Recensioni Un grido nelle rovine

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    ugo
    20/06/2019 17:20:28

    SPOILER Leggo "Ricorda Faulkner" nella quarta di copertina. Faulkner? in piemontese si dice:"pisa pi curt" (piscia più corto). Spesso leggo tomi finiti i quali mi dico "200 pagine di troppo". Qui è il contrario. Ne servivano 200 in più, dato un progetto - troppo - ambizioso per una persona che comunque sa scrivere molto bene. I personaggi sono tutti tratteggiati non ben delineati. Ci sono buchi narrativi pazzeschi. Il senso di procedere nel racconto sulla vita di Lottie, ad esempio, qual è? una sorta di spin-off totalmente sterile ed inutile. La strage della stazione da parte di Bob Reid? ma è un'azione totalmente assurda nell'economia del racconto. Ma che vendetta è uccidere poveri cristi a caso verso il cinico Levallois? Emily? ma non si capisce nulla del personaggio, è solo abbozzato... Sinceramente deludente nel complesso.

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    08/05/2019 15:51:56

    Un romanzo che in un numero relativamente limitato di pagine rende pienamente l'immagine di un epoca tragica, di guerra civile schiavitù e violenze, un reportage di tutti gli orrori del vecchio Sud, della sua decadenza di fronte alla sconfitta e al progresso e del suo fascino nero, personaggi molto ben caratterizzati da uno scrittore talentuoso che alla sua seconda opera fa centro scrivendo un piccolo capolavoro di genere. Echi di Faulkner ma anche l'innegabile evidenza che l'autore conosce la guerra da testimone, un'altro conflitto certo, ma negli occhi e nella penna l'orrore dei corpi dilaniati e martoriati sono ancora vivi. Il racconto si dipana su diversi piani temporali e intreccia le vite di molteplici personaggi bianchi e neri con il comune denominatore della vita intorno alla tenuta del cattivissimo e perverso Levallois, tutti protagonisti in un corale gioco di squadra che non vede un vero attore principale ma di sicuro trova nelle malefatte di Levallois il detonatore di un dramna con conseguenze per i contemporanei e per le generazioni successive. Gli intrecci sono molteplici e la dimensione temporale alternata ma non è difficile mantenere la bussola e in ogni sua fase il romanzo regala momenti di altissima drammaticità e poesia. Fa piacere che in quarta di copertina a tessere gli elogi dell'autore si trovi Philipp Meyer che con lo stesso Powers e con Krivak è a mio parere l'astro nascente del romanzo americano.

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