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Traduttore: A. Polledro
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806220624

66° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Classica (prima del 1945)

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Recensioni dei clienti

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    Ely

    09/07/2017 14.53.13

    Senza dubbio non stiamo parlando di un libro facile: i nomi sono moltissimi e le descrizioni molto prolungate. Del resto, nell'ottocento la TV non esisteva ed il romanzo era una forma di intrattenimento a tutti gli effetti. Una cosa che mi preme dire riguarda i personaggi, che sono costruiti davvero bene, approfonditi in modo anche esagerato per i canoni contemporanei. All'interno del romanzo Dostoevskij dice: "l'anima di un altro è tenebra", ma se avrete pazienza, l'autore riuscirà con le sue descrizioni a farvi capire perché i personaggi agiscono in quel modo, con i loro tormenti e le loro motivazioni.

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    Dreamerely

    30/09/2015 10.32.58

    L'ho letto tempo fa quindi non posso fare una recensione dettagliata. Mi ricordo solo che non mi aveva entusiasmata, anzi, a tratti molto è pesante e con tanti di quei nomi, patronimici ecc.. ecc...che rendono davvero difficile seguire il racconto. Capisco l'intento dello scrittore di creare un personaggio anomalo, totalmente ingenuo, totalmente buono così da far risaltare tutta la superficialità e l'ipocrisia della "buona società" russa ma se non fosse un classico di un autore di tutto rispetto, forse non avrei dato nemmeno 3 punti.

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    Enzo

    06/11/2014 18.22.32

    Dostoevskij,da infervorato cristiano e psicologo provetto qual è,studia la centrale figura di Cristo cercando di tracciarne,in termini moderni,un dettagliato profilo psicologico che ricusi la banale qualifica di "bontà sconfinata";il risultato è il principe Myskin.Già dalla prima apparizione,dopo un iniziale sconcerto,il protagonista,in forza della semplicità di modi,dell'ingenuità disarmante e della schiettezza smaliziata,riesce immediatamente simpatico tanto agli altri personaggi quanto al lettore.Uno straordinario discernimento unito ad una profonda sensibilità danno a costui capacità empatiche uniche che,benché lo rendano gradito a chiunque,costituiscono la sua condanna poiché egli sonda a fondo gli animi,discerne le motivazioni personali anche dietro all'azione più abietta,la comprende e dunque la giustifica,la purifica,l'assolve ed è come se assumesse su di se il fardello della colpa a discapito della sua labile psiche.Prova costantemente compassione per chicchessia,tale da essere confusa,anche a causa di una naturale abnegazione,per amore,amore a cui,paradossalmente,è incapace di abbandonarsi poiché il sentimento presuppone un abnubilamento inconciliabile col suo occhio di insopprimibile penetrazione.In cosa dunque consiste l'essere "l'idiota" come tutti lo scherniscono?Nel rifiuto di vedere il male ottuso dove egli scorge null'altro che umana complessità. Quando Dostoevskij non si lascia guidare da astrazioni elevate ma dalla pura fabulazione,come in questo caso,tocca il sublime e l'animo del lettore.Piena soddisfazione dopo gli incompleti Delitto e Castigo,Il Sosia e Memorie dal Sottosuolo.

