Il grande sentiero

Cheyenne Autumn

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Cheyenne non ce la fanno più a sopravvivere nelle terre desolate e malsane dove sono stati confinati. Iniziano quindi una marcia di oltre duemila chilometri per tornare alla terra degli antenati. Decimati dalla fame e dalle fatiche, vengono raggiunti dal capitano Thomas Archer e dai suoi soldati. Comincia una difficile trattativa...
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    enrico

    11/03/2019 22:43:14

    L'ultimo western di John Ford, e il suo primo film dalla parte degli indiani, almeno sulla carta. In realtà Ford non sente molto il problema e dunque non riesce ad essere molto convincente: i suoi indiani restano comunque dei selvaggi, anche se dei selvaggi "buoni"; e i suoi bianchi restano comunque simpatici, anche quando appaiono particolarmente stupidi (come nel lungo intermezzo comico sulla "battaglia di Dodge City", dove viene messo in burla il mito di Wyatt Earp e Doc Holliday). A difesa di Ford bisogna tuttavia ricordare che il film fu notevolmente modificato (e abbreviato) sia in fase di riprese che in fase di montaggio; e fu malamente appesantito da un commento musicale tronfio e vuoto, da telefilm di quarta categoria.

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    Michele Bettini

    17/09/2015 22:34:42

    Un pezzo di vera storia del West, per chi la conosce davvero. Una specie di testamento tutto a favore degli indiani Cheyennes. Tuttavia non fu un grande successo, poiché la lurida critica non aiutò Ford, benché il film era e resta un CAPOLAVORO. La mancanza di amalgama tra le parti del film, non disturba, ma lo rende più affascinante, in un panorama a lungo raggio. I vari personaggi, che talvolta neppure s'incontrano tra essi, danno un senso d'immensità a un West che si propone sconfinato. I Cheyennes ottennero, non senza combattere, il diritto di rimanere nel nord, vicino al Black Hills, terra che essi consideravano sacra. Riuscirono anche a mantenere la loro cultura, la religione e la lingua.

  • Produzione: A & R Productions, 2015
  • Distribuzione: A & R Productions
  • Durata: 159 min
  • Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 2.0 - mono);Inglese (Dolby Digital 2.0 - mono)
  • Lingua sottotitoli: Italiano
  • Formato Schermo: 2,20:1
  • Area0
  • Contenuti: foto; manifesto originale; trailers; dietro le quinte (making of)
  • John Ford Cover

    "Nome d'arte di Sean Aloysius O'Feeney, regista statunitense. Di etnia irlandese, a diciott'anni, lascia la fabbrica in cui lavora e raggiunge il fratello maggiore, Francis, già impegnato come attore e regista a Hollywood, assumendo il nome di John, che subito cambia in Jack, mutando anche il cognome in Ford. Come Jack F. dirige, tra il 1916 e il 1923, una serie di film d'avventura per la Universal, in particolare molti two reels con H. Carey. Riprende il nome John per dirigere Il cavallo d'acciaio (1924), un western di grande successo che già rivela un'alta padronanza del mezzo. Tra due rulli, medi e lungometraggi sono decine i film che il giovane F. firma. Quattro anni dopo, nel 1928, realizza L'ultima gioia (insulso titolo italiano di Four Sons), con il quale vince il premio... Approfondisci
  • Richard Widmark Cover

    Attore statunitense. Dopo aver debuttato in alcuni programmi radiofonici come Mercury Theatre on the Air (di O. Welles), nel 1943 esordisce sulle scene teatrali in Kiss and Tell e nel 1947 H. Hathaway gli affida la parte del gangster Tommy Udo in Il bacio della morte, che gli vale una nomination all'Oscar. Biondo, mingherlino e dal mento sfuggente, si specializza in personaggi sadici e nevrotici, interpretando Strada senza nome (1948) di W. Keighley e Mano pericolosa (1953) di S. Fuller. Ma è efficace e convincente anche in ruoli diversi: lo si ricorda ad es. nel ruolo del malinconico fuggiasco di I trafficanti della notte (1950) di J. Dassin o in quello dell'ufficiale sanitario che lotta contro il pericolo di un'epidemia in Bandiera gialla (1950) di E. Kazan. La sua ambivalenza interpretativa... Approfondisci
  • Carroll Baker Cover

    Attrice statunitense. Ballerina e cantante, ottiene la prima particina nel 1953 per poi passare alla palestra dell'Actor's Studio. La chance arriva con Il gigante (1956) di G. Stevens. Notata da E. Kazan, viene scelta per la morbosa lolita protagonista di Baby Doll (1956): il personaggio della moglie-bambina che si succhia il pollice nella culla la imprigiona per tutta la vita nell'imbarazzante ruolo del sex-symbol. Bruciatasi in fretta fra Hollywood e l'Italia, trova un piccolo riscatto quando M. Ferreri la sceglie come protagonista di L'harem (1967) e B. Fosse le fa interpretare la madre della sfortunata diva di un giorno in Star 80 (1983). Approfondisci
  • Karl Malden Cover

    Nome d'arte di M. Sekulovich, attore statunitense. Di origine serba, frequenta i corsi d'arte drammatica a Chicago ed esordisce sui palcoscenici di Broadway, dove incontra il regista E. Kazan che, dopo averlo diretto a teatro, gli chiede di trasferire sullo schermo il personaggio del timido innamorato Mitch di Un tram che si chiama desiderio (1951) tratto da T. Williams. L'interpretazione gli vale un Oscar da attore non protagonista e lo lancia nel firmamento di Hollywood permettendogli di consolidare il successo della sua maschera irregolare, il nasone a patata, l'aspetto sgraziato da orso, con cui dà vita a personaggi forti e liberi da cliché seduttivi. Nel 1954 è il ruvido prete-tutore del ribelle M. Brando in Fronte del porto, ancora di Kazan, e di seguito scolpisce fra gli altri il cupo... Approfondisci
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