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Roger Gilbert-Lecomte, René Daumal

Curatore: C. Rugafiori
Editore: Adelphi
Edizione: 2
Anno edizione: 2005
Pagine: XXV-268 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788845919503

"Se d'altra parte si contempla l'uso regolare e progressivo delle droghe, l'intossicazione, dal punto di vista degli stati di coscienza che essa provoca, sostituendo a poco a poco in un individuo predisposto stati di Morte-nella-vita, (…) si arriva presto a considerarla non solo dal punto di vista fisiologico, ma anche dal punto di vista psicologico come un mezzo di lento suicidio, cioè del solo suicidio moralmente lecito". In questo passaggio di Roger Gilbert-Lecomte, tratto dal saggio sui narcotici intitolato Il signor Morfeo avvelenatore pubblico, è quanto mai presente il rifiuto di ogni convenzione che contrassegna l'opera dei due amici che furono le figure di punta del movimento legato all'esperienza della rivista "Le Grand Jeu": lo stesso Gilbert-Lecomte e René Daumal. In questo brano, che si può paragonare per molti aspetti alla profetica Lettera al signor Legislatore in materia di stupefacenti di Antonin Artaud, la droga viene considerata alla stregua di un mezzo che porti a un lento e progressivo suicidio come gesto estremo di ribellione nei confronti di una società sempre più ripiegata sui valori del profitto e del perbenismo borghese.

Poesia come "grande vertigine della Rivolta", dunque, sulla falsariga degli assiomi propugnati dai surrealisti, ma con una totale indipendenza nei confronti del dogmatismo ideologico che irretiva il gruppo capitanato da Breton. Non a caso, nella magnifica scelta allestita da Claudio Rugafiori per la ristampa di quest'antologia, uscita originariamente nel 1967, figurano due testi di Daumal tesi a evidenziare le profonde differenze che intercorrono tra l'esperienza artistica dei surrealisti, orientata a sondare i misteri dell'inconscio attraverso la tecnica dell'écriture automatique e dei sonni ipnotici, e quella degli esponenti "eretici" del "Grand Jeu", altalenante fra tentazioni mistiche ed esoteriche e ribellione nei confronti della civiltà occidentale ritenuta da Gilbert-Lecomte nella prosa L'orribile rivelazione… la sola un "otre puzzolente": "Ridi dunque, mostro ominide, ridi se ne hai ancora il coraggio, devi solo perseverare nella via che segui sul globo in questi giorni, e, in realtà, questa èra non trascorrerà senza che tu diventi minuscolo e coriaceo come l'abitante dei termitai che è tuo degno antenato e di cui segui l'esempio".

La rivista "Le Grand Jeu" ebbe purtroppo vita breve, in quanto uscirono soltanto tre numeri fra l'inverno del 1928 e l'autunno del 1930. Lo stesso movimento che da quella rivista prendeva il nome, scioltosi definitivamente nel 1932, annoverava figure ancora poco conosciute come quelle di Robert Meyrat, Roger Vailland, Pierre Minet, Maurice Henry, André Rolland de Renéville e il pittore Joseph Sima di cui vengono presentati una serie di affascinanti illustrazioni,ftra cui il ritratto degli stessi Gilbert-Lecomte e Daumal. Ma è soprattutto nelle sezioni dedicate alla poesia che l'antologia curata da Rugafiori offre uno spaccato davvero rimarchevole della produzione dei due "angeli ingangati", come li definiva Vailland: si passa infatti dalla visionarietà allucinata di Gilbert-Lecomte, filtrata dalle letture fondamentali di Rimbaud e Lautréamont, alle analogie stravaganti di Daumal, in bilico tra recupero di senso e flusso verbale che trascina, come una colata lavica inarrestabile, i residui polisemici di un dettato che si configura come una sorta di efficace antidoto all'écriture automatique di derivazione surrealista.

Ma, a differenza del surrealismo, gli autori del "Grand Jeu" attribuivano molta dignità ai Poteri della parola, come recita il titolo di un libro postumo di Daumal, senza però dipendere dall'asservimento all'espressione poetica: "L'automatismo surrealista fornisce la materia del caos; occorre, per non lasciarsi soffocare da questa fangosa ganga (penetra attraverso gli occhi, si tinge di rosso e se ne va e torna e ritorna e torna ancora come una coccinella malata), occorre il Verbo (volontà divina o incosciente, ispirazione, rivelazione, e così via)".

Daumal e Gilbert-Lecomte, partiti dalla comune condivisione del gruppo dei Simplistes, si proponevano di scardinare le porte dell'usuale percezione sensoriale attraverso l'investigazione dell'ignoto, disdegnando al tempo stesso la gratuità di calembours e giochi di parole. D'altronde nella loro opera è sempre presente quella vocazione all'autenticità che contrassegna lo stesso itinerario spirituale dell'autore del Monte analogo, che in seguito approfondirà lo studio del sanscrito per dedicarsi alle versioni di alcuni testi sacri induisti. Il "poeta veggente" di cui parla Gilbert-Lecomte sarà l'unico in grado di comprendere ed esorcizzare la crisi che domina la civiltà occidentale, volgendo la sua ricerca in direzione di una straniante paramnesia: "L'ispirazione poetica – esattamente creatrice – è la forma occidentale della Veggenza. Il poeta, così definito il più lontano possibile dalla sua accezione, è il debole ma autentico riflesso dello stregone negro e del mago orientale".

 

Pasquale Di Palmo