Le guerre d'Italia 1494-1530

Marco Pellegrini

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 2 aprile 2009
Pagine: 212 p., Brossura
  • EAN: 9788815130464
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    Carlo

    27/07/2018 06:22:25

    Notevole saggio di Pellegrini (breve ma più che sufficiente per approcciare il tortuoso argomento) su un periodo particolarmente significativo della storia italiana, quello compreso tra la spedizione nella Penisola del re francese Carlo VIII di Valois (1494) e il Sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi al soldo di Carlo V nel 1527, episodio che sancirà il trionfo imperiale sul suolo italico e il definitivo tramonto degli Stati rinascimentali. All’interno di questo trentennio l’Italia fu sconvolta da una serie di logoranti guerre (definite “horrende” dal Machiavelli) che coinvolsero Francia e Spagna, principali potenze del tempo, lo Stato Pontificio, la Repubblica di Venezia e numerosi Stati italiani (Firenze, Milano, Ferrara, Mantova), ormai incapaci di difendersi autonomamente e quindi costretti a stringere alleanze che vengono più volte sciolte e ricostituite a seconda delle convenienze. Il caos politico e sociale generato da tali conflitti avrà pesantissime ripercussioni sugli equilibri e sul futuro dell’Italia, destinata a subire l’egemonia spagnola per quasi due secoli (nel Regno di Napoli si parlerà di “Malgoverno”) e ad avviarsi verso un inesorabile declino dopo i fasti del XV secolo. Pellegrini illustra splendidamente il complicato intreccio di giochi diplomatici e campagne militari, riuscendo nell’impresa di render chiara una delle fasi più ingarbugliate della nostra lunga storia e confermandosi tra i maggiori storici dell’età Moderna.

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    sasso

    25/05/2009 20:10:32

    Un'opera divulgativa e documentatissima, che il professor Marco Pellegrini, ordinario di Storia all'Università di Bergamo, ci fa sapientemente leggere d'un fiato come un romanzo, senza peraltro lesinare su interessanti analisi storiche, ma anche accennando e contestualizzando episodi più famosi che significativi, come, solo ad esempio, la disfida di Barletta o la battaglia di Gavinana (quella di "Vile Maramaldo, tu uccidi un uomo morto!"). Una lettura piacevolissima, che potrebbe benissimo essere anche un testo di studio, e che può contribuire a comprendere meglio un periodo nel quale furono anche composte alcune tra le opere più importanti della letteratura italiana, come l'"Orlando furioso" dell'Ariosto.

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Di capitale importanza nella storia d'Italia, il quarantennio analizzato in questo libro segna una profonda soluzione di continuità: la fine del "sistema interstatale italiano" elaborato durante il Quattrocento e il trionfo di un modello moderno, destinato a dominare l'Europa nei tre secoli successivi. Sintetico e chiaro, quasi schematico, il discorso di Pellegrini presenta le varie fasi di questa lunga crisi con evidenza didattica, ma non rinuncia a un'analisi approfondita e a qualche considerazione generale. I titoli stessi dei capitoli (La fine del regno di Napoli, La caduta di Milano, La sconfitta di Venezia) illustrano esemplarmente le "patologie" di una politica fondata sulla "prevenzione" e sul "contenimento dei conflitti" più che sull'efficienza fiscale o militare: governi destinati a dissolversi in una "torbida atmosfera di autodistruzione", privi di quel "mito della regalità sacrale" che garantiva invece alle grandi monarchie solidarietà e attaccamento dei sudditi. La guerra franco-spagnola per il controllo della penisola, fino al Sacco di Roma del 1527 e al trionfo imperiale di Carlo V nel 1530, ormai "padrone" dell'Italia, è bene descritta nel volume proprio dal punto di vista italiano; evidenziando le particolarità locali e identificandole ogni volta con debolezze profonde. Pensiamo alla Milano sforzesca, ricca e ambiziosa, ma incapace di "far fruttare adeguatamente sul piano della grande politica" questi fattori di primato. Pensiamo alla "spericolata politica temporale" di papa Giulio II. Pensiamo agli errori della diplomazia veneziana, vittima di un "miraggio" espansionista e troppo legata allo "spirito dilatorio" o alla "tattica calcolatrice" della tradizione quattrocentesca. Sono "i grandi spaventi, le sùbite fughe e le miracolose perdite" di cui parlava Machiavelli, severo giudice dell'"ignavia" dei governanti italiani.
Rinaldo Rinaldi