L' idiota

Fëdor Dostoevskij

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Traduttore: Alfredo Polledro
Editore: Einaudi
Edizione: 2
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 24 marzo 2014
Pagine: 612 p.
  • EAN: 9788806220624

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Gaia la libraia

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Pubblicato nel 1868, è la storia della sconfitta di un uomo "assolutamente buono", il principe Myskin. Un romanzo intricatissimo di avvenimenti, pieno di affetti opposti e di opposti sentimenti morali che dominano tutta l'opera entro cui si agitano bene e male, odio e amore.
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    MaRcO

    03/05/2019 16:10:44

    Romanzo che fa divertire, pieno di scene avvincenti e personaggi paradossali, come il principe Myskin. Emblematico è lo studio di Dostoevskij sull'epilessia e sul suo manifestarsi. Leggendo, sembra quasi di provare quello che sente un vero e proprio malato!

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    Lorenzo Scaccabarozzi

    02/04/2019 20:29:42

    L'idiota è fra i personaggi della letteratura non catturati dalla modernità: la sua "idiozia" somiglia molto a quella di Oblomov. Perciò lo amiamo - come il personaggio di Gončarov - senza riserve. Opera meno colossale di Delitto e castigo, dei Demònî o dei Fratelli Karamazov, ma sempre una vetta della creatività dostoevskiana.

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    Clara

    08/03/2019 17:54:02

    Dostoevskij,da infervorato cristiano e psicologo provetto qual è,studia la centrale figura di Cristo cercando di tracciarne,in termini moderni,un dettagliato profilo psicologico che ricusi la banale qualifica di "bontà sconfinata";il risultato è il principe Myskin.Già dalla prima apparizione,dopo un iniziale sconcerto,il protagonista,in forza della semplicità di modi,dell'ingenuità disarmante e della schiettezza smaliziata,riesce immediatamente simpatico tanto agli altri personaggi quanto al lettore. Uno straordinario discernimento unito ad una profonda sensibilità danno a costui capacità empatiche uniche. Assolutamente da leggere!

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    Rosaria Alessia

    29/12/2018 18:15:06

    Una delle tante perle della letteratura russa.

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    Stefano Mannucci

    19/09/2018 13:28:09

    Ultimo discendente di una famiglia nobile ormai decaduta, il principe Miškin ritorna in Russia dopo un soggiorno in Svizzera in cui si era recato per curarsi dall’epilessia da cui è afflitto. Sin dalle prime pagine, inizierà ad incontrare i principali personaggi che animeranno il libro: Rogožin, il generale Epančin, Nastas'ja Filippovna, Aglàja. I loro destini spesso si incontreranno nelle meravigliose pagine di questo romanzo di Dostoevskij considerato uno dei maggiori capolavori della letteratura russa. La bellezza salverà il mondo. Così afferma il principe Miškin, nella cui persona l’autore incarna la bontà e la purezza dell’animo umano, con una fede ed un atteggiamento nei confronti della vita e del prossimo che a detta di molti critici lo fa assomigliare alla figura di Cristo. E pur essendo passati molti anni dopo la sua prima lettura, posso senz’altro affermare come la bellezza di questo libro – di cui ne consiglio vivamente la lettura - rimanga sempre intatta nonostante il trascorrere del tempo.

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    Andrea Muratore

    02/09/2018 22:00:37

    Puó un essere umano compendiare l’umanità propriamente detta in 600 pagine? Può un essere umano mostrare la placida, ineffabile ed eterea bellezza della vita e del mondo in...un semplice libro? La risposta è: no. Per questo, ma per altri mille motivi, ognuno, nella sua vita, dovrebbe leggere Dostoevskij. Il sommo poeta, il Dio sceso in terra. Chi parla di descrizione prolisse presenti nel libro è in malafede! Non c’è nemmeno una descrizione! Leggetelo, e non fatevi spaventare

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    Simone Fontana

    25/06/2018 08:35:41

    Quanta arguzia nei dialoghi! Quanti i temi affrontati! E quanta sofferenza nel finale! Dostoevskij è, come scritto in prefazione, uno Shakespeare dell'800; la mole di pagine non è un peso per il lettore, i quattro capitoli sono scorrevolissimi, intriganti ed intricati, i fatti narrati sono complessi e i personaggi sono tanti e tutti ben caratterizzati (oltre al principe Myškin credo che meritino una menzione speciale anche Lizaveta Prokòf'evna, Lébedev, Ippolít, il bugiardissimo generale Ivolgin e suo figlio Kolja). Il principe Myškin, ovvero l'idiota del titolo, è un uomo "perfettamente bello" di spirito; un uomo che con la sua infinità pietà e con la sua misericordia è capace di "salvare il mondo", e che nonostante ciò rimarrà travolto dall'appassionante storia d'amore che coinvolgerà anche la folle e bellissima Nastas'ja Filíppovna, Aglaja Ivanovna e l'antitesi del protagonista, Rogožin, culminante in un finale inaspettato. In definitiva: l'idiota è un capolavoro della letteratura mondiale, un libro che ci aiuta a vivere meglio e che sarà sempre attuale.

