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Edgar L. Doctorow

Traduttore: S. Pareschi
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2010
Pagine: 215 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804601333

Recensioni dei clienti

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    stefano

    04/02/2016 15.58.30

    Penetrante, pregevole, solido, profondo: un romanzo che sonda la storia di due fratelli americani di inizio secolo, provenienti da una famiglia benestante, che vivono una simbiosi che sfocia in una lenta ed inesorabile follia a due. Il rapporto con la realtà è regolato dalle loro abitudini condivise, la cecità dell'uno e l'ossessione per l'ordine dell'altro, che per le sue ricerche inizia ad accumulare dentro la casa patronale di tutto e di più. Il mondo è vissuto come un nemico, un avversario da combattere. Prosa elegante e precisa, lucida.

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    zia dalia

    27/12/2015 20.58.43

    Una lettura interessante e inquietante: dentro la casa dei due protagonisti la Storia, ma anche alienazione e il disagio di vivere la normalità.

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    Lee66

    13/08/2015 22.10.56

    Un romanzo poetico che riporta una vicenda vera da cui è stata definita una nuova psicopatia: La "Sindrome dei fratelli Collyer", la disposofobia. I due fratelli decidono di rifiutare la societá emigrando di fatto dagli "Stati Uniti" e rifugiandosi nella loro stessa casa, riempiendola di ogni cosa possa servire e facendosi attraversare da pezzi di storia americana vissuta negli anni. Un allontanamento graduale fisico e psicologico, una alienazione dalla societá, che porterá al ripudio sociale, in quanto considerati "diversi", e alla distruzione finale in totale solitudine. Un grande pezzo di letteratura e poesia americana, e un bellissimo libro che rimarrá impresso.

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    Adriana

    24/10/2012 09.19.41

    Lo squallore e la tristezza del lento declino di due esistenze descritte però con dignità, tatto, eleganza e coerenza. E' stata una lettura toccante attraverso una scrittura di qualità.

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    enrico

    29/06/2011 09.20.50

    magnifico & magnifico.

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    Raffaele

    05/03/2011 12.07.49

    La storia d'America all'interno della dimora di due amabili menti sui generis. L'aspettativa del colpo di scena che cambi il registro della storia è disattesa ma inutile, poiché il racconto seppur lento e rilassato in cui il narratore sembra insensibile agli stessi singolari avvenimenti, appare talmente vivo e profondo da potervi rinunciare.

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    Loris

    21/02/2011 14.51.50

    Doctorow parte dalla cronaca (la vicenda degli eccentrici fratelli Collyer) per entrare nel territorio della Storia e del mito. Non si preoccupa di rispettare la sequenza di date ed eventi, ma li modifica e li usa per costruire significati universali, come i grandi scrittori sanno fare. Un io narrante cieco e di nome Homer e' una dichiarazione di intenti impegnativa. L'odissea pero' non e' legata alle peregrinazioni dei protagonasti. Qui e' il mondo (o meglio la Storia) ad entrare nella casa dei Collyer attraverso una serie di figure emblematiche del novecento americano (l'immigrata ambiziosa, il jazzista di colore, il gangster, i beat..). Tra i tanti fili che si possono seguire, il principale mi e' parso quello legato allo scorrere del tempo che tutto travolge, riducendo gli individui a comparse interscambiabili. L'accumulo di oggetti e giornali e' il tentativo disperato di costruire una barriera, di recuperare una forma e un senso universali dal particolare destinato a dissolversi. A questo si accompagna la strenua difesa della soggettivita', una rivendicazione di autosufficienza (rispetto a norme e convenzioni sociali) che rischia di tradursi in isolamento e solitudine. Il narrare di Homer alla fine e' anche il tentativo di ridare sostanza alla propria storia, evitando che sia assorbita dal mito. Onore a Doctorow, autore di un romanzo eccellente per forma e per ricchezza di idee.

