumare sigarette per non arricchire il Monopolio di Stato, spinelli e canne sì, a volontà. Sosteneva che in un solo momento della sua vita il compagno Stalin aveva agito bene: quando si era messo a rapinare banche per finanziare il partito. "Stato" era una parola che dava a tutti il malostare, li faceva arraggiare come tori davanti allo straccio rosso. Di quei giorni Montalbano ricordava soprattutto una poesia di Pasolini che difendeva la polizia contro gli studenti a Valle Giulia, a Roma. Tutti i suoi compagni avevano sputato su quei versi, lui aveva tentato di difenderli: "Però è una bella poesia". A momenti Carlo Martello, se non lo tenevano, gli scassava la faccia con uno dei suoi micidiali cazzotti. Perché allora quella poesia non gli dispiacque? Vedeva in essa già segnato il suo destino di sbirro? Ad ogni modo, nel corso degli anni, aveva visto i suoi compagni, quelli mitici del '68, principiare a "ragionare". E ragionando ragionando, gli astratti furori si erano ammosciati e quindi stracangiati in concrete acquiescenze. E adesso, fatta eccezione per qualcuno che con straordinaria dignità sopportava da oltre un decennio processi e carcere per un delitto palesemente non commesso né ordinato, fatta eccezione ancora per un altro oscuramente ammazzato, i rimanenti si erano tutti piazzati benissimo, saltabeccando da sinistra a destra, poi ancora a sinistra, poi ancora a destra, e c'era chi dirigeva un giornale, chi una televisione, chi era diventato un grosso manager di Stato, chi deputato o senatore. Visto che non erano arrinisciuti a cangiare la società, avevano cangiato se stessi. Oppure non avevano manco avuto bisogno di cangiare, perché nel '68 avevano solamente fatto teatro, indossando costumi e maschere di rivoluzionari. La nomina di Carlo ex Martello non gli era proprio calata. Soprattutto perché gli aveva provocato un altro pinsèro e questo certamente il più fastidioso di tutti.

Recensioni dei clienti

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    archipic

    03/02/2016 19.37.22

    Ancora un bel romanzo per Camilleri con un Montalbano che ha raggiunto la piena maturità. Storia complessa ma ben sviluppata, con personaggi sempre interessanti pur nella loro espressa caratterizzazione caricaturale. Un bel romanzo che si legge con piacere.

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    paolo

    27/04/2014 11.09.50

    Bella storia con personaggi ben tracciati e intreccio solido.Finale amaro in cui Camilleri introduce un tema quanto mai di attualita'.

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    Fabio74

    23/01/2014 13.50.25

    Quinta indagine del commissario Montalbano e sicuramente giudizio positivo per quanto riguarda la trama ben congegnata,i personaggi sempre molto vivi e il tutto condito con l'affascinante dialetto siciliano che non guasta mai.Insomma cari fan di Montalbano e di Camilleri direi che anche questo capitolo della serie e'da non perdere.Ciao a tutti e al prossimo

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    marelu

    12/06/2013 13.44.30

    secondo libro che leggo di Camilleri; premesso che non mi piace il genere l'ho trovato carino; il linguaggio siciliano rende di sicuro il libro più accattivante.

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    Tiziana

    30/04/2013 11.11.06

    Tutto come al solito: linguaggio accattivante, personaggi ben definiti, intrecci avvincenti; non uno dei migliori, ma comunque piacevole

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    Simone

    16/01/2012 12.29.42

    Sicuramente ai livelli del Ladro di merendine, come sempre Camilleri riesce a portarti nei luoghi e nelle situazioni vissute da Montalbano. Da non perdere.

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    Roderick

    02/12/2008 19.15.48

    Dopo i grandi fasti de IL LADRO DI MERENDINE e LA VOCE DEL VIOLINO il personaggio del commissario torna, senza a mio parere stupire, in questa quinta avventura. Il romazo strappa una sufficienza stiracchiata perchè il personaggio di Montalbano sembra in fase calante e perchè la storia prende una piega che non mi piace, con alcuni punti non proprio ben trattati (come fa Montalbano a venire a conoscenza di Eolo?!) Fan di Montalbano, leggetelo pure, ma c'è di meglio!

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    Damiano

    07/11/2008 18.06.24

    Al solito i libri che parlano di Montalbano sono rilassanti e ti mettono molto appetito. Anche questo e dal leggere come tutti gli altri del resto.

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    Cristiano

    07/10/2008 14.21.22

    Ottimo come sempre, questo romanzo di Camilleri ci trascina nel territorio di Vigata tra supposizioni, ipotesi che si accavallano e piste da seguire. Come al solito l'autore è un maestro nel mettere ogni elemento della storia al posto e al momento giusto. Assolutamente da leggere!

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    Francesco

    22/04/2008 21.51.48

    Molto bello questo romanzo, merita, penso che sia tra i migliori con il commissario Montalbano

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    roberto

    02/09/2006 04.09.16

    ottima struttura narrativa e azzeccato tempismo. nn stanca.anzi. tutto il contrario. notevole la capacita' di Camilleri nel farti "sentire" gli odori e i sapori del luogo. un giallo poliziesco felicemente articolato. ti viene voglia di far parte del commissariato di Vigata. forse eccessiva la capacita' alla 007 che Montalbano sfoggia alle ulime battute del libro.

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    Vincenzo

    26/06/2006 13.16.09

    Bellissimo! Emozionante! Appassionante! Questo è il Montalbano migliore, nella sua forma migliore. Risvolti di delicata umanità, di forte precognizione del male, di insospettabile abilità nel dipanare un mistero fra i più intricati. Prima la morte di un "picciotto", poi la sparizione di due "vicchiareddi". I legami, "nturcinatisi" insieme, potrebbero depistare chiunque. Ma non Salvo Montalbano. Lunga vita a Camilleri!

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    Vicky Vale

    07/11/2005 19.47.53

    Il commissario Montalbano brilla per intelligenza e umanità e Camilleri lo rende sempre benissimo. Il suo stile è coinvolgente e divertente e questa vicenda mi ha appassionato fino alla fine. Bello.

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    MaunaKea

    03/09/2005 16.36.45

    Il tempo passa anche per Montalbano, siamo al settimo libro ed ha cinquantun anni. Come trama e' una delle meglio costruite ed i personaggi risaltano a tutto tondo. Non si gusta ovviamente appieno se non si e', almeno a gradi linee, seguito l'ordine di pubblicazione dei precedenti. Quello che ha dell'incredibile e' la produzione intensa che quest'autore mantiene, senza che ci siano delle deficienze, cali di qualita', ripetizioni eccessive, sinceramente ha dell'incredibile.

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    Ciro

    19/07/2005 15.06.36

    E' il primo libro che leggo di Camilleri. Bello, anzi bellissimo! Camilleri riesce a rendere bene uno "spaccato" amaro di una Sicilia minore, chiusa e diffidente e nello stesso tempo misteriosa. Si ama il divertimento dei dialoghi in dialetto siciliano(Catarella su tutti...)ed anche la comicità delle situazioni (Montalbano che tenta di spaccare il lucchetto della casupola con la pistola e che si spoglia perchè gronda di sudore..."E chi sei? California Dream Men?" Altro che romanzi americani con poliziotti supereroi...!).

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    amazanz

    19/05/2005 15.42.41

    Un onesto libro di Montalbano, con una trama che fa un po' riflettere...non all'altezza di altri, ma comunque molto buono..

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    mirella

    17/01/2005 21.54.00

    Ho letto anche questo,come del resto tutto Camilleri e devo dire che mi è piaciuto più di altri.I personaggi sono più reali di quanto sembri a prima vista. Purtroppo.

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    camilla

    15/12/2004 16.30.59

    molto bello

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    alzataconpugno16

    25/02/2003 23.15.04

    "Montalbano sono. Dovrei dire pronto, ma non lo dico. Sinceramente, non mi sento pronto": i risvegli del commissario sono spesso problematici, come quelli di parecchi di noi... per lui non c'è niente di meglio di un'indagine per "levarsi dalla testa i pinseri tinti"... a noi non resta che ridere (in maniera intelligente) e prendere spunto dalle sue avventure per qualche saggia riflessione. Da dove l'avete capito che considero Montalbano un simpaticissimo amico?

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    Fabio

    09/01/2003 19.42.11

    penso che sia stato un bellissimo libro, come d'altronde tutti gli altri libri di camilleri

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