Categorie

Nico Orengo

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2007
Pagine: 144 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788806188559
"Gli amici dell'Einaudi mi hanno proposto di portarlo in prima persona, di usare il fastidioso io. Ho seguito il loro suggerimento, pensando che il cammino da fare fosse più importante di ogni obiezione e che, comunque, il desiderio di lettori amichevoli avesse una sua ragione, ma che, soprattutto, per loro e per me, si trattasse di avere a che fare, per lacrima o per convenienza, con una maschera letteraria, con una 'traduzione'". Così, in una Nota al testo chiara e ambigua, come il famoso sorriso di ragazza di Vincenzo Cardarelli, chiude il suo romanzo breve Nico Orengo; e fornisce al lettore almeno tre spie testuali di peso.
La prima, e per quanto lo riguarda, in certo modo la più sorprendente, è appunto l'uso dell'odioso pronome personale. Poche righe sopra, lo scrittore spiega come attiri, anche non volutamente, "una captatio benevolentiae difficilmente controllabile"; quando a lui è più consona "la distanza, la lacrima che si è asciugata, la commistione personale spenta, un discorso più rispettoso con il lettore". Precisazioni non superflue in un romanziere come Orengo, che con il suo lettore, chiunque esso sia, ha stabilito da tempo un patto di fiducia, con un appuntamento al romanzo rinnovato con precisione ogni ventiquattro mesi circa. Un altro elemento non del tutto consueto in Orengo, e qui ribadito un paio di volte, è quello del cammino. Questo libro, che parte da una ricerca in apparenza bislacca (quella della penna che Goethe avrebbe donato a Puškin), a testimonianza di un'ammirazione peraltro reciproca, racconta con un gusto per i dettagli invece familiare una serie di cammini e destini incrociati.
Intanto la scoperta di questa storia romanzesca in sé, che Orengo fa per caso. In viaggio a San Pietroburgo, e stanco di vedere i troppi capolavori dell'Ermitage, da cui "lo sguardo deviava ancora verso la Neva", lo scrittore e la moglie Chiara visitano la casa di Puškin. Guidato dall'amica russa Svetlana, Orengo guarda la biblioteca di oltre quattromila volumi, passeggiano sui "parquet incerati nella penombra di quel tempo sospeso", ma soprattutto è colpito da una guida che racconta la storia della penna con cui Goethe avrebbe scritto il Faust, poi in piccola parte tradotto da Puškin, cui il grande tedesco l'avrebbe donata. Svetlana, prima fra le molte guide che Nico Orengo sceglie per il suo viaggio, non ha altre notizie e da lì inizia la ricerca della già famosa penna. Che non si tratti solo di questo è chiarito dal capitolo successivo che, pur non numerato, è il terzo. Lo scrittore pone mente alle sue conoscenze puškiniane: il romanzo-saggio di Serena Vitale, la traduzione dell'Onegin di Giovanni Giudici, alcune fiabe. Una di queste, in versi, prova a raccontarla alla moglie Chiara, e con questa occupa quasi per intero il capitolo, fornendo una prima motivazione del cammino russo: quello della fiaba. Accanto a questa dimensione, ce n'è un'altra, non dichiarata ma altrettanto chiara: quella della traduzione. Lo scrittore torinese non conosce il russo, ma questo è il meno. Orengo traduce, in questo libro impensabile in gioventù, un mondo di persone e cose alle quali ha finora solo fatto cenno.
D'altro canto, e oltre il profilo familiare di parte della vicenda, qui sono dette anche le passioni di uno scrittore che sui sentimenti ha sempre e volutamente esercitato la misura. Per tutte, la rivoluzione decabrista, di cui è nostalgica Valentina Tallevič, nonna di Orengo e figlia di Iosif, ufficiale a Balaclava, "non distante dal quarto bastione – scrive Orengo – dove anche il futuro scrittore di Guerra e pace era in stato febbrile ma scriveva, cercava d'innamorarsi di un'infermiera ed esaltava il valore dei marinai russi". Iosif Tallevič s'ammala di febbri malariche e i medici gli consigliano, per la convalescenza, il Mediterraneo, che è per lui il Ponente ligure, cioè Sanremo. Come, in poche righe di romanzo, si passi dalla Crimea all'estremo occidente della Liguria, incontrando per via la nobiltà russa e uno fra i più grandi scrittori del Novecento è fra i segreti risolti di questo romanzo; e, se si può dire, l'intertestualità c'entra poco. Nico Orengo è scrittore di cultura visiva e letteraria molto ben dissimulata. Se qui decide di allegare in clausola addirittura una nota bibliografica lo fa da un lato per venire incontro alle molte curiosità suscitate in corso di lettura (chi è il Renzo Laurano poeta e viveur sanremese, omaggiato di un capitolo dei più briosi? Dove si trovano le poesie di Baratynskij?), in parte per giocare.
Che ci sia, come in altri suoi romanzi, un profilo appunto giocoso è svelato naturalmente in chiusura, perché la vicenda della penna forse donata ha pure contorni vagamente gialli. Alternando con sapienza di regista – c'è anche cinema, in Hotel Angleterre; e musica, dagli inni nazionali a Mozart e Čajkovskij – capitoli d'ambientazione russa a memorie e presenti liguri, Orengo spiega con finezza le motivazioni di questo romanzo: "La mia non era una curiosità da trovarobe, da feticista di oggetti appartenuti a uomini importanti. Era la ricerca di un dono, di un omaggio, di un'eredità poetica, di un sentimento, di una scintilla vitale". Con Hotel Angleterre ha finalmente scritto il suo romanzo decabrista, di moralità schiva ma non discutibile.
  Giovanni Choukhadarian

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    diablo

    09/11/2009 12.46.05

    bellissimo, l'ho preso in prestito ma credo lo andrò ad acquistare. come segnalato da altri è un libro da rileggere, anche solo una pagina. un solo appunto, simpatico..orengo ci giri la foto do goethe..:-)..è davvero una scoperta sensazionale..