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    gabril

    17/09/2010 15.10.28

    Homer-Omero il fratello cieco è qui il narratore. Aedo di un mito: la storia anomala, splendida e devastante dei fratelli Collyer; un mito che, come accadde ai primordi della psicoanalisi, ha dato il nome ad una sindrome nevrotica (o psicotica?): l'incapacità di liberarsi dagli oggetti, la tendenza irrefrenabile all'accumulo sconsiderato. Ma la storia dei due fratelli che si rinchiudono nel palazzo paterno, a Manhattan, nella Fifth Avenue del primo Novecento, questa storia vera (e mitica) nella narrazione di Doctorow diventa ben altro, ben di più: una maniera (coraggiosa e perdente) di contrastare il mondo "civile", le sue convenzioni e abitudini, i suoi luoghi comuni e le sue strutturazioni omologanti, la sua oppressione sull'individuo, sempre più schiacciante, aberrazione vincente, modello di una umanità perbenista e autodistruttiva. Homer e Langley esprimono nella loro rivolta eclettica una filosofia di vita tutt'altro che pazzoide. Una visione tragica, questo sì, dove la legge nicciana dell'Eterno Ritorno dell'Identico trova in Langley il suo follemente lucido profeta, e in Homer uno struggente, purissimo cantore.

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    Libetta

    30/08/2010 12.39.11

    La disposofobia per affetto verso se stessi, l'indispensabile compagnia delle cose lasciando loro più spazio dell'umanamente consentito fino ad inciamparvi o cospargersi d'acari, quel caro senso di sopraffazione che un trasloco ogni tanto soltanto è in grado di sospendere, sgabuzzini, cantine, box ma anche le nostre stanze. Stupendo, come sempre Doctorow.

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    camilla

    21/06/2010 08.31.27

    Mi vergogno a dare, io, un "voto" a un simile capolavoro. Ieri , a tarda sera, ho lasciato Homer alla sua ....non ho parole per dirlo, alla sua solitudine, senza luci e senza suoni e senza Langley.Avete mai incontrato un personaggio come Homer? Difficile trovarne uno, anche passando in rassegna la propria memoria letteraria, forse in Balzac troveremo un degno compagno di Homer, forse in Proust, e penso forse a Swan, Pierre di guerra e pace, altri mi verranno in aiuto, ma anche Homer è di questa statura. Il fratello è pazzo? fossero così i pazzi. Stupenda figura anche Langley. E le donne? Le donne di Homer intendo, la piccola Mary...E la casa, un pianeta a sè stante. Ho anche riso, fino alle lacrime, su molte pagine, irresistibili. Ho pensato, sono una lettrice assatanata e ho letto migliaia di libri, ho pensato che Homer e Langley sia uno dei libri più belli, uno dei libri più sapienti e magnifici che ho avutola grande gioia di poter leggere.Quando guardano, e Homer è cieco, i quiz telvisivi? "chi ha scritto Moby Dick?- silenzio del concorrente- "melville , idiota....o quando i loro ospiti hippy "volano via" perchè è arrivato il freddo? Ho riso fino alle lacrime....

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    Massimo Gatta

    10/06/2010 14.06.12

    E' una strana esperienza la lettura di questo romanzo di Doctorow, come un viaggio da tempo desiderato e che finalmente si intraprende, fiduciosi, ma che si rivela, man mano che entriamo meglio nelle sue varie e multiformi sfaccettature narrative, come un piccolo incubo, una storia che si dipana tra luci e ombre, tra stanze e parole e colori e solitudini molteplici, nell'accumulazione non di oggetti ma di sensazioni. Ed è strano anche perchè è un libro sull'accumulazione di oggetti ma, nello stesso tempo, è una straordinaria carrellata storica di cinquant'anni di storia americana vista dagli occhi di un Homer che, come il poeta greco di cui porta il nome, è cieco, e da quelli del fratello folle Langley, reduce infelice della Grande guerra. E' un libro anche molto bello ma la bellezza è forse secondaria perchè quello che emerge è lo stupore sottile, nelle sue svariate iridescenze e che cresce man mano che andiamo avanti. Ma è anche un libro difficile perchè in fondo, come ricordava Ezra Pound, la bellezza è difficile. E poi che copertina meravigliosa che come un riassunto iconografico di tanti pensieri e frasi e parole e dialoghi. Buona lettura a tutti.

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