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    Annarita

    01/06/2014 23.55.22

    E' idiota chi ama totalmente senza riserva alcuna e con assoluta generosità? E' idiota chi è veramente capace di rispetto, compassione, empatia? L'idiota è un romanzo molto bello, che cerca il vero significato dell'amore, la portata della libertà che ciascun uomo ha di sviluppare e realizzare la propria persona nel rapporto con gli altri. Il principe Myskin rappresenta quel modello di amore che conduce l'uomo a compiere il percorso e dare pienezza al proprio io donandosi a tutti, anima e corpo senza riserve. Ma per gli altri, quasi per tutti, è "l'idiota". Tant'è che il romanzo si risolve nella sconfitta dell'assolutamente buono. Curioso che tutti i personaggi chiave del romanzo siano dei ribelli, ciascuno a modo suo, infatti, è "estremo" ed estraneo al sistema: il principe Myskin, il suo alter-ego Rogozin, Nastasja e Aglaja. Persino Ippolit. Dostoevskij ci ha lasciato, grazie anche alla profondità di analisi psicologica e di tratteggio dei caratteri di cui è artista, un "classico" ricco delle riflessioni più varie: dalla reale possibilità che l'uomo sappia amare, al ruolo sociale dell'aristocrazia, del socialismo, del cristianesimo. Pagine memorabili quelle sulla pena di morte, e "last but not the least" la folle passione della scena finale che delinea la perdita di senno del principe e forse anche di Rogozin. Bello e denso di atmosfera anche il ritmo teatrale, a tratti tormentato e concitato, del raccontare.

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    Irina

    19/07/2013 14.08.27

    Adoro Dostoevskij. "L'idiota" è uno dei suoi migliori romanzi. Un'opera profonda, straziante e piena di ritratti psicologici che soltanto Dostoevskij sa creare.

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    baba77

    13/05/2013 16.18.36

    leggere guerra e pace, Anna Karenina e la sonata a Kreutzer forse crea aspettative troppo alte sulla letteratura russa. Sisi sale su certi treni o si combattono quelle battaglie. Purtroppo non è il caso dell'idiota. Le lunghe disquisizioni di alcuni personaggi rendono il libro a tratti quasi fastidioso. Certo non che sia simpatico scoprire il socialismo con Levin ma il moralismo di certi brani di questo libro è disarmante. La storia è avvincente e ben costruita, moderna e quasi cinemaatografica ma certi personaggi e tutti i loro guai, pensieri e deliri rendono il tutto troppo pesante.

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    Biagio

    16/04/2013 20.16.07

    A mio modesto parere "L'IDIOTA" di Dostoevskij rappresenta una delle opere più belle e importanti della storia della letteratura europea. Nonostante le oltre 600 pagine, Dostoevskij riesce ad affrontare con uno stile unico e (al contrario di ciò che si dice) abbastanza scorrevole temi profondi, difficili da esprimere in poche righe, oggi più che mai. Anche in virtù di ciò suggerisco una sua lettura, perchè affronta problematiche attuali. A tutto questo è accompagnata una storia interessante,avvincente che accompagna il lettore senza fatica sino alle ultime pagine. Consiglio questa lettura a chi ama Dostoevskij e la buona letteratura in genere.

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    paolo

    06/12/2012 19.13.21

    E' un romanzo di impianto quasi teatrale, parlatissimo,a tratti verboso, con scene di interni nelle quali i personaggi si alternano nella pagina, entrandone ed uscendone in un turbillon vorticoso che trasmette spesso una sensazione vertiginosa e poco piacevole di confusione e d' improvvisazione. E' un grande romanzo perchè è scritto da un genio assoluto al quale l'appassionato fatica a dare un voto inferiore al massimo, ed anche perchè il confronto con la letteratura di oggi, anche con la miglior letteratura di oggi, è improponibile e annichilente. Ma come sempre in Dosto,ma piùdi sempre, è imperfetto, troppo impetuoso, troppo pieno di cose, quasi violento. C'è tutto: la fede religiosa, i mutamenti politici generatori di mostri, il nichilismo che corrompe gli animi, tipi umani d'ogni genere, con i loro nomi e patronimici che finiscono per stordire noi lettori volonterosi ma affaticati. Ci sono molti pianti, molte urla e svenimenti e mancamenti, fughe e ritorni, giovani tisici impertimenti che non vogliono saperne di morire e vecchi generali bonari e intronati e nobilastri altezzosi e vani, e poi molte giovani donne davvero irritanti nel loro essere capricciose e fragili, dominanti e indecise. Ma non si può non leggerlo.

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    Raffaele

    31/07/2011 19.32.44

    A mio parere inferiore a "Delitto e Castigo", le prime due parti del romanzo sono oltre che brillanti anche di scorrevole lettura; le altre due, invece, sono più complesse e, forse, meno comprensibili. Comunque la figura del principe Myskin è impareggiabile nel suo splendore.

