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Ol'ga Slavnikova

Traduttore: G. Perugini
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Pagine: 185 p. , Brossura
  • EAN: 9788806169602
Non c'è nostalgia per il passato, non c'è alcuna emozione positiva nel pensiero del futuro, c'è solo uno sguardo disincantato sul presente, nel romanzo di Ol'ga Slavnikova. A dispetto di una trama originale che potrebbe garantire scintille, la scrittrice, famosa giornalista in Russia e autrice di altri romanzi non ancora tradotti in Italia, si riserva uno stile da fredda cronista, che, dal particolare sgradevole, terribilmente fisico e umano, lascia scaturire similitudini, analogie, metafore, che vivono di vita propria fino a costituire un paesaggio parallelo, più autentico di quello reale. Il nucleo del romanzo si snoda proprio attorno al tema dell'autenticità all'interno di un mondo, quello di una piccola città degli Urali all'inizio degli anni novanta, in cui il vecchio modello sociale e psicologico di stampo brezneviano si sfalda in un futuro troppo informe da poter essere anche solo immaginato. A salvarsi da questa vertigine sembra essere solo Aleksej, un veterano della seconda guerra mondiale colpito da ictus e paralizzato nel proprio letto ormai da quattordici anni. Come nel fortunato film tedesco Goodbye Lenin!, uscito due anni dopo il romanzo di Slavnikova, all'infermo i familiari risparmiano lo choc dell'epocale cambiamento che li investe. Nessuna parola, nessuna notizia se non contraffatta deve trapelare all'interno della sua stanza. Marina, figlia di Nina, la moglie di Aleksej, che lavora per un'emittente televisiva locale, arriva persino a confezionargli le immagini di due falsi congressi del Pcus. L'immortale, l'uomo vero del titolo, è l'unico personaggio autentico in quel mondo sottosopra, non tanto perché si sottrae all'innaturalezza di un presente immobile in cui si contrappongono la povertà e la miseria dei più alle fortune truffaldine dei pochi, quanto perché si rivelerà essere alla strenua ricerca di un motivo scatenante, di una causa che lo sottragga alla sua immortalità. O, forse, a un passato durissimo e scomodissimo, che nonostante tutto non accenna a passare.
  Donatella Sasso

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    Renza Bertuzzi

    12/11/2006 21.24.14

    Siamo nei primi anni Novanta e la storia descrive il mondo cupo e cinico del post-comunismo. In quest' atmosfera in cui tutto si modifica e tutti si danno da fare per conquistare e sopraffare ( e ingannare), si inscrive la storia di una piccola famiglia , il cui centro ( inconsapevole) è Alexsej, veterano della seconda guerra mondiale, che, colpito da un ictus, non può morire, perchè la sua pensione serve a tutta la famiglia per sopravvivere. Non è edificante né leggera la vicenda, inserita volutamente in un ambiente cupo, dove prevale il freddo e dove i sentimenti sembrano autosospendersi, di fronte alle urgenze di un mondo che sta cambiando pelle. Tuttavia, i personaggi sono indimenticabili, soprattutto la moglie, Nina, grande e tenera figura di donna, che sopravvive alla cupezza di una vita senza futuro, rifugiandosi nei ricordi e nei sogni notturni. In questa dialettica del tempo ( un tempo che si deve fermare per mantenere in vita Alexsej e un tempo che continua la sua corsa verso la "modernizzazione" ), Nina resta nel primo ambito, preservando una sua ingenuità , che la salva dalla corruzione morale.

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