Ieri - Agota Kristof - copertina

Ieri

Agota Kristof

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Traduttore: M. Lodoli
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2002
In commercio dal: 24 settembre 2002
Pagine: 96 p.
  • EAN: 9788806164133
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Tobias Horvath è un emigrato, ogni suo giorno scorre nella quotidiana lentezza dell'abitudine e della ripetizione di gesti vuoti. Ha trascorso l'infanzia nella miseria, all'ombra della madre che era la ladra, la mendicante, la prostituta del paese. Quando, tra i molti che vedeva entrare e uscire di casa, ha scoperto chi era suo padre, Tobias ha preso un lungo coltello e glielo ha affondato nella schiena.
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    spaggio

    12/03/2014 21:56:04

    Dice Tobias nel racconto: "Per diventare uno scrittore bisogna solamente scrivere. Certo, capita che non si abbia niente da dire. E a volte, anche quando si ha qualcosa da dire, non si sa come dirlo". Dice Spaggio nella recensione: Agota Kristof ha certo qualcosa da dire e sa anche come dirlo: in modo tagliente e freddo come un bisturi, con quel suo stile unico che, come un bistruri, incide su quanto è sensibile.

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    Lina

    16/09/2013 20:28:00

    storia vagamente disturbante ma non certo un capolavoro. i grandi romanzi incentrati sull'alienazione mentale sono ben altri.

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    ladybrett

    29/05/2013 16:51:59

    lucido e penetrante. perfetto nella costruzione.

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    Umberto Mottola

    23/09/2012 21:02:22

    "Scendo in strada per dimenticare, passeggio come tutti, ma non c'è niente nelle strade, soltanto gente, negozi, basta". Romanzo breve inquietante, torbido, eppure splendido, magnetico. Pochi scrittori osano addentrarsi in certi campi minati della psiche umana. Una vena di profonda tristezza attraversa tutta la narrazione. A tratti ricorda lo stile di Bukowski.

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    Anna

    26/03/2012 12:10:54

    Trama abbastanza originale elaborata nello stile e nei toni tipici dell'autrice. Molto interessante l'idea che vi possa essere scrittura (quindi arte) solo al di fuori di qualsiasi coinvolgimento emizionale. Ha però il difetto di tutti i libri della Kristof: alla fine, anche se si annientano le illusioni, non rimane niente, e al lettore resta una sensazione di vuoto che spetterebbe all'arte dover colmare. Più che un fallimento esistenziale, è, forse, proprio una débacle del senso dell'arte?

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    ivan giannini

    18/02/2012 18:24:37

    Meno riuscito rispetto alla Trilogia della città di K. Meno spietato, meno originale, meno ingegnoso nel meccanismo della narrazione. Carver è stato più efficace nel raccontare ed evocare l'angoscia e l'infelicità dell'amore.

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    MCF

    16/01/2012 16:01:55

    Mi è piaciuto molto questo libro scritto da Agota Kristof, autrice ungherese nata nel 1935 e sempre vissuta all'estero. In "Ieri", racconta la vita di un emigrato fuggito da una situazione dolorosa e umiliante che cerca disperatamente di lasciarsi alle spalle. Ricorda il bambino che è stato e confronta i suoi sogni con le sue esperienze di adulto ferito e amareggiato. E' anche una storia d'amore triste perchè riguarda una persona che fa parte della sua storia, una figura che ha mitizzato perchè gli aveva vissuto accanto in una condizione più fortunata. Così l'autrice scrive: "Ieri tutto era più bello La musica tra gli alberi Il vento nei miei capelli E nelle tue mani tese Il sole "Ieri ho vissuto un istante di felicità inattesa, immotivata. E' venuta verso di me attraverso la pioggia e la nebbia, sorrideva, fluttuava al di sopra degli alberi,mi danzava davanti, mi circondava. Io l'ho riconosciuta. Era la felicità di un tempo remoto quando io e il bambino eravamo tutt'uno." "Sulla terra non c'è che la mietitura, l'attesa insopportabile e l'inesprimibile silenzio." "Vai là dove le persone sono felici perché non conoscono l'amore. La sera chiudono la loro porta a doppia mandata e aspettano pazientemente che la vita passi." "Perchè è diventando assolutamente niente che si può diventare uno scrittore." Forse l'autrice vuole dire che solo quando una persona sprofonda nel dolore e/o non ha stima di se stessa prova il bisogno di scrivere per rifugiarsi in un mondo diverso, più bello, in linea con le sue aspettative. I temi sono il dolore e la guarigione cioè l'accettazione del passato, tematiche che ritroviamo nel film di Almodovar "Gli abbracci spezzati".

