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Esmahan Aykol

Traduttore: E. Cervini
Collana: La memoria
Anno edizione: 2010
Pagine: 265 p. , Brossura
  • EAN: 9788838924712

Recensioni dei clienti

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    Roberta

    21/11/2016 12.31.44

    Mi aspettavo di meglio. Di giallo non c'e' molto, c'e una bella descrizione di Istanbul che , per chi come me non la conosce, da un'idea di come e' la citta' ma per il resto , ho trovato la storia poco avvincente. L'indagine di Kati procede lentamente, e senza logica e la conclusione arriva per caso. Il lettore viene travolto da un insieme di personaggi ai quali la protagonista pone le stesse domande in maniera monotona ed insistente. Non lo so, non mi ha convinto, pero’ le daro’ una seconda chance.

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    marzia

    02/11/2016 12.41.57

    Delusione totale. I personaggi sono descritti male, in maniera poco approfondita e contraddittoria. Non vengono ben definiti e sono sospesi tra la macchietta del caratterista e l’icona socio culturale del levantino quasi evoluto, non rientrando né in una categoria né nell’altra. La storia è inconcludente, con una protagonista pochissimo interessante, di cui vengono descritti tratti irrilevanti del carattere e della vita. Le interazioni di lei con gli altri personaggi sono tratteggiate in maniera pessima. Non si capisce bene che cosa provi, senta e pensi, né si percepisce l’intensità delle sue emozioni. Un momento pare si dedichi alle indagini per semplice curiosità, quello successivo che lo faccia invece per amore della giustizia, perché un uomo ha perso la vita. Ci sono inoltre parecchie incoerenze nelle dinamiche tra lei e gli altri, nelle motivazioni che spingono i protagonisti ad agire o parlare in un certo modo; questa mancanza di capacità analitico-descrittiva da vita a personaggi che paiono essere psicopatici superficiali, bipolari stupidi, attorucoli bidimensionali di una fiction da paese in via di sviluppo. A causa di ciò la lettura procede spesso a fatica, quando non risulta addirittura fastidiosa.Do 2 stelle anziché 1 per due motivi. Il primo è per premiare comunque lo sforzo dell’autrice. Si tratta di una scrittrice donna che ha provato a cimentarsi in un genere letterario particolare, che non ha precedenti femminili nel suo paese. L’operazione non le riesce in maniera brillante, è vero, però si evince un tentativo di ricerca, una volontà di vedere con occhi altri la realtà circostante, di fare uno sforzo verso una modernità letteraria che, senza basi storiche, è arduo conseguire. Il secondo è perché nel libro ci sono parte gradevoli, ovvero quelle dedicate alla descrizione pittoriche della città, che evidentemente sono più nelle sue corde. Libro adatto a chi è interessato a gettare uno sguardo sulla situazione attuale della letteratura femminile turca.

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    marzia

    02/11/2016 12.41.57

    Delusione totale. I personaggi sono descritti male, in maniera poco approfondita e contraddittoria. Non vengono ben definiti e sono sospesi tra la macchietta del caratterista e l’icona socio culturale del levantino quasi evoluto, non rientrando né in una categoria né nell’altra. La storia è inconcludente, con una protagonista pochissimo interessante, di cui vengono descritti tratti irrilevanti del carattere e della vita. Le interazioni di lei con gli altri personaggi sono tratteggiate in maniera pessima. Non si capisce bene che cosa provi, senta e pensi, né si percepisce l’intensità delle sue emozioni. Un momento pare si dedichi alle indagini per semplice curiosità, quello successivo che lo faccia invece per amore della giustizia, perché un uomo ha perso la vita. Ci sono inoltre parecchie incoerenze nelle dinamiche tra lei e gli altri, nelle motivazioni che spingono i protagonisti ad agire o parlare in un certo modo; questa mancanza di capacità analitico-descrittiva da vita a personaggi che paiono essere psicopatici superficiali, bipolari stupidi, attorucoli bidimensionali di una fiction da paese in via di sviluppo. A causa di ciò la lettura procede spesso a fatica, quando non risulta addirittura fastidiosa.Do 2 stelle anziché 1 per due motivi. Il primo è per premiare comunque lo sforzo dell’autrice. Si tratta di una scrittrice donna che ha provato a cimentarsi in un genere letterario particolare, che non ha precedenti femminili nel suo paese. L’operazione non le riesce in maniera brillante, è vero, però si evince un tentativo di ricerca, una volontà di vedere con occhi altri la realtà circostante, di fare uno sforzo verso una modernità letteraria che, senza basi storiche, è arduo conseguire. Il secondo è perché nel libro ci sono parte gradevoli, ovvero quelle dedicate alla descrizione pittoriche della città, che evidentemente sono più nelle sue corde. Libro adatto a chi è interessato a gettare uno sguardo sulla situazione attuale della letteratura femminile turca.

