La gita a Tindari

Andrea Camilleri

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Collana: La memoria
Edizione: 7
Anno edizione: 2000
In commercio dal: 18 febbraio 2000
Pagine: 304 p.
  • EAN: 9788838915741
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Premio Bancarella 2001. Camilleri inaugura l'anno da poco iniziato con un nuovo romanzo che riporta sulla scena il "suo" Montalbano, il detective ormai più famoso d'Italia, protagonista di complessi casi investigativi e di un fortunatissimo successo letterario. Questa volta le vicende del simpatico poliziotto si svolgono tra Vigàta e Tindari, suggestivo promontorio carico di riminescenze storiche arcaiche, alla ricerca del misterioso legame che ha accomunato nella medesima morte violenta tre persone tra di loro estranee. Grazie al suo inconfondibile intuito professionale e ancor più forse della sua sensibilità di uomo, Montalbano concluderà con successo le indagini, muovendosi al confine tra il mondo della tradizione e il mondo della modernità; lui, cinquantenne, in vena di bilanci e previsioni sulla vita e sul futuro, alle prese con la realtà attuale della tecnologia avanzata e di Internet, che rendono superflua ogni appartenenza, confine o distanza geografica. Un confronto che lo porterà a dubitare persino di non essere adeguato ai tempi. Al di là di questi riflessioni e incertezze che accrescono l'umanità del personaggio, rendendolo una figura ancor più vera e familiare, questo quinto romanzo della "saga" di Montalbano riconferma intatto la sapienza della narrazione di Camilleri, in cui si mescolano il fascino di una lingua costantemente protesa al dialetto, la suggestione dell'intreccio, la vivacità dei personaggi.
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    ENRIKO7

    31/08/2020 13:06:20

    Quanta solitudine si può nascondere in una coppia di anziani che vive in maniera isolata e che all'improvviso decide di partecipare ad una gita senza però farsi coinvolgere dallo spirito allegro degli altri gitanti, ma anzi vivendo il viaggio quasi con terrore? E' questo l'abisso in cui si deve cimentare stavolta Montalbano, un abisso dal quale però emergerà un altro bel personaggio di tutta la saga come quello di Beba.

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    leogaro

    29/08/2020 12:42:39

    Libro ricco di scene e personaggi memorabili, che parte divertendo ma che, pagina dopo pagina, porta a riflettere grazie a ciò che Montalbano scopre, sia nelle indagini che in se stesso. Ne esce un libro piacevole, per sorridere e pensare, in cui Camilleri prova, con discreta riuscita, a penetrare maggiormente nelle pieghe (e nelle piaghe) dell'animo umano, regalandoci un personaggio amatissimo e, ancor di più, umano e lacerato.

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    Bapi

    11/05/2020 17:20:21

    Il Maestro Camilleri è un'istituzione, un'icona di stile e di pensiero! Non si può non ringraziarlo per averci donato le storie sul Commissario Montalbano. Ogni volta che mi immergo nella lettura dei romanzi non posso fare a meno di ridere, spesso a crepapelle, per la sottile e geniale ironia che, sempre, li pervade; così come non posso non fermarmi a riflettere sulle tematiche, sui fatti, sulle storie umane e sugli avvenimenti che, drammaticamente purtroppo, costituiscono parte della nostra quotidianità, non solo della fiction. La Gita a Tindari è uno dei libri che più mi è rimasto dentro. Non si può non leggerlo!

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    sx

    25/09/2019 21:11:30

    Un odei più belli del Maestro. Non può non essere letto.

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    Monia

    25/09/2019 08:37:12

    Uno dei più bei romanzi di Camilleri degli ultimi anni. Scrittura in stato di grazia, tristezze e luci del commissario. Non è solo il meccanismo ben oliato, è un romanzo veramente bello che spariglia le carte in tavola, con degli affondi nella tristezza, che lo arricchiscono. Il modo in cui è raccontato è particolare e lirico. Veramente bello.

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    marco

    21/09/2019 09:26:27

    Uno dei migliori libri della serie del commissario Montalbano, qui alle prese con un mistero legato a persone anziane e non del tutto gradevoli. Come al solito, il microcosmo di Vigàta, i personaggi di contorno, il linguaggio fresco di Camilleri hanno un ruolo forse ancora più rilevante della vicenda stessa. L'ho riletto dopo anni, con il solito piacere di ritrovare personaggi e situazioni stupendamente descritti, come dipinti. Molto divertente. Camilleri non delude mai.

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    Margherita Semplici

    20/09/2019 19:03:50

    In assoluto il mio romanzo preferito con protagonista il Commissario Montalbano. Una composizione perfetta e grande commozione per un'opera ancora attuale.