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    bilitti

    16/10/2008 14:49:10

    ho letto anche la trilogia della citta di k. devo purtroppo dire che a me questa scrittrice non piace.

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    mara

    13/02/2008 14:04:26

    Diretto, freddo, tagliente come la lama di un coltello che lasci entrare nella pancia...Ieri brucia, domani continuerà a bruciare... in silenzio...

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    GERARDO

    10/01/2008 17:11:00

    Fa male, come un cazzotto al cuore che ti toglie il respiro.Duro, buio, crudo, senza pietà.Ma è necessario.

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    Elena

    18/07/2007 22:22:59

    Asciutto e straziante. Meraviglioso!

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    Andrea

    10/04/2007 14:56:13

    Capolavoro. Disperato, senza speranza.

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    vito calabrese

    08/01/2007 19:23:49

    Agota Kristof è una scrittrice straordinaria. Ha uno stile asciutto. Descrive, non prende posizioni, non giudica. E' una scrittura che non parteggia, non si immedesima eppure rimani incollato alla pagina a pensare. La scrittrice non è d'accordo, ma il film che ne è stato tratto da Silvio Soldini "Brucio nel vento" è altrettanto bello e rispettoso del clima intenso del libro. Una storia che ti rimane dentro.

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    Sandro Boscaro

    22/02/2006 10:25:07

    Alienazione e sradicamento. Tornano i temi cari alla Kristof in un piacevole racconto (purtroppo venduto da Einaudi al prezzo di un romanzo, ma l'autrice non ne ha certo colpa) che conferma le sue grandi doti di narratrice.

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    Giorgio Moretti

    07/07/2005 19:10:37

    Un capolavoro

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    Paolo

    13/09/2004 16:40:53

    Un racconto che si dipana come il filo tessuto dalle Parche. Essenziale. Inesorabile. Un orizzonte chiuso alla speranza, e aperto alla poesia.

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    daniela

    07/05/2004 17:28:37

    Romanzo di forte impatto emotivo, "Ieri" racconta un amore impossibile in cui il poco che viene detto affonda nell'indicibile e la realtà evocata emarge nuda senza il ricorso ad artifici retorici e a quei dati narrativi attinenti il tempo e il luogo dell'azione. La netta chiusura dela narrazione è tuttavia solo apparente perchè, attraversando la storia, s'intuisce subito che il flusso dell'esistenza comincia e prosegue prima a dopo l'inizio e l'epilogo della vicenda narrata.

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    Davide

    29/03/2004 10:24:28

    Poetico, delirante, disperato. Maledetto, come la sua autrice. Un libro imperdibile di una delle più grandi scrittrici viventi.

Vedi tutte le 18 recensioni cliente
  • Agota Kristof Cover

    Scrittrice ungherese. Nel 1956 è spettatrice dell’invasione del suo paese da parte dei carri armati sovietici. Fuggita con la famiglia in Svizzera, trova un impiego presso una fabbrica di orologi. Comincia a scrivere nella sua lingua di adozione, il francese, prima testi per il teatro, poi romanzi che la impongono all’attenzione del grande pubblico: Il grande quaderno (1987), La prova (1990), La terza menzogna (1992) – che nella traduzione italiana confluiscono a formare La trilogia della città di K (1998) – in cui le storie parallele di due gemelli, Klaus e Lucas, si dipanano in un labirinto di disperazione morale e bruciante dolcezza, sullo sfondo di una guerra divoratrice. Anche nelle opere successive (Ieri, 1995; L’analfabeta, 2004; Dove sei... Approfondisci
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