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    Federico Mugnai

    14/07/2011 00.45.19

    Che dire? In questo libro c'è tutto il travaglio di un secolo, l'800, con tutte le sue contraddizioni, le sue spinte positiviste, nichiliste e il dramma dell'uomo che si pone i dilemmi sull'avvenire. Un romanzo dell'800 che però anticipa il 900. Crisi del soggetto, crisi di identità, della borghesia e dell'aristocrazia, crisi del cristianesimo. Ed infine l'amore, descritto in tuute le sue forme: dall'amore corrotto di Ganja, all'amore pudico e pieno di struggevole pietà di Myskin, fino a quello passionale e violento di Rogozin. Un capolavoro della letteratura. Grazie Fedor

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    Carlo

    27/03/2010 20.52.08

    Non so. Concordo appieno con le impressioni di chi ha letto i Fratelli K., o delitto e castigo. Intricato, poco scorrevole, non si capisce un accidente di niente di tutti questi personaggi, che onestamente mi sfuggono. Nel senso che nessun personaggio ha davvero una sua connotazione psicologica completa. Sembra che siano abbozzati come delle idee preparatorie di qualcos'altro. Non è il Dostoevskij che mi aveva entusiasmato dei Fratelli K. Per questo o non l'ho capito o non lo considero un romanzo all'altezza degli altri

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    Francesco

    31/05/2009 02.38.50

    L'Idiota di Dostoevskij è tutt'altro che un idiota, questo è fuori di dubbio. Tuttavia è l'incarnazione di un archetipo morale insostenibile, di una bellezza struggente: quanto più il prinicpe si avvicina, pur nella sua terreistrità, ad un ideale puro e perfetto di bene, tanto più la società lo rinnega. Sembra quasi che Dostoevskij ci voglia dire: "questo è il bene assoluto, l'idea platonica per antonomasia, l'incarnazzione di quella famosa virtù che tanti filosofi hanno decantato e decantano ancora ai giorni nostri, ma adesso spetta a voi giudicare se questa purezza di intenti sia veramente praticabile nella vita". Non è il più bello dei romanzi di Dostoevskij, ma il sacrificio finale del principe Miskin - l'accollarsi addosso tutte le sofferenze del mondo - vale da solo il prezzo del biglietto. Dostoevskij... Dio quanto ti odio! Tu e Henry Miller mi avete fatto passare la voglia di leggere qualsiasi altro autore.

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    Francesca

    20/01/2009 21.08.54

    L'ho letto molto tempo fa quindi non ricordo nel dettaglio perchè non mi entusiasmò, ma ricordo che nonostante sia scritto sempre benissimo come del resto non ci si può aspettare altro dal grande romanziere russo, mi aveva un po' delusa, forse perchè ero fresca del grandissimo "I fratelli Karamnzov"...

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    enrico

    04/03/2008 17.43.23

    Sebbene non abbia grande conoscenza della figura storica di Cristo, non vedo similitudine con il Principe Myskin, semmai un pallida e sbiadita somiglianza. Cristo si è circondato di discepoli grazie al suo carisma e alla sua forza morale, il Principe non arriva a tanto. Non dimentichiamoci che Cristo ha letteralmente inventato il perdono! Difficile pensare che qualcuno gli si possa paragonare. Se proprio devo, mi viene più facile accostare il Principe a figure come San Francesco o, in ottica più moderna, Madre Teresa (figure, comunque, di splendore assoluto). Il romanzo mi è piaciuto. In alcuni tratti è intenso, in altri certamente meno. Nello stile non vedo grosse differenze rispetto ad altri autori russi ottocenteschi. La bontà del protagonista (anche se altri preferiscono parlare di splendolore) costituisce l'elemento di novità del romanzo. A me sembra che la figura del Principe mantanga costantemente la sua caratterizzazione e si presenti sempre coerente e, proprio per questo, prevedibile: in questo sta la valenza e grandezza dell'opera.