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    marzia

    02/11/2016 12.41.57

    Delusione totale. I personaggi sono descritti male, in maniera poco approfondita e contraddittoria. Non vengono ben definiti e sono sospesi tra la macchietta del caratterista e l’icona socio culturale del levantino quasi evoluto, non rientrando né in una categoria né nell’altra. La storia è inconcludente, con una protagonista pochissimo interessante, di cui vengono descritti tratti irrilevanti del carattere e della vita. Le interazioni di lei con gli altri personaggi sono tratteggiate in maniera pessima. Non si capisce bene che cosa provi, senta e pensi, né si percepisce l’intensità delle sue emozioni. Un momento pare si dedichi alle indagini per semplice curiosità, quello successivo che lo faccia invece per amore della giustizia, perché un uomo ha perso la vita. Ci sono inoltre parecchie incoerenze nelle dinamiche tra lei e gli altri, nelle motivazioni che spingono i protagonisti ad agire o parlare in un certo modo; questa mancanza di capacità analitico-descrittiva da vita a personaggi che paiono essere psicopatici superficiali, bipolari stupidi, attorucoli bidimensionali di una fiction da paese in via di sviluppo. A causa di ciò la lettura procede spesso a fatica, quando non risulta addirittura fastidiosa.Do 2 stelle anziché 1 per due motivi. Il primo è per premiare comunque lo sforzo dell’autrice. Si tratta di una scrittrice donna che ha provato a cimentarsi in un genere letterario particolare, che non ha precedenti femminili nel suo paese. L’operazione non le riesce in maniera brillante, è vero, però si evince un tentativo di ricerca, una volontà di vedere con occhi altri la realtà circostante, di fare uno sforzo verso una modernità letteraria che, senza basi storiche, è arduo conseguire. Il secondo è perché nel libro ci sono parte gradevoli, ovvero quelle dedicate alla descrizione pittoriche della città, che evidentemente sono più nelle sue corde. Libro adatto a chi è interessato a gettare uno sguardo sulla situazione attuale della letteratura femminile turca.

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    marzia

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    Delusione totale. I personaggi sono descritti male, in maniera poco approfondita e contraddittoria. Non vengono ben definiti e sono sospesi tra la macchietta del caratterista e l’icona socio culturale del levantino quasi evoluto, non rientrando né in una categoria né nell’altra. La storia è inconcludente, con una protagonista pochissimo interessante, di cui vengono descritti tratti irrilevanti del carattere e della vita. Le interazioni di lei con gli altri personaggi sono tratteggiate in maniera pessima. Non si capisce bene che cosa provi, senta e pensi, né si percepisce l’intensità delle sue emozioni. Un momento pare si dedichi alle indagini per semplice curiosità, quello successivo che lo faccia invece per amore della giustizia, perché un uomo ha perso la vita. Ci sono inoltre parecchie incoerenze nelle dinamiche tra lei e gli altri, nelle motivazioni che spingono i protagonisti ad agire o parlare in un certo modo; questa mancanza di capacità analitico-descrittiva da vita a personaggi che paiono essere psicopatici superficiali, bipolari stupidi, attorucoli bidimensionali di una fiction da paese in via di sviluppo. A causa di ciò la lettura procede spesso a fatica, quando non risulta addirittura fastidiosa.Do 2 stelle anziché 1 per due motivi. Il primo è per premiare comunque lo sforzo dell’autrice. Si tratta di una scrittrice donna che ha provato a cimentarsi in un genere letterario particolare, che non ha precedenti femminili nel suo paese. L’operazione non le riesce in maniera brillante, è vero, però si evince un tentativo di ricerca, una volontà di vedere con occhi altri la realtà circostante, di fare uno sforzo verso una modernità letteraria che, senza basi storiche, è arduo conseguire. Il secondo è perché nel libro ci sono parte gradevoli, ovvero quelle dedicate alla descrizione pittoriche della città, che evidentemente sono più nelle sue corde. Libro adatto a chi è interessato a gettare uno sguardo sulla situazione attuale della letteratura femminile turca.

