Ho visto un uomo a pezzi

Ilaria Macchia

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 11 aprile 2017
Pagine: 125 p., Brossura
  • EAN: 9788804674900
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Descrizione

La prima prova letteraria di Ilaria Macchia è una costellazione di congegni narrativi esatti, che – legati tra loro da fili invisibili, spazi duttili che invitano a essere colmati con l'immaginazione – costruiscono il ritratto di una donna complessa: inquieta ma spaventatissima, pungente ma bellissima, come le meduse che danno il titolo all'ultimo racconto.

Sette piccole esplosioni, sette pezzi della vita di una donna, sette racconti. La protagonista di queste storie si chiama Irene. Di lei sappiamo che si sente sempre nuda di fronte agli sguardi della gente, che ha un corpo che sembra perfetto ma se ne vergogna, gambe splendide sulle quali spesso barcolla, e una tendenza a scappare – di casa, dall'amore, da tutti i legami – ma poi, sempre, a tornare. Questi racconti fotografano i momenti in cui la sua vita ha subìto uno strappo, in cui è accaduto qualcosa che ha determinato un'inversione di rotta: la volta che è andata al funerale di una sconosciuta, la volta che si è innamorata di un ragazzo che le è andato a sbattere addosso in un vicolo di Lecce, la volta che si è rifugiata con suo figlio in un armadio per nascondersi dai fantasmi, la volta che sua sorella l'ha battuta in una gara di nuoto, la volta che i suoi genitori le sono sembrati bambini, e le mille volte che è tornata da Piero, che ha occhi neri, mani perfette, una moglie, un figlio, ed è l'unico uomo che Irene non riesce a lasciare. La prima prova letteraria di Ilaria Macchia è una costellazione di congegni narrativi esatti, che – legati tra loro da fili invisibili, spazi duttili che invitano a essere colmati con l'immaginazione – costruiscono il ritratto di una donna complessa: inquieta ma spaventatissima, pungente ma bellissima, come le meduse che danno il titolo all'ultimo racconto. E che, proprio come le meduse, nuota "in una direzione e nell'altra, senza sapere dove andare": un personaggio capace di parlare a ognuno di noi. La materia prima di cui è fatta la sua storia è una scrittura essenziale, sfacciata, a tratti violenta, che esplora l'imprevisto nascosto nel quotidiano, ci disarma con leggere virate verso l'assurdo, si fa largo con prepotenza nel nostro animo e, guardandoci in faccia, sembra chiederci conto di chi siamo.

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Recensioni dei clienti

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    La Libraia

    02/02/2018 11:16:52

    Sono sempre curiosa di leggere autori esordienti. Talvolta si incontrano straordinarie potenzialità che si percepiscono subito, altre volte meno. Questo è un caso che direi intermedio. Si capisce che l'autrice ha idee e può scrivere romanzi interessanti, ma deve ancora affinare la tecnica. Quindi vi suggerisco di tenere d'occhio questo nome per il futuro.

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    Carol

    01/02/2018 17:51:53

    Un libro di cui assolutamente non si sentiva il bisogno. Racconti scomposti, sconclusionati, in cui non si capisce quale sia la voce narrante e in che rapporto sia con gli altri personaggi, che tra l'altro spuntano come funghi e fanno cose assurde. Più che la tecnica del non detto, mancano veri e propri pezzi che renderebbero le storie forse più chiare, ma non certo più interessanti. E non mi si venga a dire che si tratta di uno stile di scrittura personale; il risvolto di copertina parla di "congegni narrativi esatti e spazi duttili che invitano ad essere colmati dall'immaginazione". Ma fatemi il piacere! Poco coinvolgenti anche le masturbazioni mentali della protagonista (che sembra sia sempre la stessa, ancora una volta attingendo dalle informazioni del risvolto di copertina, ma se così fosse si tratterebbe di una psicopatica con decine di personalità). Uno dei libri più brutti e inutili che abbia mai letto. L'ho finito solo perché le 120 pagine sono scritte con doppia interlinea e con un corpo adatto alla presbiopia. Meno male che l'ho preso in prestito in biblioteca, altrimenti oltre al tempo avrei buttato via anche i soldi. Mi sono dilungata pure troppo nel recensirlo, rispetto a quanto questo libro meriti.

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Se solo avessi avuto una stanza senza finestre, allora forse sarei arrivata alla fine. Ma così non era, e forse non sarebbe mai stato. Né nell'ultima casa in cui mi ero trasferita, né in questa dei miei genitori dove mi ero dimenticata di aver passato la notte in preda agli incubi. Per quanto io chiudessi le persiane e tirassi le tende, avevo sempre quella terribile sensazione di essere guardata mentre ero impegnata in qualcosa che non dovevo fare. Mi svegliai e fu come non aver dormito, perché il pensiero maligno era lo stesso di quando avevo poggiato la testa sul cuscino, e non sarebbe andato via per molto tempo. Forse mai. Uscii dal balcone e fumai una sigaretta che avevo rubato a mio padre. Cazzo che dolore essermi svegliata, quando era chiaro che il mio mondo poteva esplodere da un momento all'altro. Erano le cinque del mattino, mi sedetti per terra, sul balcone, e mi strinsi le ginocchia al petto mentre il vento e la paura mi facevano piangere gli occhi. Mi asciugai le lacrime con il dorso del polso, ma in quel momento cominciai invece a piangere più forte.