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    AdrianaT.

    13/08/2017 08:27:15

    Il progetto di Dostoevskij era stato quello di raffigurare un uomo pienamente, positivamente splendido quasi come Gesù; si era assunto il gravosissimo compito di rendere un ideale indefinito di bellezza nel perseguimento del quale molti scrittori prima di lui si erano arresi. Questa l'idea forte che aveva in mente attorno alla quale doveva girare una trama a lungo indeterminata, a parte il consueto tormentone delle figlie da sposare, malati terminali, rossori, tremori, fremiti ardenti e glaciali dinieghi; odii e amori sbocciati a velocità superluminali e schiantatisi prima di riuscire a svuotare un samovar; interminabili ed esasperanti disquisizioni per lo più sul nulla, (quando non imperniate con prolissità e contorsionismi intellettuali poco coinvolgenti su politica, filosofia, sociologia, teologia), condite con improbabili e intricati giri di corrispondenza. Prima parte non entusiasmante, ma - a conti fatti - la più fruibile: soliti balletti sentimentali da feuilleton; le due figure che spiccano, fra le macchiette, sono il principe Myškin e l'indecifrabile Filippovna. E poi, boh... anche se, purtroppo, non cambi la sostanza dei pettegolezzi e le chiacchiere da salotto delle compagnie itineranti, una volta a casa di tizio e una volta nel giardino di caia; le ridicole e inverosimili bizze e capriccetti dell'uno o dell'altra), entri in uno stato ipnotico; la lettura scorre fluida, fin troppo 'facile', spesso noiosa e ripetitiva sballottandoti da Mosca a San Pietroburgo, di dacia in dacia fra un ricevimento e l'altro, fra gli umori cangianti dei protagonisti, fra il vacuo e l'abisso, e i cambi di registro narrativo, in un saliscendi di attrazione indefinibile e di forte perplessità.

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    Ely

    09/07/2017 14:53:13

    Senza dubbio non stiamo parlando di un libro facile: i nomi sono moltissimi e le descrizioni molto prolungate. Del resto, nell'ottocento la TV non esisteva ed il romanzo era una forma di intrattenimento a tutti gli effetti. Una cosa che mi preme dire riguarda i personaggi, che sono costruiti davvero bene, approfonditi in modo anche esagerato per i canoni contemporanei. All'interno del romanzo Dostoevskij dice: "l'anima di un altro è tenebra", ma se avrete pazienza, l'autore riuscirà con le sue descrizioni a farvi capire perché i personaggi agiscono in quel modo, con i loro tormenti e le loro motivazioni.

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    Dreamerely

    30/09/2015 10:32:58

    L'ho letto tempo fa quindi non posso fare una recensione dettagliata. Mi ricordo solo che non mi aveva entusiasmata, anzi, a tratti molto è pesante e con tanti di quei nomi, patronimici ecc.. ecc...che rendono davvero difficile seguire il racconto. Capisco l'intento dello scrittore di creare un personaggio anomalo, totalmente ingenuo, totalmente buono così da far risaltare tutta la superficialità e l'ipocrisia della "buona società" russa ma se non fosse un classico di un autore di tutto rispetto, forse non avrei dato nemmeno 3 punti.