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    Delusione totale. I personaggi sono descritti male, in maniera poco approfondita e contraddittoria. Non vengono ben definiti e sono sospesi tra la macchietta del caratterista e l’icona socio culturale del levantino quasi evoluto, non rientrando né in una categoria né nell’altra. La storia è inconcludente, con una protagonista pochissimo interessante, di cui vengono descritti tratti irrilevanti del carattere e della vita. Le interazioni di lei con gli altri personaggi sono tratteggiate in maniera pessima. Non si capisce bene che cosa provi, senta e pensi, né si percepisce l’intensità delle sue emozioni. Un momento pare si dedichi alle indagini per semplice curiosità, quello successivo che lo faccia invece per amore della giustizia, perché un uomo ha perso la vita. Ci sono inoltre parecchie incoerenze nelle dinamiche tra lei e gli altri, nelle motivazioni che spingono i protagonisti ad agire o parlare in un certo modo; questa mancanza di capacità analitico-descrittiva da vita a personaggi che paiono essere psicopatici superficiali, bipolari stupidi, attorucoli bidimensionali di una fiction da paese in via di sviluppo. A causa di ciò la lettura procede spesso a fatica, quando non risulta addirittura fastidiosa.Do 2 stelle anziché 1 per due motivi. Il primo è per premiare comunque lo sforzo dell’autrice. Si tratta di una scrittrice donna che ha provato a cimentarsi in un genere letterario particolare, che non ha precedenti femminili nel suo paese. L’operazione non le riesce in maniera brillante, è vero, però si evince un tentativo di ricerca, una volontà di vedere con occhi altri la realtà circostante, di fare uno sforzo verso una modernità letteraria che, senza basi storiche, è arduo conseguire. Il secondo è perché nel libro ci sono parte gradevoli, ovvero quelle dedicate alla descrizione pittoriche della città, che evidentemente sono più nelle sue corde. Libro adatto a chi è interessato a gettare uno sguardo sulla situazione attuale della letteratura femminile turca.

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    02/11/2016 12.41.57

    Delusione totale. I personaggi sono descritti male, in maniera poco approfondita e contraddittoria. Non vengono ben definiti e sono sospesi tra la macchietta del caratterista e l’icona socio culturale del levantino quasi evoluto, non rientrando né in una categoria né nell’altra. La storia è inconcludente, con una protagonista pochissimo interessante, di cui vengono descritti tratti irrilevanti del carattere e della vita. Le interazioni di lei con gli altri personaggi sono tratteggiate in maniera pessima. Non si capisce bene che cosa provi, senta e pensi, né si percepisce l’intensità delle sue emozioni. Un momento pare si dedichi alle indagini per semplice curiosità, quello successivo che lo faccia invece per amore della giustizia, perché un uomo ha perso la vita. Ci sono inoltre parecchie incoerenze nelle dinamiche tra lei e gli altri, nelle motivazioni che spingono i protagonisti ad agire o parlare in un certo modo; questa mancanza di capacità analitico-descrittiva da vita a personaggi che paiono essere psicopatici superficiali, bipolari stupidi, attorucoli bidimensionali di una fiction da paese in via di sviluppo. A causa di ciò la lettura procede spesso a fatica, quando non risulta addirittura fastidiosa.Do 2 stelle anziché 1 per due motivi. Il primo è per premiare comunque lo sforzo dell’autrice. Si tratta di una scrittrice donna che ha provato a cimentarsi in un genere letterario particolare, che non ha precedenti femminili nel suo paese. L’operazione non le riesce in maniera brillante, è vero, però si evince un tentativo di ricerca, una volontà di vedere con occhi altri la realtà circostante, di fare uno sforzo verso una modernità letteraria che, senza basi storiche, è arduo conseguire. Il secondo è perché nel libro ci sono parte gradevoli, ovvero quelle dedicate alla descrizione pittoriche della città, che evidentemente sono più nelle sue corde. Libro adatto a chi è interessato a gettare uno sguardo sulla situazione attuale della letteratura femminile turca.