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    andrea

    19/09/2019 14:29:04

    Mistero tra Vigata e Tindari.....3 persone perfettamente sconosciute tra loro morte misteriosamente....tocca al nostro eroe sbrogliare la matassa e risolvere il mistero.....riuscirà Montalbano nell ardua impresa? Certamente si,come al solito,con le favolose spiagge siciliane a far da sfondo

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    DP

    19/09/2019 11:12:02

    "Che fa, commissario, s'addecide o non s'addecide?". Era Calogero, il proprietario della trattoria che lo taliava dalla porta. Non aspettava altro. Il locale era completamente vacante, mangiare alle otto di sira è cosa di milanesi, i siciliani cominciano a pigliare in considerazione la mangiata passate le nove." Come ogni buon siciliano, quello per il cibo è amore puro. Un'altra indagine che ti tiene in sospeso fino alla fine.

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    Elena

    18/08/2019 21:05:15

    Un altra indagine particolarmente laboriosa per il commissario Montalbano,che come al solito dovrà affrontare le perplessità del questore riguardo i suoi metodi e la sua idoneità al servizio.Proprio il suo fiuto e la sua capacità di scandagliare l'animo umano lo aiuteranno a districare una corposa matassa di delitti ed evitare il tranello che la mafia ha ordito per lui.Riuscirà,infine come se non fosse abbastanza, a pilotare la vita amorosa del suo vice Mimì per scongiurarne il trasferimento che sfalderebbe il commissariato di Vigàta così caro al commissario come ai suoi affezionati lettori.Assolutamente da leggere.

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    maria

    11/04/2019 16:23:45

    bellissimo questo Montalbano, anche nella versione televisiva.

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    Rafed73

    03/02/2019 09:00:59

    Libro scorrevole e piacevole. Consigliato

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    Silvia90

    02/11/2018 09:57:54

    Una bella indagine del commissario Montalbano. Si legge che é un piacere. Primo libro letto di Camilleri ne leggerò altri. Consigliato

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    archipic

    03/02/2016 19:37:22

    Ancora un bel romanzo per Camilleri con un Montalbano che ha raggiunto la piena maturità. Storia complessa ma ben sviluppata, con personaggi sempre interessanti pur nella loro espressa caratterizzazione caricaturale. Un bel romanzo che si legge con piacere.

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    paolo

    27/04/2014 11:09:50

    Bella storia con personaggi ben tracciati e intreccio solido.Finale amaro in cui Camilleri introduce un tema quanto mai di attualita'.

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    Fabio74

    23/01/2014 13:50:25

    Quinta indagine del commissario Montalbano e sicuramente giudizio positivo per quanto riguarda la trama ben congegnata,i personaggi sempre molto vivi e il tutto condito con l'affascinante dialetto siciliano che non guasta mai.Insomma cari fan di Montalbano e di Camilleri direi che anche questo capitolo della serie e'da non perdere.Ciao a tutti e al prossimo

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    marelu

    12/06/2013 13:44:30

    secondo libro che leggo di Camilleri; premesso che non mi piace il genere l'ho trovato carino; il linguaggio siciliano rende di sicuro il libro più accattivante.

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    Tiziana

    30/04/2013 11:11:06

    Tutto come al solito: linguaggio accattivante, personaggi ben definiti, intrecci avvincenti; non uno dei migliori, ma comunque piacevole

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    Simone

    16/01/2012 12:29:42

    Sicuramente ai livelli del Ladro di merendine, come sempre Camilleri riesce a portarti nei luoghi e nelle situazioni vissute da Montalbano. Da non perdere.

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    Roderick

    02/12/2008 19:15:48

    Dopo i grandi fasti de IL LADRO DI MERENDINE e LA VOCE DEL VIOLINO il personaggio del commissario torna, senza a mio parere stupire, in questa quinta avventura. Il romazo strappa una sufficienza stiracchiata perchè il personaggio di Montalbano sembra in fase calante e perchè la storia prende una piega che non mi piace, con alcuni punti non proprio ben trattati (come fa Montalbano a venire a conoscenza di Eolo?!) Fan di Montalbano, leggetelo pure, ma c'è di meglio!

