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I 40 giorni al fronte, in Iraq, di una squadra di artificieri e sminatori dell'esercito statunitense, unità speciale con elevatissimo tasso di mortalità. Quando tutto quel che resta del suo predecessore finisce in una "cassetta del dolore", pronta al rimpatrio, a capo della EOD (unità per la dismissione di esplosivi) arriva il biondo William James, un uomo che ha disinnescato un numero incredibile di bombe e sembra non conoscere la paura della morte. Uno che non conta i giorni, un volontario che ha scelto quel lavoro e da esso si è lasciato assorbire fino al punto di non ritorno.

Recensioni dei clienti

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    ac

    19/05/2015 07:43:57

    Buon film pero' secondo me avatar e' migliore e piu' meritevole di vincere l'oscar..comunque tre stelle se li merita.

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    Mauro Lanari

    05/05/2010 09:01:49

    La Bigelow riprende il tema a lei più caro dai tempi di "Point Break" (1991): la droga del vivere al massimo, uno o diecimila giorni che siano, piuttosto che trascinarsi nell'anonimato del sopravvivere spersi fra i cereali d'un supermarket con moglie e pargoletto estranei, stranieri, ostili e letali peggio di qualsiasi nemico sul campo di battaglia. La quieta esistenza civile non è meno belligerante d'uno scontro a fuoco, è solo più camuffata, falsa e ridicola. Se dunque "war addiction" ha da essere, conviene sapersi scegliere la guerra migliore. Insomma la didascalia dell'incipit, qualora interpretata in modo per l'appunto convenzionale, può travisare l'intera comprensione di "The Hurt Locker" riducendolo a ciò che non è: un'opera antimilitarista. Il personaggio recitato da Jeremy Renner è al di là del militarismo o meno, e come artificiere in perenne caccia di guai la sua presunta follia ha un metodo e soprattutto un senso. La sua prova d'attore annulla chiunque altro (Guy Pearce, David Morse e Ralph Fiennes): un "one man show" nella vita così come davvero dinanzi a ogni esplosivo da disinnescare, il quale non consente alcun effettivo gioco di squadra. In "Point Break" il rigetto della lenta agonia da ménage familiare veniva espresso in modo troppo ricercato, alla moda, con protagonisti di grido e sceneggiatura da cartoline esotiche, qui invece il messaggio viene contestualizzato in un ambiente e tramite un ritmo pressoché documentaristici, apparentemente banali e insignificanti nel loro svolgersi con un taglio minimalista, ordinario, mai sopra le righe per quanto teso, intenso e adrenalinico. Tuttavia la Bigelow incasina completamente il finale: Renner perde la capacità di stabilire relazioni umane pure coi bimbi "adottati" in Iraq e coi suoi commilitoni, giunti a disprezzarlo o a volerlo morto. Il rilancio per una missione d'un anno intero è dunque solo motivato da puro nichilismo. Al che, allora, si dissolve ogni differenza col nulla borghese che aveva già a disposizione restando a casa.

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    Jackal

    18/04/2010 22:44:32

    Io l'ho visto molto prima di sentir parlare di AVATAR. Non mi è piaciuto! Anzi... rivolevo i soldi del noleggio! Noioso. Una trama senza capo ne coda. Vi sono state due sole scene degne di nota: lo scontro tra i tiratori nel deserto e un'altra meno d'azione ma molto toccante (che non sto a dire per non rovinare la sorpresa). PS: ancora non capisco come ha fatto a prendere 6 oscar.

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    gabriel1955

    24/03/2010 16:37:11

    Il film non è male ma non certo tale da vincere ben 6 Oscar. A parere del sottoscritto il film è stato altamente sopravalutato, senza togliere niente alla bravura della regista. Il film, specialmente nelle scene di sminamento, il più delle volte molto imprecise e tendenti al ridicolo, non rappresentano certamente la realtà di tutti i giorni in cui si trovano forze opposte (americani contro iracheni e viceversa, senza prendere le parti ne di uno ne dell'altro) dove il rischio di perdere la vita è altamente alto. Peccato per altri film tipo "Avatar" che meritavano senz'altro di più. IN AMERICA I FILM CHE RIGUARDANO LE GUERRE CONTRO "IL NEMICO ISLAMICO" TENDONO SEMPRE A VINCERE SU TUTTO E SU TITTI.

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    Travis Bickle

    21/03/2010 00:40:10

    Un gran film incompiuto come del resto un pò tutti quelli della Bigelow che comunque si conferma regista di un certo spessore. Per quanto riguarda l'Oscar va detto che da un punto di vista squisitamente cinematografico "Un prophéte" di Audiard e "Il Nastro Bianco" di Haneke sono film di un altra potenza sia formale che di contenuti ma fin quando in America continuerà a vigere la regola non scritta che a vincere debbano essere necessariamente film anglosassoni, questi saranno i risultati. Va comunque detto che tra i candidati "americani" in lizza, "The Hurt Locker" era il più meritevole della statuetta. Ad maiora!

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    robi

    15/03/2010 16:00:08

    complimenti alla recensione di andrea, condivido in pieno tutto quello che ha scritto ma non avrei saputo esprimerlo con tanta chiarezza. Un film originale e ben girato, la bigelow si conferma uno dei registi (non una donna ma regista, semplicemente) migliori sulla piazza, da strange days a point break non ha sbagliato un film.