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    Delusione totale. I personaggi sono descritti male, in maniera poco approfondita e contraddittoria. Non vengono ben definiti e sono sospesi tra la macchietta del caratterista e l’icona socio culturale del levantino quasi evoluto, non rientrando né in una categoria né nell’altra. La storia è inconcludente, con una protagonista pochissimo interessante, di cui vengono descritti tratti irrilevanti del carattere e della vita. Le interazioni di lei con gli altri personaggi sono tratteggiate in maniera pessima. Non si capisce bene che cosa provi, senta e pensi, né si percepisce l’intensità delle sue emozioni. Un momento pare si dedichi alle indagini per semplice curiosità, quello successivo che lo faccia invece per amore della giustizia, perché un uomo ha perso la vita. Ci sono inoltre parecchie incoerenze nelle dinamiche tra lei e gli altri, nelle motivazioni che spingono i protagonisti ad agire o parlare in un certo modo; questa mancanza di capacità analitico-descrittiva da vita a personaggi che paiono essere psicopatici superficiali, bipolari stupidi, attorucoli bidimensionali di una fiction da paese in via di sviluppo. A causa di ciò la lettura procede spesso a fatica, quando non risulta addirittura fastidiosa.Do 2 stelle anziché 1 per due motivi. Il primo è per premiare comunque lo sforzo dell’autrice. Si tratta di una scrittrice donna che ha provato a cimentarsi in un genere letterario particolare, che non ha precedenti femminili nel suo paese. L’operazione non le riesce in maniera brillante, è vero, però si evince un tentativo di ricerca, una volontà di vedere con occhi altri la realtà circostante, di fare uno sforzo verso una modernità letteraria che, senza basi storiche, è arduo conseguire. Il secondo è perché nel libro ci sono parte gradevoli, ovvero quelle dedicate alla descrizione pittoriche della città, che evidentemente sono più nelle sue corde. Libro adatto a chi è interessato a gettare uno sguardo sulla situazione attuale della letteratura femminile turca.

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    Delusione totale. I personaggi sono descritti male, in maniera poco approfondita e contraddittoria. Non vengono ben definiti e sono sospesi tra la macchietta del caratterista e l’icona socio culturale del levantino quasi evoluto, non rientrando né in una categoria né nell’altra. La storia è inconcludente, con una protagonista pochissimo interessante, di cui vengono descritti tratti irrilevanti del carattere e della vita. Le interazioni di lei con gli altri personaggi sono tratteggiate in maniera pessima. Non si capisce bene che cosa provi, senta e pensi, né si percepisce l’intensità delle sue emozioni. Un momento pare si dedichi alle indagini per semplice curiosità, quello successivo che lo faccia invece per amore della giustizia, perché un uomo ha perso la vita. Ci sono inoltre parecchie incoerenze nelle dinamiche tra lei e gli altri, nelle motivazioni che spingono i protagonisti ad agire o parlare in un certo modo; questa mancanza di capacità analitico-descrittiva da vita a personaggi che paiono essere psicopatici superficiali, bipolari stupidi, attorucoli bidimensionali di una fiction da paese in via di sviluppo. A causa di ciò la lettura procede spesso a fatica, quando non risulta addirittura fastidiosa.Do 2 stelle anziché 1 per due motivi. Il primo è per premiare comunque lo sforzo dell’autrice. Si tratta di una scrittrice donna che ha provato a cimentarsi in un genere letterario particolare, che non ha precedenti femminili nel suo paese. L’operazione non le riesce in maniera brillante, è vero, però si evince un tentativo di ricerca, una volontà di vedere con occhi altri la realtà circostante, di fare uno sforzo verso una modernità letteraria che, senza basi storiche, è arduo conseguire. Il secondo è perché nel libro ci sono parte gradevoli, ovvero quelle dedicate alla descrizione pittoriche della città, che evidentemente sono più nelle sue corde. Libro adatto a chi è interessato a gettare uno sguardo sulla situazione attuale della letteratura femminile turca.