Vedi tutte le 48 recensioni cliente

Le prime frasi del romanzo:

Uno

Che fosse vigilante, se ne faceva capace dal fatto che la testa gli funzionava secondo logica e non seguendo l'assurdo labirinto del sogno, che sentiva il regolare sciabordio del mare, che un venticello di prim'alba trasìva dalla finestra spalancata. Ma continuava ostinatamente a tenere gli occhi inserrati, sapeva che tutto il malumore che lo maceriava dintra sarebbe sbommicato di fora appena aperti gli occhi, facendogli fare o dire minchiate delle quali doppo avrebbe dovuto pentirsi.
Gli arrivò la friscatina di uno che caminava sulla spiaggia. A quell'ora, certamente qualcuno che andava per travaglio a Vigàta. Il motivo friscato gli era cognito, ma non ne ricordava né il titolo né le parole. Del resto, che importanza aveva? Non era mai riuscito a friscare, manco infilandosi un dito in culo. "Si mise un dito in culo / e trasse un fischio acuto / segnale convenuto / delle guardie di città"... Era una fesseria che un amico milanese della scuola di polizia qualche volta gli aveva canticchiato e che gli era rimasta impressa. E per questa sua incapacità di friscare, alle elementari era stato vittima prediletta dei suoi compagnucci di scuola che erano maestri nell'arte di friscare alla pecorara, alla marinara, alla montanara aggiungendovi estrose variazioni. I compagni! Ecco che cosa gli aveva procurato la mala nottata! Il ricordo dei compagni e la notizia letta sul giornale, poco prima d'andare a coricarsi, che il dottor Carlo Militello, non ancora cinquantino, era stato nominato Presidente della seconda più importante banca dell'isola. Il giornale formulava i più sentiti auguri al neo Presidente, del quale stampava la fotografia: occhiali certamente d'oro, vestito griffato, camicia inappuntabile, cravatta finissima. Un uomo arrivato, un uomo d'ordine, difensore dei grandi Valori (tanto quelli della Borsa quanto quelli della Famiglia, della Patria, della Libertà). Se lo ricordava bene, Montalbano, questo suo compagnuccio non delle elementari, ma del '68!
"Impiccheremo i nemici del popolo con le loro cravatte!".
"Le banche servono solo a essere svaligiate!".
Carlo Militello, soprannominato "Carlo Martello", in primisi per i suoi atteggiamenti di capo supremo e in secundisi perché contro gli avversari adoperava parole come martellate e cazzotti peggio delle martellate. Il più intransigente, il più inflessibile, che al suo confronto il tanto invocato nei cortei Ho Chi Min sarebbe parso un riformista socialdemocratico. Aveva obbligato tutti a non fumare sigarette per non arricchire il Monopolio di Stato, spinelli e canne sì, a volontà. Sosteneva che in un solo momento della sua vita il compagno Stalin aveva agito bene: quando si era messo a rapinare banche per finanziare il partito. "Stato" era una parola che dava a tutti il malostare, li faceva arraggiare come tori davanti allo straccio rosso. Di quei giorni Montalbano ricordava soprattutto una poesia di Pasolini che difendeva la polizia contro gli studenti a Valle Giulia, a Roma. Tutti i suoi compagni avevano sputato su quei versi, lui aveva tentato di difenderli: "Però è una bella poesia". A momenti Carlo Martello, se non lo tenevano, gli scassava la faccia con uno dei suoi micidiali cazzotti. Perché allora quella poesia non gli dispiacque? Vedeva in essa già segnato il suo destino di sbirro? Ad ogni modo, nel corso degli anni, aveva visto i suoi compagni, quelli mitici del '68, principiare a "ragionare". E ragionando ragionando, gli astratti furori si erano ammosciati e quindi stracangiati in concrete acquiescenze. E adesso, fatta eccezione per qualcuno che con straordinaria dignità sopportava da oltre un decennio processi e carcere per un delitto palesemente non commesso né ordinato, fatta eccezione ancora per un altro oscuramente ammazzato, i rimanenti si erano tutti piazzati benissimo, saltabeccando da sinistra a destra, poi ancora a sinistra, poi ancora a destra, e c'era chi dirigeva un giornale, chi una televisione, chi era diventato un grosso manager di Stato, chi deputato o senatore. Visto che non erano arrinisciuti a cangiare la società, avevano cangiato se stessi. Oppure non avevano manco avuto bisogno di cangiare, perché nel '68 avevano solamente fatto teatro, indossando costumi e maschere di rivoluzionari. La nomina di Carlo ex Martello non gli era proprio calata. Soprattutto perché gli aveva provocato un altro pinsèro e questo certamente il più fastidioso di tutti.
  • Andrea Camilleri Cover

    Nato a Porto Empedocle (Agrigento), Andrea Camilleri ha vissuto per anni a Roma.  Dal 1939 al 1943, dopo un periodo in un collegio da cui viene espulso, studia ad Agrigento al Liceo Classico Empedocle dove ottiene la maturità classica senza dover sostenere l’esame a causa dell’imminente sbarco degli alleati in Sicilia. A giugno inizia, come ricorda lo scrittore, "una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere di sangue, di paura".  S’iscrive all’Università (Facoltà di lettere) ma non si laureerà mai. Si iscrive anche al Partito Comunista.Inizia a pubblicare racconti e poesie e vince il Premio... Approfondisci
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