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Alessandra Pozzo

Editore: CLUEB
Anno edizione: 1998
Pagine: 192 p.
  • EAN: 9788849110241

scheda di Vindrola, A. L'Indice del 1999, n. 07

Fra gli innumerevoli libri dedicati all'opera di Dario Fo dopo il Nobel, questo saggio di Alessandra Pozzi è indubbiamente il più originale, e non a caso si situa in modo marginale nella pubblicistica teatrale. Il grammelot ideato da Dario Fo viene infatti analizzato secondo rigorosi modelli linguistici e semiologici, che consentono di collocare questa lingua inventata nel solco dei linguaggi confusi, ideati prevalentemente con la funzione di trasgredire alle regole della lingua. Trasgressione che, quando è volontaria, ottiene un evidente effetto comico, complice l'interazione con l'ascoltatore-spettatore chiamato in causa per decrittare quella che Barthes definiva "la musica del senso" ma anche per cogliere al volo i riferimenti socio-culturali che spesso sono, nell'uso teatrale di una lingua inventata, il bersaglio. Pur offrendo un'ampia cornice all'analisi del grammelot, che inizia dalla rassegna degli antecendenti storici e teatrali dei linguaggi confusi per arrivare alle sue manifestazioni patologiche, a quelle mistiche e infine al balbettio dell'espressione prelinguistica infantile, in termini più strettamente teatrali il libro di Alessandra Pozzi ha il pregio di fare piazza pulita dell'uso improprio - anzi, più che improprio confuso - che si fa del termine "grammelot". Il grammelot, infatti, per definizione dello stesso Fo, è un linguaggio non articolato in parole, non convenzionale, che si avvale anche di un sistema mimico e gestuale parallelo a quello sonoro per favorirne l'interpretazione. Non deve perciò essere confuso con la miscellanea di dialetti - ben presente anche nel teatro di Fo come miscuglio di lombardo, veneto, piemontese - con cui talvolta è stato identificato; i dialetti e i gerghi, semmai, vanno considerati una fra le tante lingue di riferimento su cui il grammelot si innesta, e che possono variare dando vita a innumerevoli forme differenti di grammelot. Che è, in sostanza, una vera forma creativa, ricca di codici e livelli di senso ai quali lo spettatore deve fare continuamente appello e che suscitano, quando vanno a segno, una comicità densa di significati.

(A.V.)