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    02/11/2016 12.41.57

    Delusione totale. I personaggi sono descritti male, in maniera poco approfondita e contraddittoria. Non vengono ben definiti e sono sospesi tra la macchietta del caratterista e l’icona socio culturale del levantino quasi evoluto, non rientrando né in una categoria né nell’altra. La storia è inconcludente, con una protagonista pochissimo interessante, di cui vengono descritti tratti irrilevanti del carattere e della vita. Le interazioni di lei con gli altri personaggi sono tratteggiate in maniera pessima. Non si capisce bene che cosa provi, senta e pensi, né si percepisce l’intensità delle sue emozioni. Un momento pare si dedichi alle indagini per semplice curiosità, quello successivo che lo faccia invece per amore della giustizia, perché un uomo ha perso la vita. Ci sono inoltre parecchie incoerenze nelle dinamiche tra lei e gli altri, nelle motivazioni che spingono i protagonisti ad agire o parlare in un certo modo; questa mancanza di capacità analitico-descrittiva da vita a personaggi che paiono essere psicopatici superficiali, bipolari stupidi, attorucoli bidimensionali di una fiction da paese in via di sviluppo. A causa di ciò la lettura procede spesso a fatica, quando non risulta addirittura fastidiosa.Do 2 stelle anziché 1 per due motivi. Il primo è per premiare comunque lo sforzo dell’autrice. Si tratta di una scrittrice donna che ha provato a cimentarsi in un genere letterario particolare, che non ha precedenti femminili nel suo paese. L’operazione non le riesce in maniera brillante, è vero, però si evince un tentativo di ricerca, una volontà di vedere con occhi altri la realtà circostante, di fare uno sforzo verso una modernità letteraria che, senza basi storiche, è arduo conseguire. Il secondo è perché nel libro ci sono parte gradevoli, ovvero quelle dedicate alla descrizione pittoriche della città, che evidentemente sono più nelle sue corde. Libro adatto a chi è interessato a gettare uno sguardo sulla situazione attuale della letteratura femminile turca.

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    Alessandra

    26/08/2014 17.16.19

    Ho letto questo libro, che rappresenta il primo di una serie di quattro, con grande piacere. Mi ha affascinato la protagonista che si muove nella splendida Istanbul facendocela assaporare passo dopo passo; mi piacciono le storie che racconta e il suo modo di caratterizzare i personaggi; è divertente il modo in cui "dipinge" i tedeschi,"definiti avari e tristi"; o i turchi così simili a noi italiani. Infine sullo sfondo delle sue narrazioni c'è la Turchia, che vorrebbe entrare a pieno titolo nel mondo occidentale ma che in realtà ha ancora molto di asiatico.....insomma leggeteli tutti e quattro ma cominciate da "Hotel Bosforo" non fate come me che li ho invertiti!!!

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    Giancarlo

    23/09/2013 11.37.40

    La storia è quel che è ... già vista in altri gialli, già vista in qualche film / telefilm ... Resta da apprezzare il personaggio della libraia / detective che si muove in questa Istambul di inizio millenio di cui trasmette bene al lettore suoni, colori e profumi sia delle cose che delle persone. Ha detto bene qualcuno prima di me ... piacevole da leggere in autobus, in treno, in spiaggia ... Leggerò comunque anche gli altri della serie. GR

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    titta

    19/02/2013 14.27.53

    noioso, superficiale e trama banale. Motivazioni e colpevole sono chiari già all'annuncio dell'omicidio. Una delle poche delusioni ricevute dalla Sellerio

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    aledel

    13/07/2012 11.56.01

    Lettura non impegnativa, da consigliare soprattutto per la descrizione di Istanbul e della società turca, ma anche di quella tedesca. A me la protagonista è piaciuta, così come i personaggi di contorno. Il limite di questo romanzo è nello svolgimento della trama del giallo vero e proprio. A tratti la storia pare un po' tirata per i capelli e l'ultimo capitolo sembra proprio scritto in modo frettoloso. Soprattutto mi ha infastidito che alcune questioni siano state lasciate irrisolte. Però ho deciso di leggere anche il secondo romanzo della serie.

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    roberta

    13/05/2012 10.04.36

    Sorry, anche a me non è piaciuto. Insipido. non vedevo l'ora di terminarlo per passare ad altre letture. La protagonista non è per niente simpatica. Spiacente, ma questo libro mi ha regalato proprio poco!

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    marinella

    04/05/2012 12.01.14

    Colori, suoni e caos della magica Istanbul in una storia avvincente!