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    Enzo

    06/11/2014 18:22:32

    Dostoevskij,da infervorato cristiano e psicologo provetto qual è,studia la centrale figura di Cristo cercando di tracciarne,in termini moderni,un dettagliato profilo psicologico che ricusi la banale qualifica di "bontà sconfinata";il risultato è il principe Myskin.Già dalla prima apparizione,dopo un iniziale sconcerto,il protagonista,in forza della semplicità di modi,dell'ingenuità disarmante e della schiettezza smaliziata,riesce immediatamente simpatico tanto agli altri personaggi quanto al lettore.Uno straordinario discernimento unito ad una profonda sensibilità danno a costui capacità empatiche uniche che,benché lo rendano gradito a chiunque,costituiscono la sua condanna poiché egli sonda a fondo gli animi,discerne le motivazioni personali anche dietro all'azione più abietta,la comprende e dunque la giustifica,la purifica,l'assolve ed è come se assumesse su di se il fardello della colpa a discapito della sua labile psiche.Prova costantemente compassione per chicchessia,tale da essere confusa,anche a causa di una naturale abnegazione,per amore,amore a cui,paradossalmente,è incapace di abbandonarsi poiché il sentimento presuppone un abnubilamento inconciliabile col suo occhio di insopprimibile penetrazione.In cosa dunque consiste l'essere "l'idiota" come tutti lo scherniscono?Nel rifiuto di vedere il male ottuso dove egli scorge null'altro che umana complessità. Quando Dostoevskij non si lascia guidare da astrazioni elevate ma dalla pura fabulazione,come in questo caso,tocca il sublime e l'animo del lettore.Piena soddisfazione dopo gli incompleti Delitto e Castigo,Il Sosia e Memorie dal Sottosuolo.

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    Annarita

    01/06/2014 23:55:22

    E' idiota chi ama totalmente senza riserva alcuna e con assoluta generosità? E' idiota chi è veramente capace di rispetto, compassione, empatia? L'idiota è un romanzo molto bello, che cerca il vero significato dell'amore, la portata della libertà che ciascun uomo ha di sviluppare e realizzare la propria persona nel rapporto con gli altri. Il principe Myskin rappresenta quel modello di amore che conduce l'uomo a compiere il percorso e dare pienezza al proprio io donandosi a tutti, anima e corpo senza riserve. Ma per gli altri, quasi per tutti, è "l'idiota". Tant'è che il romanzo si risolve nella sconfitta dell'assolutamente buono. Curioso che tutti i personaggi chiave del romanzo siano dei ribelli, ciascuno a modo suo, infatti, è "estremo" ed estraneo al sistema: il principe Myskin, il suo alter-ego Rogozin, Nastasja e Aglaja. Persino Ippolit. Dostoevskij ci ha lasciato, grazie anche alla profondità di analisi psicologica e di tratteggio dei caratteri di cui è artista, un "classico" ricco delle riflessioni più varie: dalla reale possibilità che l'uomo sappia amare, al ruolo sociale dell'aristocrazia, del socialismo, del cristianesimo. Pagine memorabili quelle sulla pena di morte, e "last but not the least" la folle passione della scena finale che delinea la perdita di senno del principe e forse anche di Rogozin. Bello e denso di atmosfera anche il ritmo teatrale, a tratti tormentato e concitato, del raccontare.

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    Irina

    19/07/2013 14:08:27

    Adoro Dostoevskij. "L'idiota" è uno dei suoi migliori romanzi. Un'opera profonda, straziante e piena di ritratti psicologici che soltanto Dostoevskij sa creare.

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    baba77

    13/05/2013 16:18:36

    leggere guerra e pace, Anna Karenina e la sonata a Kreutzer forse crea aspettative troppo alte sulla letteratura russa. Sisi sale su certi treni o si combattono quelle battaglie. Purtroppo non è il caso dell'idiota. Le lunghe disquisizioni di alcuni personaggi rendono il libro a tratti quasi fastidioso. Certo non che sia simpatico scoprire il socialismo con Levin ma il moralismo di certi brani di questo libro è disarmante. La storia è avvincente e ben costruita, moderna e quasi cinemaatografica ma certi personaggi e tutti i loro guai, pensieri e deliri rendono il tutto troppo pesante.

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    Biagio

    16/04/2013 20:16:07

    A mio modesto parere "L'IDIOTA" di Dostoevskij rappresenta una delle opere più belle e importanti della storia della letteratura europea. Nonostante le oltre 600 pagine, Dostoevskij riesce ad affrontare con uno stile unico e (al contrario di ciò che si dice) abbastanza scorrevole temi profondi, difficili da esprimere in poche righe, oggi più che mai. Anche in virtù di ciò suggerisco una sua lettura, perchè affronta problematiche attuali. A tutto questo è accompagnata una storia interessante,avvincente che accompagna il lettore senza fatica sino alle ultime pagine. Consiglio questa lettura a chi ama Dostoevskij e la buona letteratura in genere.

