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Anno edizione: 2025
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Libro presentato da Helena Janeczek nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2026.
Dipingendo l’affresco di una dinastia del Novecento fondata sulla carne e sulla menzogna, Marcello Fois ci regala un romanzo semplicemente maestoso. Perché vivere, forse, non è nient’altro che un’immensa distrazione dal morire.
«Fois, una saga dove ricchezza e famiglia si intrecciano.» - Fabrizio Ottaviani, il Giornale
«Ettore Manfredini, nonostante fosse appena morto, la mattina del 21 febbraio 2017 ebbe la netta sensazione di svegliarsi». Inizia così il nuovo libro di Marcello Fois, che torna al grande romanzo familiare, questa volta in un’Emilia mitica e concretissima, fatta di campi, allevamenti, industrie, infinite pianure. Per un istante lungo quasi trecento pagine, Ettore ripercorre i momenti decisivi, le grandi gioie e i grandi dolori della sua stirpe. E finalmente vede tutti come sono stati davvero. I Manfredini hanno trasformato un semplice mattatoio in un impero, con l’accanimento di chi conosce la miseria e l’astuzia di chi ha capito come uscirne. Ma ogni cosa che li riguarda, il loro inesausto gioco di sentimenti, alleanze, silenzi e potere, si fonda su un inganno. Sono questo, i Manfredini: spietati, umanissimi. Venite a conoscerli.
È un’alba uguale a tutte le altre, soltanto un po’ più lunga, quella in cui Ettore Manfredini si sveglia appena morto nella casa accanto al macello che è stato il centro della sua vita e di cui conosce ogni lamento, ogni cigolio. Nato troppo povero per permettersi un’istruzione regolare, impiegato da ragazzo nel mattatoio kosher di cui si impadronirà dopo le leggi razziali, Ettore è un uomo destinato al successo: diventerà uno dei più grandi imprenditori dell’Emilia in bilico tra grande industria e tradizioni contadine. E in quest’alba livida del 21 febbraio 2017, arrivato alla resa dei conti, Ettore capisce di dover percorrere fino in fondo il corridoio dei suoi ricordi. Parte da qui la vorticosa storia della famiglia Manfredini. Che è in primo luogo la storia di Ettore, ma anche di sua madre Elda, sulla cui spregiudicata opacità si fonda tutta la loro fortuna, e di sua moglie Marida, salvata dalla deportazione ma a carissimo prezzo, e di Carlo, il primogenito, figlio mai del tutto capito, e di Enrica, la vera mente dietro la crescita dell’Azienda, e di Elio, il nipotino amatissimo, e di Ester che rimane invischiata nella lotta armata, di Edvige, di Lucia... Il nuovo romanzo di Marcello Fois è una straordinaria macchina della memoria, in cui il grande disegno della Storia si mescola a piccoli dettagli fondamentali: il sapore di una ciambella mangiata ottant’anni prima, la serranda perennemente guasta nella casa di famiglia, due vecchie poltrone su cui si sono decisi i destini di tutti loro. E poi la foto di due gemelli ad Auschwitz trovata per caso in un’enciclopedia.
Proposto da Helena Janeczek al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione: «[...]Interrotto dalle meditazioni del protagonista, il racconto si spezza, riprende da capo, si allarga in zone impenetrabili per la mente di un vivo – scene della vita dei figli a cui non è stato presente, momenti di amore paterno mai riconosciuti. E, infine, la colpa che si presenta nell’oggettività cruda della sua inesorabile onniscienza. Orchestrato con grande ricercatezza, condotto con stile e ritmo sicuri, il romanzo non può assumere una dimensione veramente epica e tantomeno tragica, per quanto le colpe del Padre sembrino ricadere pesantemente sul sangue legittimo di Ettore Manfredini. Presento L’immensa distrazione al Premio Strega convinta che Marcello Fois si è cimentato in una sfida inedita rispetto alla tradizione da lui magistralmente coltivata sino a questo romanzo. L’impresa di restituirci una vita nell’istante in cui è troppo tardi per il rimorso o la semplice soggettività autentica di ogni essere umano. Il trapasso che rende il suo protagonista un narratore onnisciente è un contrappasso: l’unico a cui la Coscienza di Ettore non può scampare..»
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Marcello Fois è in grande spolvero in questa storia di una famiglia padana, bolognese che attraversa il nostro novecento italico. Si parte dalla fine di tutto, dalla morte di colui che ha dato vita alla saga dei Manfredini e all'istante perpetuo del distacco dalla vita terrena del nostro si alternano appunte le vicende che lo ha visto protagonista da marito, padre e nonno. Boh, io non credo ci siano molti scrittori così bravi dalle nostre parti, autori che danno peso specifico a ogni singola parola, non lasciano niente di intentato nella forma e nella sostanza, non ridondano e al tempo stesso penetrano così magistralmente nelle emozioni. Io ho amato moltissimo questo libro, la caratterizzazione dei personaggi (molti dei quali femminili, che sensibilità), le loro parabole, i loro disagi, la loro umanità, la loro fragilità in una pianura che rilascia poche soddisfazioni e tanto grigiore. Magnifica scrittura, evviva
Mi è piaciuto, la vita di una grande famiglia distrutta da eventi molto tristi, raccontata negli ultimi istanti della sua esistenza dal capostipite che li rivede e si interroga sulla sua condotta. Una scrittura semplice ma molto coinvolgente.
Ettore, il capostipite di una numerosa famiglia, è appena morto. Eppure, come se fosse più lucido che mai, ricostruisce la storia di tutta la sua discendenza, oltre che dell'immensa fortuna economica, riconoscendo i limiti dei suoi comportamenti, dettati fondamentalmente da immensa distrazione. Particolare è la tecnica, in base alla quale tornano più volte, se necessari al contesto, alcuni particolari. da leggere
Recensioni
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