  • User Icon

    giunio bruto crippa

    03/06/2009 11.32.11

    Splendido pastiche letterario di Orengo, l'Italia,la Russia, l'esilio, i libri e tutto il resto... Da leggere e rileggere per approfondire poi la cultura di pietroburgo (se trovate il libro di lo gatto)

  • User Icon

    Ispano Roventi

    23/11/2007 12.40.26

    Per dimenticare la fregatura presa con Di viole e liquerizia

  • User Icon

    Lorenza Garbarino

    13/11/2007 10.32.55

    La vera novità nelle nostre librerie sono i libri – domino di Orengo, che da Gli spiccioli di Montale, attraversando Il salto dell’acciuga e L’ospite celeste, trovano la massima espressione in Hotel Angleterre. A partire da una piacevole ossessione per l’autore, sia questa la maldicenza di un poeta verso un pittore, sia pure la leggenda da verificare circa la penna donata da uno scrittore ad un altro, N.O. comincia un percorso che lo porta ad altri collaterali e paralleli, in una spasmodica ricerca tra archivi, librerie antiquarie, ma anche a percorrere cartine e strade, attraversare piazze, navigare su internet e contattare una folla di persone che abbiamo già incontrato negli altri suoi libri-domino. Al centro del domino di Hotel Angleterre sta ancora una curiosità intellettuale, la penna di Puškin, dono di Goethe, il tutto in un’aura di leggenda. E la ricerca avviata procede in un turbinio di accadimenti e personaggi (la zarina e le palme di Sanremo; Čajkovskij e la troppa luce della Riviera) che richiedono salti temporali e spaziali, fino a San Pietroburgo, e altre strade da legare alle prime, tenendo sempre di vista Puškin e la sua penna. “Non volevo che il gioco di specchi aumentasse trascinandomi in una ricerca ossessiva in cui l’oggetto stesso della caccia rischiava di rarefarsi in uno sbuffo di vapore.” L’autore è cosciente del rischio che corre, ma forte è la sensazione di tirare tutti quei fili che sembrano ricondurre ad un’unica matassa: quella penna. E alla fine, se pure l’oggetto del desiderio non dovesse ricomparire, poca importanza ha anche per il lettore che ha seguito lo scrittore, “due viandanti sulla strada del racconto”. “Aveva viaggiato così quella mia curiosità sulla penna di Goethe e man mano che l’oggetto perdeva consistenza mi accorgevo di quante scie d’inchiostro avevo lasciato sulle pagine, per inseguirlo". Terminata la lettura si consiglia di ripartire dalla prima pagina: vi accorgerete di qualcosa che prima non avevate notato.

  • User Icon

    Francesco Improta

    11/11/2007 17.57.07

    Hotel Angleterre, l’ultima fatica letteraria di Nico Orengo, non è un romanzo e neppure un racconto lungo, è piuttosto un raffinato gioco intellettuale, un divertissement, un giallo letterario e altro ancora. È, soprattutto, un viaggio nell’accezione più ampia del termine, che Nico compie tra fantasmi, ricordi e suggestioni, alla ricerca delle proprie origini e del senso stesso della scrittura. Non è un caso che oggetto della ricerca intrapresa da Nico sia una penna, lo strumento, cioè, il simbolo stesso della scrittura; e nel caso specifico la penna prestigiosa che, come si racconta, fu regalata da Goethe a Puskin per ringraziarlo della sua brillante traduzione di alcune scene del Faust. In questo viaggio affascinante tra passato e presente, oriente e occidente, pubblico e privato Nico ci conduce, quindi, dalla Russia degli zar alla Riviera di Ponente e alla Costa Azzurra, seguendo letture prestigiose, ricordi ingialliti e aneddoti favolosi. Anche lo stile è più ricercato del solito, elegante, prezioso, raffinato, come risulta da questo straordinario “attacco”: L’alba scivolava sul mare con il colore della buccia di una giovane arancia. Ripensavo all’enigmatico sorriso dei grandi leoni sulle rive della Neva, ai ponti che si alzavano e abbassavano come ali di fenicotteri, alle chiazze di neve lungo i viali…

  • User Icon

    Maurizio Martini

    21/10/2007 22.20.05

    Scrive Nico Orengo a pag.19: "Sapevo che ogni libro porta ad altri libri, apre strade, sentieri laterali, come ciliege ognuno carambola su un altro". Ed è andata proprio così: per causa di "Hotel Angleterre" ho acquistato e letto altri libri, ho scoperto strade nuove ed esplorato nuovi sentieri.

Vedi tutte le 6 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione