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G. Giulio Cesare

Curatore: C. Carena
Editore: Mondadori
Anno edizione: 1991
Formato: Tascabile
Pagine: 470 p.
  • EAN: 9788804347255

Recensioni dei clienti

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    Antonio

    27/04/2016 16.46.53

    Cesare, un genio.

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    Silvano

    24/02/2010 11.35.41

    Non c'è libro o storia d'avventura che gli possa tenere testa. Non esistono ricostruzioni più avvincenti, nessun genere di fiction migliore (ma qui, forse, più che mai si tratta di cruda realtà): storia, battaglie, politica ed intrighi, geografia e comportamenti, descritti come in un sofisticatissimo war-game, del tutto impossibile da imitare. E l'autore (comunque lo si voglia giudicare) è semplicemente unico... unico e meraviglioso!

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    sandro landonio

    03/12/2006 23.23.39

    Come una statuetta cicladica con la sua ruvida ed affascinante attrazione, le pagine del De Bello Gallico, solo apparentemente descriventi azioni stilizzate, toccano corde profonde, quasi ataviche del nostro senso del bello. Se la sua lettura ci porta lontano nel tempo, si ha l’impressione che le passioni, le astuzie, le falsità non sembrano essersi mai evolute nel genere umano, presenti oggi identiche ad allora. Direi quasi che l’uomo protagonista dell’opera di Cesare è l’essere umano nella sua essenza immutata nel tempo.

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    gprbzz@tin.it

    22/08/2001 17.01.02

    Quasi mai, contrariamente a come si pensa, nello scrivere secchezza e concisione vogliono dire povertà di contenuto e superficialità di stile, sicuramente non in Cesare, il quale narra, descrive, illustra e spiega con una accuratezza e una precisione che mai altri. Gli è solo che egli non si perde in fronzoli, nella sua scrittura tutto è preciso per potere essere essenziale; tutto è perfetto per potere essere chiaro. Cesare scrive come agisce: viene, vede e vince. Solo la percezione diretta, come in un film, può renderne in parte l'intera efficacia della scrittura e la grandezza di storico. Il celeberrimo incipit (libro I, cap. I): la rapida descrizione del territorio e delle tribù: "Gallia divisa est in partes tres...: una abitata dai Belgi, un'altra dagli Aquitani, la terza dai popoli chiamati localmente Celti e da noi Galli. Essi differiscono tra di loro per linguaggio, istituzioni e leggi. Il fiume Garonna divide i Galli dagli Aquitani; la Senna e la Marna li dividono dai Belgi. Di questi popoli i più forti sono i Belgi, che sono i più lontani dalla cultura e dalla civiltà della nostra Provincia; molto di rado essi vengono visitati dai mercanti, i quali, perciò, non vi introducono le merci atte ad infiacchire i costumi; confinano con i Germani d'oltre Reno e con essi sono continuamente in guerra. Per questa ragione anche gli Elvezi superano per valore gli altri Galli: anch'essi combattono quasi ogni giorno contro i Germani, sia per tenerli lontani dalle proprie terre, sia perché essi stessi invadono le loro. La parte che abbiamo detto appartenere ai Galli comincia dal fiume Rodano, ha per confine il fiume Garonna, l'Oceano, il territorio dei Belgi, tocca il Reno dalla parte dei Sèquani e degli Elvezi ed è orientata verso nord. Il paese dei Belgi dai più lontani territori della Gallia si estende fino al corso inferiore del Reno ed è rivolto verso nord-est. L'Aquitania si estende dalla Garonna ai Pirenei e a quella parte dell'Oceano che è volta verso la Spagna; guarda verso nord-ovest." Geometrica precisione

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