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    paolo

    06/12/2012 19:13:21

    E' un romanzo di impianto quasi teatrale, parlatissimo,a tratti verboso, con scene di interni nelle quali i personaggi si alternano nella pagina, entrandone ed uscendone in un turbillon vorticoso che trasmette spesso una sensazione vertiginosa e poco piacevole di confusione e d' improvvisazione. E' un grande romanzo perchè è scritto da un genio assoluto al quale l'appassionato fatica a dare un voto inferiore al massimo, ed anche perchè il confronto con la letteratura di oggi, anche con la miglior letteratura di oggi, è improponibile e annichilente. Ma come sempre in Dosto,ma piùdi sempre, è imperfetto, troppo impetuoso, troppo pieno di cose, quasi violento. C'è tutto: la fede religiosa, i mutamenti politici generatori di mostri, il nichilismo che corrompe gli animi, tipi umani d'ogni genere, con i loro nomi e patronimici che finiscono per stordire noi lettori volonterosi ma affaticati. Ci sono molti pianti, molte urla e svenimenti e mancamenti, fughe e ritorni, giovani tisici impertimenti che non vogliono saperne di morire e vecchi generali bonari e intronati e nobilastri altezzosi e vani, e poi molte giovani donne davvero irritanti nel loro essere capricciose e fragili, dominanti e indecise. Ma non si può non leggerlo.

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    Raffaele

    31/07/2011 19:32:44

    A mio parere inferiore a "Delitto e Castigo", le prime due parti del romanzo sono oltre che brillanti anche di scorrevole lettura; le altre due, invece, sono più complesse e, forse, meno comprensibili. Comunque la figura del principe Myskin è impareggiabile nel suo splendore.

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    Federico Mugnai

    14/07/2011 00:45:19

    Che dire? In questo libro c'è tutto il travaglio di un secolo, l'800, con tutte le sue contraddizioni, le sue spinte positiviste, nichiliste e il dramma dell'uomo che si pone i dilemmi sull'avvenire. Un romanzo dell'800 che però anticipa il 900. Crisi del soggetto, crisi di identità, della borghesia e dell'aristocrazia, crisi del cristianesimo. Ed infine l'amore, descritto in tuute le sue forme: dall'amore corrotto di Ganja, all'amore pudico e pieno di struggevole pietà di Myskin, fino a quello passionale e violento di Rogozin. Un capolavoro della letteratura. Grazie Fedor

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    Carlo

    27/03/2010 20:52:08

    Non so. Concordo appieno con le impressioni di chi ha letto i Fratelli K., o delitto e castigo. Intricato, poco scorrevole, non si capisce un accidente di niente di tutti questi personaggi, che onestamente mi sfuggono. Nel senso che nessun personaggio ha davvero una sua connotazione psicologica completa. Sembra che siano abbozzati come delle idee preparatorie di qualcos'altro. Non è il Dostoevskij che mi aveva entusiasmato dei Fratelli K. Per questo o non l'ho capito o non lo considero un romanzo all'altezza degli altri

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    Francesco

    31/05/2009 02:38:50

    L'Idiota di Dostoevskij è tutt'altro che un idiota, questo è fuori di dubbio. Tuttavia è l'incarnazione di un archetipo morale insostenibile, di una bellezza struggente: quanto più il prinicpe si avvicina, pur nella sua terreistrità, ad un ideale puro e perfetto di bene, tanto più la società lo rinnega. Sembra quasi che Dostoevskij ci voglia dire: "questo è il bene assoluto, l'idea platonica per antonomasia, l'incarnazzione di quella famosa virtù che tanti filosofi hanno decantato e decantano ancora ai giorni nostri, ma adesso spetta a voi giudicare se questa purezza di intenti sia veramente praticabile nella vita". Non è il più bello dei romanzi di Dostoevskij, ma il sacrificio finale del principe Miskin - l'accollarsi addosso tutte le sofferenze del mondo - vale da solo il prezzo del biglietto. Dostoevskij... Dio quanto ti odio! Tu e Henry Miller mi avete fatto passare la voglia di leggere qualsiasi altro autore.

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  • Fëdor Dostoevskij Cover

    Figlio di un medico, un aristocratico decaduto stravagante e dispotico, crebbe in un ambiente devoto e autoritario. Nel 1837 gli morì la madre, da tempo malata, e D. venne iscritto alla scuola del genio militare di Pietroburgo, istituto che frequentò controvoglia, essendo i suoi interessi già risolutamente indirizzati verso la letteratura (risalgono a quegli anni le sue prime letture importanti: Schiller, Balzac, Hugo, Hoffmann). Diplomatosi nel 1843, rinunciò alla carriera che il titolo gli apriva e, lottando con l’indigenza e con i disagi di una salute cagionevole, cominciò a scrivere: il suo primo libro, il romanzo Povera gente (1846), che ebbe gli elogi di critici come Belinskij e Nekrasov, rivela già l’attenzione pietosa di D. per... Approfondisci
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