Editore: Voland
Collana: Amazzoni
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 7 giugno 2018
Pagine: 113 p., Brossura
  • EAN: 9788862433181
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Descrizione

Dopo la morte del compagno, fotografo di fama internazionale, Giada ha un insolito luogo dove andare a trovarlo: la sala in cui adesso è esposto il cadavere plastinato dell'uomo, trasformato in opera d'arte dal celebre anatomopatologo Dottor Tulp, come richiesto nelle sue volontà. Un countdown di trenta capitoli accompagna Giada nei trenta giorni di durata della mostra, e mentre i ricordi della vita vissuta all'ombra dell'amato si mischiano agli incontri con giornalisti, critici d'arte e visitatori, il premuroso "vigilante del piano di sotto" cerca di indicarle una via di uscita per quel lutto troppo difficile da elaborare. Quando tutto sembra potersi risolvere, ecco la notizia: un appassionato di arte è intenzionato ad acquistare il fotografo plastinato per la propria collezione privata. Giada è dunque chiamata a prendere una decisione: rischiare di non vedere mai più l'amato o finalmente agire?

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Recensioni dei clienti

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    Imma

    20/09/2018 15:10:48

    Ho amato e amo in maniera totalizzante questo libro. La scrittura dell'autrice è talmente potente che empatizzare con la protagonista è qualcosa di inevitabile. Libro unico!!!

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    Giuliana Acerbi

    22/06/2018 12:21:20

    Un prezioso cameo nel panorama della letteratura contemporanea. Una straordinaria capacità dell'autrice di scavare fra le pieghe della sua e della nostra anima, davvero singolare per uno scrittore così giovane. Peccato davvero per chi non è andato oltre la decima pagina, perché non ha potuto godere di alcune perle che qui lascio a chi vorrà scivolare veloce fino a pagina 113..."Arte è solitudine, è prendere il proprio dolore e convertirlo in bellezza, arte è comprendere di essere di passaggio e non saperlo o volerlo accettare. L'abitudine è l'insieme dei nostri punti fermi, l'importante è non abusarne, altrimenti non si riesce più a salpare. "

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    Chiara

    21/06/2018 12:13:17

    La mia prima recensione come per la scrittrice è la prima opera. Non vedo l’ora di leggere la seconda. Per caso, chissà quali giri che non ricordo, ho chiesto su Facebook l’amicizia all’autrice. Al mare scoprii la Nothomb e Voland. Al mare ho deciso di comprare Guasti. Ne sono entusiasta. Trama e scrittura magistrali. Questo libro è un gioiello, di quelli veri: piccolo ma intenso, brillante, prezioso.

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    Menphis

    20/06/2018 21:39:47

    Ho avuto la possibilità di leggere questa storia sin dalla primissima stesura. Poi l'ho riletta altre due volte e infine un'ultima, nella sua versione definitiva. Le modifiche non sono state poi molte, specialmente nella trama che è rimasta più o meno la stessa in tutte le stesura, ma nonostante ciò, nonostante conoscessi il finale, non mi è mai sembrato di rileggere lo stesso libro. Tutte le volte mi sono perso nella storia e nella testa della protagonista, trovando una diversa chiave di lettura in tutte le occasioni. Secondo me è proprio questa la vera forza di "Guasti": grattando la superficie riesce già a emozionare; andando più a fondo, può davvero lasciare il segno.

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    Daniele

    19/06/2018 21:59:28

    Breve non-recensione di un bel libro (qualcosa sulla storia, e le impressioni di lettura). “Guasti” è la storia di Giada, compagna di un grande fotografo il quale ha disgraziatamente deciso in vita di farsi mummificare, o meglio plastinare; e il suo corpo ora, nel tempo del romanzo, si trova esposto in una sala, pubblicamente, e Giada ha deciso di continuare la sua relazione con l’amato morto frequentando la mostra, ammirando il cadavere teso in una posa quasi viva, parlando con lui e con i propri ectoplasmi sentimentali. Giada è vittima dell’enfasi dei buoni e dei cattivi sentimenti, la morte l’ha ferita (ma non a morte) e ha messo a nudo la sua immaturità sentimentale: si aggira per le stanze della mostra, fra i cadaveri, e fra i visitatori vivi, parlando a volte la lingua dei romanzi rosa, a volte quella dei filosofi e talvolta la lingua realistica e immediata di chi soffre davvero. Fa quasi tutto ingenuamente, e si riempie i pensieri di cliché e stereotipi sull’arte e sulla fotografia, ma tutto questo fa il carattere struggente del suo personaggio pellegrino di un luogo, la mostra dei cadaveri, che è religioso solo per chi delle reliquie plastificate può avere un ricordo vero e vivo. La scrittura di “Guasti” ha una qualità rara, secondo me: riesce a essere veloce – nel senso di: facile – e contemporaneamente profonda. Si legge velocemente ma profondamente, e questa è una cosa che non mi spiego. Mi riferisco alla meccanica della lettura: “Guasti” si legge in un paio d’ore, ma dà la sensazione di aver attraversato una lettura lunga, lenta e accidentata perché emotivamente iperstratificata. Questo, anche quanto alla fruibilità, mi sembra una strana specie di miracolo.

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    marco

    19/06/2018 20:51:04

    Mah...che dire. Lettorelibero (così si fa chiamare) basa un suo giudizio catastrofico su appena 10 pagine di libro. Per carità, viva la differenza di gusti e di opinioni. Però sinceramente io tutta questa acredine non la capisco. Un conto è che un libro non piaccia. Un conto è scrivere tutta questa raffica di improperi sull'autrice e sul libro senza neanche aver avuto l'ardire di finirlo. O di leggere qualche pagina in più. Ebbene, io del libro ho letto qualche pagina e tutto si può dire tranne che non sia scritto bene e che sia pieno di strafalcioni. Se proprio dobbiamo rompere le uova (nel paniere) facciamolo con argomentazioni valide e credibili). Giorgia Tribuiani scrive meravigliosamente bene, per un'autrice esordiente direi che questa è una partenza col botto vista l'incredibile proprietà di linguaggio e lo scrivere elegante senza essere per nulla artificioso. La struttura narrativa è sì molto particolare, ma funziona a meraviglia sopratutto perché non solo fa immedesimare il lettore con la protagonista richiamando numerose figure allegoriche dove ognuno di noi può dare il significato che vuole. A me per esempio questo libro ha dato modo di riflettere sulle stramberie della odierna società dei social. Per quanto riguarda i testicoli....beh se non altro il compianto li ha.

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    LettoreLibero

    15/06/2018 12:02:18

    Letto per caso. Ritenevo Voland una casa editrice che si dedicasse solo alla letteratura straniera, ma appuro che non è così. Peccato...forse era meglio non tradire la sua linea. Sono riuscito a leggere solo le prime 10 pagine, poi non ce l'ho fatta più. Scrittura eloquente e fintamente forbita, ricca in ogni caso di strafalcioni (ma qualcuno l'ha visionato prima di stamparlo ?) che cerca di mostrarsi come opera d'arte geniale ed innovativa. In realtà è una sequenza di descrizioni orride (il cadavere del compagno della protagonista esposto in un museo, l'attenzione ai suoi testicoli, e mi fermo qui) con una trama banale ed inconsistente. Ovvero come ricamare sul nulla una scrittura pessima che solo nel nulla riesce ad essere ancora più pessima. E grottesca. Lettura da non consigliare a nessuno, nemmeno al mio peggior nemico.

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