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Matteo Nucci

Collana: Scrittori
Anno edizione: 2017
Pagine: 363 p., Brossura
  • EAN: 9788868336660
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«Il filo, non devo perderlo. Ascolta. Il fatto è che questo filo non c’è. Proprio non c’è. Non è nemmeno il labirinto. Non si va né avanti né indietro. Non ha senso il tempo, né in avanti né all’indietro».

Un fiume in piena, di parole, di aggettivi, di suoni. Suoni che quasi mai, però, si risolvono nell’armonia delle parti e nella chiarezza delle definizioni, quanto piuttosto in un’unica, fangosa, vivissima cacofonia da cui essere continuamente travolti. Vale per la storia del Dottore, il protagonista di È giusto obbedire alla notte, ritrovatosi a vivere sulla riva del Tevere con un passato che non sa più se ricordare o dimenticare; ma vale un po’ anche per lo stile del suo autore, Matteo Nucci, la cui impresa impossibile è quella di incanalare nel nero di inchiostro delle sue pagine tutta l’irrequieta maestosità della vita del Tevere.

Nucci lo fa con una scrittura mimetica, densa, piena di riferimenti classici; riferimenti che però, più che alla perfezione umanistica del tempio, fanno pensare all’accumulo antiquario, a quell’horror vacui che riempie con l’eccesso (di immagini, di voci, di storie, di grida) il vuoto imperante del Tempo. Caotica e senz’ordine, d’altronde, è anche la Roma descritta nel romanzo: non il centro città dalle marmoree e fredde proporzioni, ma le baracche sconclusionate sulla riva del fiume, ultima e spesso desolante soglia prima del bosco e del caos.

Si tratta, in fondo, di un Tevere-Scamandro, di un limen, una linea di confine tra la città e l’ignoto, il giorno e la notte, Apollo e Dioniso; e come attorno allo Scamandro infuriava la battaglia per Troia, così sul Tevere infuria la battaglia della vita, forse fisicamente meno impegnativa ma non per questo meno disperata. Lo sa bene il Dottore, che con la vita ha già perso il suo primo scontro, ma lo sanno anche il perduto Luis, la luminosissima Victoria, la triste Helena, il pescatore (anche di uomini) Cesare e Giulio, il fool della situazione, che cita a memoria la Bibbia e produce un centerbe-pharmakon dalle magiche virtù.

Ma racchiudere la vita nelle pagine di un libro è dura, quasi come voler fermare a una a una le onde fangose del Tevere; a volte in effetti il lettore arranca, incespica, non ce la fa: lo scintillante dettaglio appena emerso dalle acque è subito travolto dall’onda successiva, che trascina in avanti nuovi segreti e nuove scoperte e ricostringe le vecchie sul fondo. Che fare, allora? È vero che le parole di Nucci si accumulano e scorrono in fretta, ma fortunatamente al comando c’è un narratore che è un vero e proprio titano, uno che fa di tutto e anche di più per fermare sulla pagina la corsa della Storia. Anche se solo per un singolo, meraviglioso istante.

Recensione di Elena Malvica

Indice

Parte prima. Fiume

Uno
29 novembre 2015

Due
30 novembre 2015

Tre
1°, 2, 3 dicembre 2015

Parte seconda. Fuga

Uno
27 agosto 2012. Quello che non abbiamo preso lo portiamo

Due
7 dicembre 2012. L'uomo nella notte accende una luce a se stesso

Tre
1° febbraio 2013. Nutrito da un'unica notte

Quattro
30 marzo 2013. Come un lampo

Cinque
15 maggio 2013. Le porte del giorno e della notte

Parte terza. Fame

Uno
30 giugno, 1° luglio 2016

Due
2 luglio 2016

Tre
3, 4 luglio 2016

Recensioni dei clienti

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    furetto60

    06/04/2017 10.32.55

    Storia di una Roma diversa sia da quella di città, sia da quella di borgata, una Roma nascosta nelle pieghe, a tratti pasoliniana come ambientazione e con altrettanti numerosi personaggi. Nonostante l’evidente impegno dell’Autore, ho trovato la prosa macchinosa, affatto scorrevole, grondante di un’aggettivazione fine a sé stessa, e di particolari che a nulla servono se non ad appesantire il narrato. Come se oppresso da ansia da prestazione, il romanzo si risolve in una faticaccia, oltre tutto anche i dialoghi (spesso prolungati allo sfinimento) in alcuni punti non si capisce dove vogliano andare a parare. Peccato perché l’idea di base era buona, ma andava sfrondata da tanti inutili orpelli.

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