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    Ardid79

    26/10/2007 18.28.27

    Sono d'accordo, non ha la perfezione stilistica e narrativa dei Frtelli karamazov e di Delitto e Castigo. E' piu' febbrile, piu' violento, meno scorrevole, a tratti si impunta e rende difficoltosa la lettura. E' pervarso da un delirio di fondo, ma ti trascina in quel gorgo di personaggi al limite della follia e dell'irrealta'. in quei dialoghi incalzanti e sconnessi. E pur sempre Dostoevskij ed è pur sempre un capolavoro. Non so se leggerlo ad un'età più giovane faccia differenza, per quanto riguarda le impressioni che se ne ricevono. Posso solo dire che più vai avanti con gli anni, più la figura totalmente pura e buona del principe, ti appare come quella che appare al resto della gente...e questo è stupefacente.

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    Francesco

    07/10/2007 08.37.10

    Il meno bello tra i grandi romanzi di Dostoevskij,l'autore stesso affermò di non essere riuscito nel suo intento,"L'idiota" resta comunque un buon romanzo,a tratti intenso,senza toccare le vette di altri ,in primis "I fratelli Karamazov"(irraggiungibile),poi "Delitto e castigo",e il grandioso "I demoni".Diciamo che non consiglierei a chi si avvicina per la prima volta a Dostoevskij,la lettura de "L'idiota",ma suggerirei "Delitto e castigo".

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    Danillo Bellini

    28/08/2007 20.12.11

    Ho letto questo libro diversi anni fa ma non ho ancora dimenticato la profonda impressione che mi ha fatto. Di Dostoevskij ho letto quasi tutto e probabilmente opere quali "Delitto e Castigo" e "I fratelli Karamzov" valgono complessivamente di più de "L'idiota", tuttavia mi hanno "turbato" meno. Il fatto è che questo libro ci presenta la persona che molti di noi (esclusi i cinici) vorrebbero essere. E ce la presenta in uno modo che questa appare vera, nobile, compassionevole, imitabile, semplice e ingenua ma dotata di una forza immensa: la forza dell'amore. Se questa persona non apparisse vera, nessuno sarebbe impressionato o turbato. Ma è ovvio che un cinico non riesca a capire questo libro, egli tende a considerare il principe Myskin un carattere ma non una vera persona. Per concludere vorrei ricordare cosa disse Lenin di questo e di due libri della Bibbia: “Non leggete il libro di Giobbe o i Profeti o l’Idiota di Dostoevskij, se subito dopo intendete tornare alle vostre mode. Lasciateli piuttosto al futuro oppure al silenzio delle biblioteche.”

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    Golconde

    15/05/2007 20.55.25

    Come sempre Dostoevskij tocca molteplici argomenti da cui l'uomo non può prescindere. E' un romanzo che fa riflettere e rispecchia la realtà in modo sincero e crudo (il principe Myskin non può essere accettato dalla società...). I personaggi sono costruiti stupendamente, coerenti con se stessi, sembra quasi di conoscerli di persona. Non bisogna lasciarsi spaventare dalla lunghezza dei romanzi dostoevskijani.

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    moppinait

    04/05/2007 13.18.08

    Ho letto questo libro molti anni fa e ricordo ancora quanto mi emozionò e commosse. Davvero un capolavoro! Per quanto io adori Dostoevskij questo libro è quello più che mi ha lasciato dentro un marchio indelebile. MAGNIFICO!

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    michele

    30/04/2007 19.15.35

    Non si può dare il massimo dei voti a questo libro per il semplice fatto che Dostoevskij ha scritto qualcosa di superiore, come i capolavori citati da chi mi precede nei commenti. In qualche tratto è un tantino noioso ma nel complesso risulta una lettura piacevole. Si respira fortemente l'aria della Russia dell'ottocento....per chi non l'avesse ancora mai fatto Dostoevskij va letto...di una profondità senza uguali...

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