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    Elle

    17/01/2012 14.48.16

    Talmente brutto e scritto male che l'ho mollato a pagina 57. Non ne potevo più. La protagonista è antipatica come poche. Bocciatissimo.

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    nihil

    27/09/2011 14.20.34

    Non male per essere il primo romanzo dell'autrice; scritto in modo spiritoso e giovane, lettura piacevole per staccare dalla routine quotidiana. Se devo fare un appunto, lo faccio sullo scoop finale, un poco tirato per i capelli, bastava chiudere con il penultimo capitolo.

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    daniela domenici

    26/09/2011 07.11.48

    Una new entry nell'olimpo della women-thrillers, delle gialliste internazionali, questa autrice turca, Esmahan Aykol, col suo "Hotel Bosforo" nella traduzione di Emanuela Cervini e pubblicato dalla Sellerio di Palermo. Ma non è una giallista come le più celebri Elizabeth George, P.D.George, Minette Walters o la russa Marinina: la Aykol si è divertita a creare il personaggio di Kati Hirschel, una donna turco-tedesca che gestisce una libreria che vende solo thrillers a Istanbul, la città in cui ha scelto di vivere, che conosce e ama visceralmente; Kati si diverte a essere una novella Miss Marple ma lo fa con un'ironia, una goffaggine e una simpatia davvero travolgente e quando all'hotel Bosforo avviene un omicidio con modalità alquanto particolari e di cui non si riesce a trovare l'autore Kati inizia le sue personalissime indagini travolgendo, con le sue domande dirette e impertinenti, un commissario di polizia, un boss e un avvocato e tanti altri personaggi che incrociano la sua strada. So già che i puristi del giallo doc non ameranno molto questo libro (e ne ho avuto una conferma da alcuni commenti letti su ibs) ma alla sottoscritta che, molto umilmente, può vantare una discreta "thriller culture" è invece piaciuto per la sfacciataggine sorridente della protagonista che, immagino, somigli molto all'autrice la quale, come si evince dalla biografia, ha lavorato come giornalista per radio e giornali turchi durante i suoi studi di giurisprudenza; che conosca bene l'ambiente dei mezzi di comunicazione, e in particolare quello della carta stampata, è evidente dalla corrosiva e divertente descrizione di alcuni giornalisti che Kati incontra durante le sue indagini sui generis. I nostri complimenti alla Sellerio per avere "investito" su questa autrice emergente e aspettiamo altre avventure della divertentissima Kati Hirschel.

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    daniela domenici

    24/09/2011 14.36.24

    Una new entry nell'olimpo della women-thrillers, delle gialliste internazionali, questa autrice turca, Esmahan Aykol, col suo "Hotel Bosforo" nella traduzione di Emanuela Cervini e pubblicato dalla Sellerio di Palermo. Ma non è una giallista come le più celebri Elizabeth George, P.D.George, Minette Walters o la russa Marinina: la Aykol si è divertita a creare il personaggio di Kati Hirschel, una donna turco-tedesca che gestisce una libreria che vende solo thrillers a Istanbul, la città in cui ha scelto di vivere, che conosce e ama visceralmente; Kati si diverte a essere una novella Miss Marple ma lo fa con un'ironia, una goffaggine e una simpatia davvero travolgente e quando all'hotel Bosforo avviene un omicidio con modalità alquanto particolari e di cui non si riesce a trovare l'autore Kati inizia le sue personalissime indagini travolgendo, con le sue domande dirette e impertinenti, un commissario di polizia, un boss e un avvocato e tanti altri personaggi che incrociano la sua strada. So già che i puristi del giallo doc non ameranno molto questo libro (e ne ho avuto una conferma da alcuni commenti letti su ibs) ma alla sottoscritta che, molto umilmente, può vantare una discreta "thriller culture" è invece piaciuto per la sfacciataggine sorridente della protagonista che, immagino, somigli molto all'autrice la quale, come si evince dalla biografia, ha lavorato come giornalista per radio e giornali turchi durante i suoi studi di giurisprudenza; che conosca bene l'ambiente dei mezzi di comunicazione, e in particolare quello della carta stampata, è evidente dalla corrosiva e divertente descrizione di alcuni giornalisti che Kati incontra durante le sue indagini sui generis. I nostri complimenti alla Sellerio per avere "investito" su questa autrice emergente e aspettiamo altre avventure della divertentissima Kati Hirschel.

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