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    Giancarlo

    08/03/2010 10:14:41

    Bellissimo! Oscar meritato, in Italia all'uscita fu poco pubblicizzato, da vedere.

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    Teresa

    07/03/2010 14:04:49

    Uno dei principali candidati all'Oscar per la miglior regia ? Bah. E' un'interessante rivisitazione sul tema guerra in Irak, ma il risultato finale non mi ha convinto. Discrete scene d'azione, ma ha una trama farraginosa con una scelta errata del protagonista. Per certi ruoli un soggetto piu' "sofferto" da Caviziel a Crowe avrebbe sortito un effetto nettamente migliore. Anche l'idea di fondo, i "drogati" dalla guerra è già vista e rivista ma resa molto meglio in altri contesti, da Apocalipse Now in giù.

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    Filippo

    25/01/2010 16:32:46

    Un film che purtroppo quì in italia non ha ottenuto il giusto riconscimento dal pubblico. La critica americana comunque lo considera un capolavoro, uno dei migliori film del 2009...non per niente secondo le statistiche rischia di vincere l'Oscar come miglior film del 2009. Un intelligentissimo e sofisticato thriller di guerra.

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    andrea

    21/10/2009 13:00:08

    Non concordo con le recensioni precedenti. Innanzitutto il protagonista (il bravissimo Jeremy Renner già apprezzato in Bagger Vance)per me vale più delle inutili comparsate di Guy Pearce, Davis Morse e Ralph Fiennes. Ha la faccia giusta da uomo medio e tutta la tensione (e la follia) negli occhi,nella postura e nelle (inutili) tute con cui è costretto a bardarsi. Poi c'è la Bigelow, sguardo potente, lucido, umano e senza giudizi, una donna dalla parte degli uomini(veri) che sceglie anche lei di raccontare la guerra come una droga ma non di rappresentarla come una dipendenza che annienta o esalta ma piuttosto come una lenta, inesorabile malattia che "istituzionalizza" il soldato nel suo contesto di guerra fuori dal quale risulta privo di identità, anonimamente calato in una quiete borghese che (forse) non gli appartiene più. Un uomo qualunque che non ha bisogno di implodere o esplodere nella società ma solo di non vedersi negato il suo ruolo nell'altra società che la guerra ha creato. Una dipendenza sociale assai più insinuante e dalla quale non c'è scampo. La Bigelow si limita a registrare questo processo, condendo il tutto con il suo solito stile duro e macho, raccontando con ritmo solido e senza perdersi in fronzoli e tirate moraliste. Un documento a suo modo ma in forma di fiction. Per me uno dei film più importanti della scorsa stagione.

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    maurizio

    06/05/2009 20:59:38

    Concordo. Mi è piaciuto poco. Una (la regista) spreca attorucoli del calibro di Fiennes, Pearce e Morse dando (e non siamo in American Lampoon) il ruolo di protagonista ad uno con la faccia da bamboccione ? E' un film sulla guerra in Irak in controtendenza (nel senso che gli americani non sono i cattivi di turno o, almeno, non troppo). Anche la scelta degli artificieri è significativa, ma l'idea dell'iperspecialista che si confronta con la morte ogni giorno quasi per gioco è un po' troppo sopra le righe. Strano che una regista che ha raggiunto toni lirici nel descrivere il dovere e sacrificio nel precedente K19 si perda clamorosamente per le strade di Bagdad. Comunque se siete stufi di Agnelli e Valli assortite è un buon film, con ottime scene d'azione, sulla quarta guerra mondiale.

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    massimo

    27/04/2009 16:00:40

    Tra i film sull'Irak è sicuramente uno dei migliori, a partire dal tema di fondo, il punto di "vista" di una squadra di artificieri. Ma il risultato finale non convince fino in fondo. Il cast è di tutto rispetto, ma con Pearce e Morse nel ruolo di comparse di lusso, le scene d'azione ben realizzate, ma resta un dubbio di fondo sul messaggio dell'artista. La guerra come "droga" è stata resa in maniera piu' nitida e incisiva, da Apocalipse Now a La croce di ferro, transitando per altri classici, come La bandera. "L'ambiente" di questa guerra "atipica" viene reso discretamente, meglio che in altri film sul tema. Ma resta una sensazione di incompiuto.

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Un racconto solido, tra coraggio e alienazione, su quell'immmenso contenitore di alibi che è la guerra

Trama
I 40 giorni al fronte, in Iraq, di una squadra di artificieri e sminatori dell'esercito statunitense, unità speciale con elevatissimo tasso di mortalità. Quando tutto quel che resta del suo predecessore finisce in una "cassetta del dolore", pronta al rimpatrio, a capo della EOD (unità per la dismissione di esplosivi) arriva il biondo William James, un uomo che ha disinnescato un numero incredibile di bombe e sembra non conoscere la paura della morte. Uno che non conta i giorni, un volontario che ha scelto quel lavoro e da esso si è lasciato assorbire fino al punto di non ritorno.

  • Produzione: Eagle Pictures, 2009
  • Distribuzione: Eagle Pictures
  • Durata: 127 min