Editore: Voland
Collana: Amazzoni
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 7 giugno 2018
Pagine: 113 p., Brossura
  • EAN: 9788862433181
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Recensioni dei clienti

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    Giuliana Acerbi

    22/06/2018 12:21:20

    Un prezioso cameo nel panorama della letteratura contemporanea. Una straordinaria capacità dell'autrice di scavare fra le pieghe della sua e della nostra anima, davvero singolare per uno scrittore così giovane. Peccato davvero per chi non è andato oltre la decima pagina, perché non ha potuto godere di alcune perle che qui lascio a chi vorrà scivolare veloce fino a pagina 113..."Arte è solitudine, è prendere il proprio dolore e convertirlo in bellezza, arte è comprendere di essere di passaggio e non saperlo o volerlo accettare. L'abitudine è l'insieme dei nostri punti fermi, l'importante è non abusarne, altrimenti non si riesce più a salpare. "

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    Chiara

    21/06/2018 12:13:17

    La mia prima recensione come per la scrittrice è la prima opera. Non vedo l’ora di leggere la seconda. Per caso, chissà quali giri che non ricordo, ho chiesto su Facebook l’amicizia all’autrice. Al mare scoprii la Nothomb e Voland. Al mare ho deciso di comprare Guasti. Ne sono entusiasta. Trama e scrittura magistrali. Questo libro è un gioiello, di quelli veri: piccolo ma intenso, brillante, prezioso.

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    Menphis

    20/06/2018 21:39:47

    Ho avuto la possibilità di leggere questa storia sin dalla primissima stesura. Poi l'ho riletta altre due volte e infine un'ultima, nella sua versione definitiva. Le modifiche non sono state poi molte, specialmente nella trama che è rimasta più o meno la stessa in tutte le stesura, ma nonostante ciò, nonostante conoscessi il finale, non mi è mai sembrato di rileggere lo stesso libro. Tutte le volte mi sono perso nella storia e nella testa della protagonista, trovando una diversa chiave di lettura in tutte le occasioni. Secondo me è proprio questa la vera forza di "Guasti": grattando la superficie riesce già a emozionare; andando più a fondo, può davvero lasciare il segno.

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    Daniele

    19/06/2018 21:59:28

    Breve non-recensione di un bel libro (qualcosa sulla storia, e le impressioni di lettura). “Guasti” è la storia di Giada, compagna di un grande fotografo il quale ha disgraziatamente deciso in vita di farsi mummificare, o meglio plastinare; e il suo corpo ora, nel tempo del romanzo, si trova esposto in una sala, pubblicamente, e Giada ha deciso di continuare la sua relazione con l’amato morto frequentando la mostra, ammirando il cadavere teso in una posa quasi viva, parlando con lui e con i propri ectoplasmi sentimentali. Giada è vittima dell’enfasi dei buoni e dei cattivi sentimenti, la morte l’ha ferita (ma non a morte) e ha messo a nudo la sua immaturità sentimentale: si aggira per le stanze della mostra, fra i cadaveri, e fra i visitatori vivi, parlando a volte la lingua dei romanzi rosa, a volte quella dei filosofi e talvolta la lingua realistica e immediata di chi soffre davvero. Fa quasi tutto ingenuamente, e si riempie i pensieri di cliché e stereotipi sull’arte e sulla fotografia, ma tutto questo fa il carattere struggente del suo personaggio pellegrino di un luogo, la mostra dei cadaveri, che è religioso solo per chi delle reliquie plastificate può avere un ricordo vero e vivo. La scrittura di “Guasti” ha una qualità rara, secondo me: riesce a essere veloce – nel senso di: facile – e contemporaneamente profonda. Si legge velocemente ma profondamente, e questa è una cosa che non mi spiego. Mi riferisco alla meccanica della lettura: “Guasti” si legge in un paio d’ore, ma dà la sensazione di aver attraversato una lettura lunga, lenta e accidentata perché emotivamente iperstratificata. Questo, anche quanto alla fruibilità, mi sembra una strana specie di miracolo.

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    marco

    19/06/2018 20:51:04

    Mah...che dire. Lettorelibero (così si fa chiamare) basa un suo giudizio catastrofico su appena 10 pagine di libro. Per carità, viva la differenza di gusti e di opinioni. Però sinceramente io tutta questa acredine non la capisco. Un conto è che un libro non piaccia. Un conto è scrivere tutta questa raffica di improperi sull'autrice e sul libro senza neanche aver avuto l'ardire di finirlo. O di leggere qualche pagina in più. Ebbene, io del libro ho letto qualche pagina e tutto si può dire tranne che non sia scritto bene e che sia pieno di strafalcioni. Se proprio dobbiamo rompere le uova (nel paniere) facciamolo con argomentazioni valide e credibili). Giorgia Tribuiani scrive meravigliosamente bene, per un'autrice esordiente direi che questa è una partenza col botto vista l'incredibile proprietà di linguaggio e lo scrivere elegante senza essere per nulla artificioso. La struttura narrativa è sì molto particolare, ma funziona a meraviglia sopratutto perché non solo fa immedesimare il lettore con la protagonista richiamando numerose figure allegoriche dove ognuno di noi può dare il significato che vuole. A me per esempio questo libro ha dato modo di riflettere sulle stramberie della odierna società dei social. Per quanto riguarda i testicoli....beh se non altro il compianto li ha.

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    LettoreLibero

    15/06/2018 12:02:18

    Letto per caso. Ritenevo Voland una casa editrice che si dedicasse solo alla letteratura straniera, ma appuro che non è così. Peccato...forse era meglio non tradire la sua linea. Sono riuscito a leggere solo le prime 10 pagine, poi non ce l'ho fatta più. Scrittura eloquente e fintamente forbita, ricca in ogni caso di strafalcioni (ma qualcuno l'ha visionato prima di stamparlo ?) che cerca di mostrarsi come opera d'arte geniale ed innovativa. In realtà è una sequenza di descrizioni orride (il cadavere del compagno della protagonista esposto in un museo, l'attenzione ai suoi testicoli, e mi fermo qui) con una trama banale ed inconsistente. Ovvero come ricamare sul nulla una scrittura pessima che solo nel nulla riesce ad essere ancora più pessima. E grottesca. Lettura da non consigliare a nessuno, nemmeno al mio peggior nemico.

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